Salari a terra: -10%
Persi dieci punti di potere di acquisto in 5 anni, i sindacati ribadiscono: giù le imposte sul lavoro o sarà sciopero. Damiano: detassare gli aumenti
Antonio Sciotto
Roma

 
E' un calcolo che sicuramente non giunge nuovo ai lavoratori italiani, ma sicuramente è l'ennesima conferma dello stato pietoso a cui siamo arrivati: in cinque anni i salari del nostro paese hanno perso il 10% del potere di acquisto. Lo studio è della OD&M, risultato ottenuto rielaborando i dati Istat. Giustamente i sindacati si sono pervicacemente concentrati sul tema, che non è certo peregrino, anche se la fissazione odierna si concentra tutta sulle tasse, e scende in secondo piano - purtroppo - il fatto che ormai gran parte dei salari è composta dalle buste paga di cococò e cocoprò, a compenso libero e dunque ancor più rosicchiate dall'inflazione ed escluse dalle statistiche ufficiali. E per i precari non pare esserci alcuna soluzione, dato che il Protocollo sul welfare li ha condannati a restare di serie B. In ogni caso, per chi resta coperto dai contratti collettivi nazionali, resta in piedi la minaccia dello sciopero generale, ribadita ieri dal segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani: ma è più nello sfondo, dato che comunque il premier Romano Prodi ha convocato le parti sociali per la settimana prossima (l'8), per un primo faccia a faccia.
Dal fronte governativo, ieri è arrivata anche una prima «apertura», da parte del sottosegretario all'Economia Alfiero Grandi: ha detto che «il governo si impegna a ridurre il carico fiscale sui lavoratori», aggiungendo che «anche le imprese però dovranno fare la loro parte per affrontare la questione dei salari». Ma, ha concluso, «il fisco non è in grado di sostituirsi agli incrementi salariali che devono venire dalle imprese, dunque dai rinnovi contrattuali e dalla contrattazione aziendale».
Sempre di detassazione si tratta, ma il riferimento lo ha fatto il ministro del lavoro Cesare Damiano agli aumenti del contratto nazionale: ieri ha aperto esplicitamente a una richiesta classica della sinistra cosiddetta «radicale», affermando di non essere «contrario» all'idea di detassare anche gli aumenti fissati con il contratto nazionale, però «tenendo conto delle compatibilità finanziarie». Dall'altro lato, Damiano ha aggiunto di essere favorevole a che i contratti arrivino ad avere «una vigenza triennale». Riferimento non casuale, dato che sul tavolo, a parte la questione fiscale, finirà probabilmente anche il tema della riforma dei modelli contrattuali.
A sinistra, d'altra parte, dopo la maxi-batosta del Protocollo, che ha allontanato ancora di più gli elettori dai partiti Rifondazione-Pdci-Verdi-Sinistra democratica, si tenta di mettere una nuova toppa rinviando la «rivincita» dei lavoratori alla cosiddetta «verifica» di gennaio. Quando si aprirà un nuovo tavolone governativo, che rischia però di essere un replay del vertice di Caserta: tanta fuffa mediatica e niente arrosto, con la situazione dei precari che rimane intatta e la Confindustria che resta salda al timone della maggioranza di governo. Ma tant'è: la prossima battaglia di Rifondazione è quella di tentare una nuova stretta sui contratti a termine, annunciava ieri il responsabile Lavoro Maurizio Zipponi. Questa volta chiudendo i contratti a termine a un massimo di tre anni, dopodiché scatterebbe l'assunzione a tempo indeterminato.
Intanto l'8 gennaio non sarà solo la data del tavolo governo-parti sociali: riprenderanno anche le trattative tra Fim, Fiom, Uilm e Federmeccanica per il rinnovo dei meccanici. Il direttore generale di Federmeccanica si dice fiducioso sull'esito, ma per aumenti più sostanziosi rispetto all'attuale offerta ipotizza un aumento della vigenza del contratto. Sono in tutto 6 milioni i lavoratori in attesa del contratto: gli animi sono sempre più pronti allo sciopero generale, tanto che l'incontro tra i direttivi unitari di Cgil, Cisl e Uil per fissare la data di un eventuale stop è previsto il 15 gennaio.
Maurizio Beretta di Confindustria però avverte il «sindacato»: la minaccia di sciopero è «inutile e dannosa, prosegua la concertazione».