Salari, pensioni ed… ideologie
per imprigionare speranze e sogni.
Nell’ultimo periodo si dibatte molto
sulla perdita del potere d’acquisto dei salari e delle
pensioni, del fatto che i lavoratori dipendenti non arrivino
alla fine del mese.
Si parla anche tanto dell’aumento delle percentuali di
cittadini, ormai nella fascia di povertà.
Ne parlano Banca d’Italia, Confindustria, governo, forze
politiche e sindacati.
Tutti si dicono preoccupati.
Ma questa preoccupazione è reale o solo ideologica?
L’unica realtà certa è che le lavoratrici ed i lavoratori,
le pensionate ed i pensionati sono tormentati dall’angoscia
del denaro che non basta mai per vivere una vita decente.
L’angoscia opprime chi cerca lavoro e non trova quasi mai un
lavoro stabile, chi un lavoro ce l’ ha, ma non basta per
vivere serenamente, anche con più stipendi, chi in
quiescienza vede ogni giorno di più diminuire il potere
d’acquisto della propria pensione.
Tutto ciò mentre i mass-media inneggiano ai ricchi ed alle
loro spese, che vengono mostrate senza alcun pudore.
Il calo del potere d’acquisto di salari e pensioni è
avvenuto in anni, come gli ultimi, in cui i profitti delle
imprese hanno raggiunto cifre record.
In tutta la storia del capitalismo mai si erano raggiunti
livelli tali di profitto.
Questa realtà mostra chiaramente come salari e profitti
siano antitetici e non possano mai superare il loro
contrasto.
L’incompatibilità tra le forze produttive ed i rapporti di
produzione nel sistema capitalistico si mostra in modo
chiaro.
I ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sempre più
poveri!
Dimenticando o facendo finta di dimenticare la dimensione
socio-economica in cui viviamo Banca d’Italia,
Confindustria, governo, forze politiche e sindacati sembrano
afflitti dalla condizione dei lavoratori e dei pensionati.
Sembrano, perché ognuno di loro, a volte insieme, sta
giocando una partita, che non migliorerà la condizione dei
cittadini che lavorano o sono in quiescenza.
Così come il “Protocollo” non ha migliorato le aspettative
dei senza lavoro, dei licenziati, degli occupati, dei
pensionati, ma ha “sancito” una realtà contro la quale, a
parole, si erano dichiarate alcune forze politiche ed i
sindacati; con gli scioperi la classe lavoratrice.
Se i salari e le pensioni sono così bassi, in questo caso
non esiste l’Europa e non si prendono a riferimento i salari
inglesi, tedeschi, olandesi, la colpa è di quelle forze
politiche e dei sindacati che hanno attuato dal 1993 ad oggi
la cosiddetta “politica dei redditi”, pur di salvaguardare i
profitti.
E non risulta che nei contratti, ancora da rinnovare, vi
siano state richieste di aumento tali da affrontare il
problema.
Tutta questa discussione ci rimanda alle ipotesi di riforma
della contrattazione ed all’ipotesi del ritorno al
particolarismo aziendale, da cui i lavoratori, le
lavoratrici non hanno alcunché da guadagnarci.
L’economia italiana si basa su rare grandi aziende.
Più del 95% delle imprese sono piccole o piccolissime e
competono sui mercati su prodotti di economia matura, vedi
il tessile ed il calzaturiero, con bassa incidenza
tecnologica.
Esse hanno necessità di avere mano libera sul mercato del
lavoro e sui salari per poter concorrere con le nuove
economie.
Le riforme del mercato del lavoro degli ultimi anni ed i
salari legati alla produttività hanno riportato la classe
lavoratrice italiana indietro, fino al dopoguerra, come
condizioni di lavoro, ma hanno giovato ai “padroncini”.
Il particolarismo aziendale, le gabbie salariali, la
renderanno ancora più succube e schiava del profitto.
Per i “capitalisti senza capitale” ed i loro rappresentati
anche nel sindacato, ricordiamo che lo strumento sindacale è
essenziale per la difesa degl’interessi dei lavoratori, ma
va diretto dai lavoratori stessi, altrimenti viene
utilizzato contro essi, la gestione libera della forza
lavoro fa sì che le “boite” possano continuare ad esistere e
prosperare, allontanando il processo di centralizzazione e
concentrazione del capitale, che abbia come conseguenza lo
sviluppo di medie e grandi imprese ad alto contenuto
tecnologico.
Un aumento forte dei salari e delle pensioni sarebbe di
rottura per la realtà attuale dell’economia italiana e
spingerebbe alla produzione di manufatti a più alto
contenuto tecnologico.
Ma non si vuole questo.
Per questo motivo si chiede allo Stato d’intervenire sulla
tassazione, che non porterà grossi vantaggi, ma almeno darà
copertura ideologica ai nuovi accordi “di ritorno al
passato”.
Al di là delle chiacchiere le lavoratrici ed i lavoratori,
le pensionate ed i pensionati, i senza lavoro si dovranno
scontrare con una realtà dura ed angosciante.
Per questo motivo è necessario prendere coscienza e non
delegare.
E’ necessario essere protagonisti e non spettatori.
“Non dobbiamo mai smettere di cercare ciò che amiamo per non
accontentarci di ciò che troviamo!”
E’ nostro diritto avere un lavoro, una casa, una vita vera a
qualsiasi età!
La vita è bella e merita di essere goduta!
“L’uomo per natura è libero, e uguale a qualunque altro
della sua specie.
Ma nello stato di società non è così.”
Da “La strage delle illusioni” di Giacomo Leopardi.
“La libertà materiale e la libertà spirituale sono
intimamente legate l’una all’altra.
La civiltà presuppone uomini liberi, perché soltanto da
uomini liberi essa può venire concepita e realizzata.”
Da “Rispetto per la vita” di Albert Schweitzer.
(13 gennaio 2008)
Iuppiter