Contrattazione
I diritti sindacali secondo l'Aran
Protesta RdB Alla firma del contratto - non condiviso - si vedono vietare anche una nota di dissenso. Chi decide sulla rappresentanza sindacale?
fr. pi.

 
Firma di contratto con problemi. Ieri mattina nella sede dell'aran (l'agenzia incaricata di negoziare i contratti nel settore pubblico, erano state convocate le RdB, che dovevano sciogliere la riserva apposta alla stipula dei contratti per i comparti ministeri e parastato. Il sindacato di base in questione è infatti titolato a partecipare alle trattative, visto che supera i paletti e gli sbarramenti opposti dalla «legge Bassanini» sulla rappresentanza sindacale. Ma è anche costretto, dal '98 in qui, a firmare anche i contratti che non condivide - praticamente tutti - per non perdere il diritto a partecipare alla contrattazione di secondo livello (nei singoli ministeri e nelle sedi locali). Non è una presenza marginale, visto che i limiti della Bassanini sono stati superati in almeno sette comparti della pubblica amministrazione (comprese università, ricerca, ecc).
Ieri mattina, perciò, era stato convocato un presidio davanti all'Aran, nella centralissima via del Corso, in contemporanea con una mobilitazione nazionale a favore della «democrazia sindacale». Al momento della firma la delegazione ha chiesto di poter allegare una nota - prassi comune, in caso di precedente «riserva» - in cui dichiaravano di «firmare il contratto solo per mantenere gli spazi di agibilità», pur non condividendo i testi. Una misura minima di autosalvaguardia, nei confronti di quei non pochi lavoratori che sono critici verso gli accordi.
Un dirigente dell'Aran ha però sventolato una delibera interna all'agenzia - mai comunicata peraltro alle stesse organizzazioni - in cui l'Aran stessa si arroga il diritto di accettare o no le «note» in base al loro contenuto: se «tecnico-giuridico» possono passare, altrimenti no. Inutili le proteste (si parlava comunque di contratto, non di calcio o di spettacoli), almeno fin quando non è intervenuto il presidente dell'agenzia, Massimo Massella Ducci Teri, che ha ammesso la nota.
Due ore di tira e molla per un atteggiamento preoccupante: possibile che fare sindacato sia diventata una corsa a ostacoli tra norme che sembrano dettate solo dalla volontà di impedire l'esercizio di un diritto costituzionale?