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Firmata l’ipotesi d’accordo
tra Wind e sindacati per trasferire 240 lavoratori da Milano a Roma
Le chiamano risorse li trattano come pacchi
Nella mattinata di giovedì 20 dicembre dopo un’estenuante trattativa
iniziata nel pomeriggio del 19 Wind, sindacati e Governo hanno
sottoscritto l’ipotesi d’accordo che prevede 240 trasferimenti da
Milano a Roma.
La trattativa si è conclusa con un accordo negativo per i
lavoratori. Questa non è un opinione solo di chi scrive o di qualche
lavoratore o delegato di Wind ma la posizione che hanno preso anche
il segretario dell’Slc-Cgil di Milano e il segretario della camera
del lavoro di Milano. Dirigenti che in questi anni non hanno certo
fatto parlare di loro perché sostenitori di posizioni estremiste.
Infatti se è vero che i numeri sono stati ridotti da 428 a 240, è
anche vero che non cambia la sostanza. Entro settembre 2008 240
famiglie dovranno discutere se sconvolgere completamente la loro
vita sociale e accettare il trasferimento o andare in mobilità.
I lavoratori Wind da tempo sapevano che si preparava una
ristrutturazione mascherata sotto il falso nome di “riorganizzazione
interna”. Per questo motivo avevano scioperato già lo scorso giugno.
Ma il grido d’allarme lanciato dai lavoratori è rimasto lettera
morta fino a ottobre, quando l’azienda ha formalizzato l’intenzione
a trasferire i lavoratori.
Formalizzazione che ha visto da parte dei sindacati una risposta a
dir poco inadeguata rispetto alla portata dello scontro. Se infatti
fin da subito i lavoratori e una parte importante dei delegati hanno
sostenuto la necessità di lanciare una mobilitazione il vertice
sindacale ha organizzato un solo sciopero, il 30 novembre, e ne ha
convocato un altro per il 20 dicembre. Sciopero prontamente sospeso
appena l’azienda si è detta disponibile a trattare.
I lavoratori non volevano i trasferimenti, se non su basi
volontarie, e l’hanno ribadito più volte in assemblea e messo per
iscritto in un ordine del giorno approvato due giorni prima che
partisse la trattativa finale. Il mandato che avevano dato al
sindacato era che non bisognava trattare sui trasferimenti e basta!
La verità è che il sindacato a livello nazionale non ha mai voluto
realmente affrontare la vertenza con una mobilitazione adeguata, i
pochi scioperi convocati avevano come obbiettivo solo quello di
aprire una trattativa, ovviamente al ribasso, e far sfogare la
rabbia e la preoccupazione crescente dei lavoratori.
Poco importa se sono state strappate migliori condizioni per essere
trasferiti, alcuni viaggi Milano Roma e ritorno pagati, un indennità
di “disagio”, un contributo per chi ha famiglia, o quant’altro.
Sempre di trasferimento si tratta, ovvero chiedere a 240 persone che
in questi anni si sono fatti una famiglia, un mutuo, e ora devono
spostarsi di 600 km pena il licenziamento, dopo che in questi anni
hanno reso possibile la crescita di Wind e dei suoi lauti profitti.
Poco importa anche che sono quasi la metà di quanti minacciati
inizialmente, sia perché per le poche per non dire insignificanti
informazioni che l’azienda ha dato fin dall’inizio i 428
trasferimenti potevano essere una cifra gonfiata proprio perché
consapevoli che poi ci sarebbe stata una trattativa, sia perché
comunque anche se fossero “solo” 100 o 50, sempre di persone che
dovranno decidere di stravolgere completamente la propria vita si
tratta.
Cosi’ nei prossimi giorni i lavoratori Wind, a livello nazionale,
saranno chiamati ad esprimere un parere. Saranno chiamati a
esprimere un parere tutti i lavoratori Wind perché un’altra perla di
questo accordo, tolta la solita sviolinata che infarcisce questi
accordi su futuri incontri tra le parti per discutere piani
industriali, piani di investimento, piani per il rilancio
dell’azienda, è che l’azienda si impegna a portare un certo numero
di contratti part time del costumer care a livello nazionale a full
time entro il 2010 (che per la velocità con cui si sviluppano le
tecnologie nel settore è un eternità). Cosa che non centra nulla col
trasferimento dei lavoratori di Milano a Roma, ma che in compenso
permette ai vertici sindacali di avere la scusa per poterlo
presentare come un accordo nazionale e quindi da dover sottoporre a
tutti. Risultato: isolare i lavoratori di Milano sapendo che la
stragrande maggioranza sarà contro.
La volontà di lottare da parte dei lavoratori di Milano per
difendere il proprio posto di lavoro c’è sempre stata. I delegati
sono stati portati a spasso dai vertici sindacali per settimane,
incontri con la provincia, estenuanti coordinamenti nazionali,
discussioni infinite con azienda e rappresentanti del Governo e la
promessa di uno sciopero rimandato alle calende greche, appunto
quello del 20 dicembre, con l’obbiettivo intanto di puntare a
chiudere alla meno peggio. Se l’azienda in questi mesi ha
beneficiato delle leggi anti sciopero che non permettono ai
lavoratori di Wind di sospendere il lavoro come, quando e quanto
vogliono, il vertice ne ha approfittato per mantenere la vertenza
sul piano del “dialogo”. Ma sappiamo come vanno queste cose, solo lo
sciopero che danneggia i profitti dell’azienda è lo strumento che
puo’ portare i padroni a più miti consigli. Gli scioperi
dimostrativi, i presidi fuori dall’orario di lavoro e gli incontri
istituzionali possono essere un utile strumento per far conoscere la
propria situazione, per attirare un minimo di visibilità ma non
incidono sulle decisioni dei padroni.
Nei prossimi giorni ci saranno le assemblee nei luoghi di lavoro.
Possiamo immaginare quale sarà la considerazione che avranno i
lavoratori di Milano dell’operato del sindacato, non per nulla
difficilmente si vedrà in assemblea qualche dirigente nazionale.
Pesa sui lavoratori di Milano anche un’altra vertenza recentemente
chiusa male, l’esternalizzazione di oltre 200 lavoratori di Sesto
San Giovanni a marzo. È vero che in quel caso il sindacato non ha
firmato nulla e che attualmente segue le cause individuali di questi
lavoratori, ma anche in questo caso a una generosa dedizione dei
lavoratori alla mobilitazione con scioperi e presidi non è
corrisposto da parte dei vertici sindacali un adeguato sostegno.
Alcuni lavoratori hanno minacciato la disdetta della tessera
sindacale, molti probabilmente l’hanno già fatto, altri parlano di
costruire la Cub in azienda in contrapposizione a Cgil, Cisl e Uil.
Posizioni comprensibili che pero’ non risolvono alla radice il
problema di cosa fare ora.
La Cub che è presente (anche se in piccolissime forze), non ha
giocato nessun ruolo fino a questo momento, perché ora dovrebbe
giocare quel ruolo che fin qui non ha saputo giocare?
Pochi lavoratori in questi mesi hanno mostrato l’illusione che i
sindacati confederali potessero risolvere la vertenza a loro favore.
Le ripetute risoluzioni votate in assemblea che dicevano ai
sindacati che non dovevano aprire nessun genere di trattativa lo
dimostrano.
La questione è che non è un fatto di tessere ma come continuare la
lotta.
Certo la provincia di Milano ha ribadito l’appoggio ai lavoratori
Wind preoccupata per la continua emorragia di posti di lavoro
qualificati nella città, i segretari della Camera del Lavoro e delle
Telecomunicazione della Cgil milanese sono contro l’accordo, ma in
ultima istanza l’unico modo di poter ribaltare la situazione è
aprire una mobilitazione autoconvocata che faccia parlare di se, che
arrivi ai colleghi delle altre città che al 90% ignorano la posta in
gioco e cosa sta realmente accadendo.
Se non si blocca il lavoro, indipendentemente dalle regole che
permettono o meno gli scioperi, nessuno si prenderà mai la briga di
prendere in seria considerazione le istanze dei lavoratori Wind.
Tanti, tantissimi sono gli episodi di questi ultimi anni che lo
dimostrano. Vedi i lavoratori dell’Atm e il blocco dei mezzi nel
dicembre del 2003 o i lavoratori delle imprese di pulizie della
Stazione Centrale di Milano costretti nella primavera del 2002 a
bloccare i treni per poter difendere il proprio posto di lavoro,
solo per citare i due episodi più eclatanti di questa città.
È necessario indire un assemblea permanente che crei le condizioni
per poter gestire questa nuova fase dove al centro ci sia da qui a
fine mese una mobilitazione compatta e capillare di tutti i
lavoratori. E se veramente il segretario dell’Slc, della Camera del
lavoro e la provincia sostengono le posizioni dei lavoratori di
Milano l’appoggio incondizionato a questa lotta è il modo per
dimostrarlo.
Da qui al 31 gennaio una sola cosa si deve e si puo’ fare, chiarire
al padrone che non c’è accordo firmato coi vertici sindacali che
tiene se i lavoratori non sono d’accordo.
Le assemblee dei prossimi giorni dovranno chiarire se i lavoratori
se la sentono o meno di attrezzarsi per un conflitto più duro oppure
se riporranno le loro speranze in qualche istituzione o in qualche
dirigente sindacale.
Il mondo delle telecomunicazioni è fortemente sotto attacco, ancora
una volta i padroni ci mostrano che avanzamento delle tecnologie non
significa miglioramento della qualità della vita ma solo aumento
della massa dei profitti. A marzo l’esternalizzazione della Wind, a
ottobre quella di Vodafone, poi ancora Wind, domani? Telecom? Forse
ancora Wind perché a tante cose si puo’ credere ma non alla favola
che questa è l’ultima riorganizzazione prima del grande rilancio.
Poi toccherà a Ivrea, Torino, Napoli, Roma e poi ancora a Milano.
Le aziende hanno capito come portare a casa il loro tornaconto, i
sindacati alla fine cedono cercando di ridurre il danno. In verità
preparando il terreno per attacchi ancora più duri. La lotta par la
difesa del proprio posto di lavoro deve per forza di cose marciare a
fianco della lotta per avere dei sindacati adeguati alla difesa dei
nostri interessi. La battaglia per un sindacato combattivo e che
difenda realmente i lavoratori oggi puo’ passare anche dalla
vertenza Wind.
Paolo G
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