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Andrea Milluzzi
T-- Capolettera -->utto
e subito. Federmeccanica fa tre passi indietro e torna alla
posizione iniziale: se si deve fare il contratto nazionale
dei metalmeccanici si fa alle loro condizioni. Che, tradotte
semplicisticamente in slogan, suonano più o meno così: pochi
soldi di aumento per più ore lavorate. Molte più ore. Fino a
48 alla settimana, con concessioni sui sabati lavorativi
(adesso sono 4) e magari anche sulla domenica. In nome di
quelle "mani libere" sull'orario che per gli industriali è
un «elemento irrinunciabile» nel solco della flessibilità
lavorativa che da tempo invocano. Fanno così in tutta
Europa, non capiscono perché non possano farlo loro in
Italia. Peccato che in cambio il direttore Santarelli e
compagnia abbiano offerto ben poco, così poco che Fim, Fiom
e Uilm hanno rotto le trattative. «Con il testo che ci hanno
presentato oggi (ieri, Ndr) la trattativa per noi può
considerarsi chiusa. O presentano un altro testo o per noi
finisce qui» è uscito nelle agenzie con queste parole il
segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini. Ma è
bastato aspettare un'oretta perché le parti si
allontanassero ancora di più, quando Santarelli stesso in
una pausa dell'incontro di ieri nella sede di Confindustria
ha fatto sapere che «Federmeccanica non proporrà un altro
testo. Le nostre proposte sono quelle, si possono negoziare
ma non presenteremo un altro testo».
O bere o affogare insomma. Ma di liquido amaro da mandare
giù ce ne sarebbe troppo. Cento euro di aumento medio su 24
mesi senza la destinazione di un terzo dell'aumento alla
produttività; un tetto di 48 mesi nel caso si passi da un
contratto interinale (massimo 36 mesi) ad un contratto a
termine; la parificazione tra operai e impiegati con una
compensazione per gli operai in forza, che con la
mensilizzazione perderebbero 11 ore di retribuzione; un
aumento dell' elemento perequativo del 50%, da 130 a 195
euro, che diventerebbe strutturale. Questo ha messo sul
piatto Federmeccanica, precisando che «l'orario di lavoro
per noi è un punto cruciale» su cui non si riesce a trovare
un accordo. Non un gran banchetto per le decine di migliaia
di lavoratori che solo 24 ore prima avevano manifestato per
le strade e le piazze di tutta Italia a sostegno della
trattativa. Non un gran piatto per Fim, Fiom e Uilm che lo
hanno rimandato al mittente per riunirsi poi tra di loro e
discutere se presentare o meno una controproposta. E per
verificare se le "divisioni interne" a cui strumentalmente
accenna Santarelli nella sua dichiarazione siano reali e in
grado di mettere a rischio l'unità di intenti faticosamente
raggiunta.
A-- Capolettera --> tarda serata i rappresentanti delle
tre sigle sindacali sono ancora riuniti. Perché al documento
di Federmeccanica «che non favorisce il negoziato» come fa
notare il leader della Uilm Antonino Regazzi, va data una
risposta. Che può essere una contro-proposta, un abbandono
del tavolo, un abbandono del tavolo per chiedere un nuovo
incontro, una riapertura del negoziato su specifici punti.
Da questa decisione si gioca anche l'unità sindacale. La
Uilm è dichiaratamente per non rompere, la Fim cerca una
buona idea da contrapporre alla linea Santarelli, la Fiom
pure e non vuol certo restare isolata. Anche perché nella
delegazione sindacale c'è la ferrea certezza di poter far
leva sulle contraddizioni interne alla delegazione
industriale dove, si sa, convivono due anime: una
intransigente e un'altra più favorevole ad un negoziato fra
le parti.
Di certo c'è che quello proposto ieri dagli industriali non
basta. Né sul lato del salario, dove i sindacati hanno
richiesto aumenti medi di 117 euro più altri 30 per coloro
che non fanno contrattazione aziendale; né per l'elemento
perequativo di cui tanto si vanta Santarelli per averlo
aumentato del 50%, quando invece la richiesta sindacale era
di portarlo a 4 volte tanto quei 10 euro al mese del
contratto 2006. Sono esempi, sono elementi anche secondari
in una trattativa che ha come basi il tentativo degli
industriali di andare a intaccare l'orario di lavoro, che è
da sempre nella top ten delle conquiste del mondo del lavoro
degli ultimi decenni, e di provare a minare addirittura il
modello contrattuale. Per non parlare poi dei salari di
coloro che continuano a mandare avanti la baracca per 1.000
- 1200 euro al mese. Sono secondari, d'accordo. Ma messi
tutti insieme raggiungono la soglia del sopportabile. Perché
suona un po' tipo "qui comando io e a te lascio le briciole.
Se proprio voglio".
13/01/2008 |