Detassazione: un favore alla confindustria, un danno per lavoratori, pensionati, contribuenti
(10 gennaio 2008)
Parte oggi la sciagurata trattativa per detassare i
salari. Si parla di circa cento euro procapite per
lavoratori dipendenti. Una stima approssimativa del costo
sarebbe di circa venti miliardi di euro, una somma enorme
che verrebbe sprecata per apportare un sollievo modestissimo
alla condizione dei lavoratori e delle loro famiglie. In
vista di questo possibile piccolo aumento delle retribuzioni
nette l'Italia oligopolistica che controlla i prezzi si è
già messa in moto e tutto è già aumentato. Una somma enorme
per ricadute individuali esigue che produrrà un altro
devastante effetto: l'esclusione dei pensionati da ogni
possibile miglioramento della loro condizione di vita,
miglioramento che, a differenza dei salari, può avvenire
soltanto attraverso risorse della fiscalità generale.
Un'operazione fallimentare, suicida per il Sindacato, che
verrebbe pagata a carissimo prezzo. Il c ontratto collettivo
nazionale di lavoro cesserà di esistere come strumento
regolatore dei livelli retributivi. Al suo posto la
cottimizzazione stile Thissen Krupp del salario con orari e
ritmi di lavoro forsennati che aumenteranno i morti, i
feriti, i mutilati.
Andare in azienda sarà come andare in guerra con lavoratori
la cui prospettiva prossima sarè l "individual contracts"
cioè la personalizzazione del suo rapporto di lavoro in
rottura e non più in solidarietà con i suoi compagni di
reparto, di fabbrica. Questo avverrà in Italia un Paese con
milioni di aziende sotto i dieci dipendenti che sono
generalmente prive di tutele sindacali e che non avranno più
la regolazione del contratto nazionale di lavoro.
La detassazione esonera le imprese italiane dalla
responsabilità di corrispondere miglioramenti a livelli
salariali di tipo asiatico. Scarica l'onere sullo Stato,
cioè sui contribuenti, e compie un'operazione che rompe le
regole del mercato a livello europeo prefigurandosi come una
immensa beneficiata alle imprese italiane furbescamente
concepita per evadere le regole della Comunità Europea.
Distrugge ideologicamente il contratto collettivo nazionale
di lavoro ed apre una fase nella storia delle relazioni
industriali in cui ogni singolo lavoratore sarà solo
difronte alla impresa. Questo dopo oltre un secolo di
solidarietà e coesione stabilita dalla comune appartenenza
allo stesso ccnl.
Che questo scempio, questo pesante tratto di penna che
cancella decenni di lotte sindacali, possa avvenire
attraverso il concorso attivo della CGIL e con tutta la
sinistra al governo è davvero sconcertante e desolante.
Purtroppo avverrà perchè gli accordi sono già stati pattuiti
già dall'indomani del famigerato protocollo del 23 luglio
che colloca il lavoro a tempo determinato al disotto della
soglia stabilita dalla legge cinese sul lavoro.
La minaccia di sfragelli, dello sciopero generale, è tutta
rappresentazione teatrale per simulare una dialettica della
lotta sociale inesistente, per coprire un accordo il cui
unico beneficiario è Montezemolo che lascerà macerie in
tanti campi a cominciare dal diritto del lavoro che ne
uscirà stravolto e riportato all'epoca della prima
industrializzazione inglese del cinquecento.
La legislazione italiana del lavoro diventerà peggiore di
quella garantita dal fascismo. Avremo milioni di persone
stressate ed umiliate dal fatto che per raggiungere il
minimo per la sopravvivenza dovranno rompersi l'osso del
collo o la schiena come muli mentre Montezemolo farà
schioccare la frusta della "produttività". Si apre l'era
dell'operaio-mulo che dovrà penare duramente riuscire a
mettere insieme i soldi per mangiare, vestirsi, alloggiare.
Ma non deve avere alcun altro grillo per la testa!!
Pietro Ancona
fonte: pietroancona@tin.it