Salari, Prodi dilaziona:
«Prima vediamo i conti»
L'atteso incontro con i sindacati a palazzo Chigi si risolve con un nulla di fatto
Angeletti si adegua e sposta ad aprile la decisione sullo sciopero generale

Fabio Sebastiani
«È stato un incontro preliminare, poteva andare meglio». Il segretario della Uil Luigi Angeletti lascia frettolosamente palazzo Chigi. Questa volta non è prevista nemmeno la conferenza stampa. C'è poco da dire. Lui, comunque, deve correre agli studi di via Teulada per registrare "Porta a Porta".


Ieri il confronto tra governo e parti sociali è durato più di tre ore. E alla fine tutto è rimasto ai blocchi di partenza. E lo sciopero generale? Angeletti, al contrario della vigilia, non sembra più così eccitato all'idea. La nuova "imprescindibile" scadenza è «ad aprile». Tiepido anche il segretario della Cgil Guglielmo Epifani che parla di «giudizio sospeso». «La minaccia di sciopero generale - spiega - era legata alla vera volontà del governo. Siccome il governo si è impegnato a fare delle proposte, aspettiamo e poi decideremo». Per il segretario della Cisl Raffaele Bonanni l'ultimatum scade con il vertice di maggioranza del 10 gennaio. «Il governo deve dimostrare - spiega - davvero di aderire alle nostre richieste, la gente si aspetta un risultato davvero concreto, se cosi non fosse, si arriverà allo sciopero». Al momento, si sa solo, a quanto riferisce il segretario della Cisl, che gli interventi sui salari arriveranno dal gettito derivante «dall'armonizzazione delle aliquote sulle rendite, ma anche dalla lotta all'evasione e all'elusione». Ma per le cifre bisognerà aspettare, come dice il ministro per l'Attuazione del programma, Giulio Santagata, la "Trimestrale di cassa". «L'obiettivo - aggiunge Santagata - è il sostegno alla produttività». Quindi, per il momento, passa la linea di Padoa Schioppa, "prima la cassa e poi il portafoglio".
L'unico a scendere in sala stampa è il ministro Cesare Damiano, che fornisce la parola chiave della giornata, «calendarizzazione». Ricordate il tormentone sulle pensioni? Anche in quell'occasione Damiano giocò il ruolo dell'uomo-scadenza. Tutte date che poi venivano travolte dalle divisioni nell'esecutivo. Già che c'è, però, il titolare del Lavoro questa volta abbozza pure un titolo, "Patto per lo sviluppo, per la produttività e per il potenziamento di pensioni e redditi". Comunque lo si chiami, ha tutta l'aria di essere un'altro estenuante tormentone. Mentre i lavoratori e le lavoratrici italiane aspettano con in mano buste paga impresentabili.
Ma la cronaca della giornata non finisce qui. A seguire si è tenuto un incontro sul rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Su questo il presidente del Consiglio Romano Prodi è stato un po' più loquace. «È un confronto urgente per cambiare i contratti pubblici». Detta così mette un po' paura. Staremo a vedere.
E dire che la giornata era cominciata con un segno positivo. L'Istat aveva fatto sapere che il deficit nei primi nove mesi del 2007 si è attestato all'1,3%, il risultato migliore dal '99. Tanto per avere un parametro di valutazione, nello stesso periodo del 2006 il deficit era al 4%. Gli esperti parlano di risultato «al di là di ogni più rosea previsione». L'obiettivo del 2% indicato da Prodi per il 2007, quindi, è sempre di più alla portata. Cosa va cercando Padoa Schioppa? Sia lui, che Damiano, evidentemente, aspettano il semaforo verde di Bruxelles, che sul deficit dell'Italia si pronuncerà appunto alla fine di gennaio. Se l'Italia passerà l'esame dell'Europa, comunque, lo sapremo non prima delle riunioni di Eurogruppo ed Ecofin programmate per l'11 e 12 febbraio prossimi. Padoa Schioppa è atteso a Bruxelles il 21 e 22 gennaio.
Nel governo le polemiche non mancano. Il ministro Ferrero anche ieri è dovuto tornare a spiegare l'unico modo per evitare un altro pasticcio dopo quello sul welfare. «Le polemiche sulla riduzione del peso fiscale sui salari mi sembrano completamente fuori luogo», ha detto rivolgendosi al ministro Damiano, sostenitore degli aumenti legati alla produttività. «Innanzitutto, che i salari italiani sono troppo bassi lo sanno tutti e su questi pesa anche un carico fiscale che in questi anni è aumentato. E' quindi sacrosanto che la riduzione delle imposte venga finalizzata a ridare un po' di potere di acquisto ai salari medio bassi, senza ulteriori contropartite». «Parallelamente è bene - ha aggiunto - che il padronato firmi rapidamente i Contratti nazionali di lavoro in modo da ridistribuire parte dei profitti prodotti dalle imprese in questi anni». «In terzo luogo - ha concluso - l'aumento di produttività delle imprese e della pubblica amministrazione nulla ha a che vedere con uno scambio con i salari. Qui occorre un deciso impegno di politiche industriali in termini di capacità di innovazione e ricerca, in termini di aumento delle dimensioni delle imprese, in termini di riorganizzazione del lavoro. Pensare di aumentare la produttività agendo sulla leva salariale vuol solo dire aumentare lo sfruttamento dei lavoratori e non la capacità tecnologica delle imprese. Dopo la vicenda della Thyssen, questa prospettiva oltre che essere sbagliata non è nemmeno dicibile».
Sulla vicenda si sono anche pronunciati i capigruppo della Sinistra arcobaleno della commissione Lavoro. «La strada maestra per sostenere salari e retribuzioni è chiara», si legge in un comunicato. «In primo luogo il Governo rinnovi i contratti del pubblico impiego, indicando in questo modo anche a Confindustria e Federmeccanica le proprie responsabilità, a partire dal rinnovo dei contratti dei metalmeccanici», continua. «In secondo luogo, si reintroduca la detrazione di imposta per il lavoro dipendente, con l'effetto immediato che ne consegue nelle tasche dei lavoratori. Le risorse ci sono: si usino quelle che arrivano dalla lotta all'evasione fiscale e dall'armonizzazione delle tasse sulle rendite, come dice la Finanziaria». «In terzo luogo - conclude - il governo controlli prezzi e tariffe in modo efficace».


09/01/2008