COSA C’È DIETRO TANTO FERVORE DELLA CISL?

"Timeo Danai et dona ferentes" - Omero ("liade") - "Temo i Greci anche quando portano doni"

 

La Cisl in questi giorni sembra farsi battagliera paladina dei salari.

Molti si saranno giustamente stupiti, ricordandola protagonista di quel nefasto "patto per l'Italia" firmato con Berlusconi nel 2002. 

E infatti dietro alla promessa illusoria di aumenti salariali, ora Bonanni preme per una "riforma" contrattuale che attraverso la definizione di un aumento salariale minimo in sede di Contratto nazionale di lavoro, lasci spazio alla contrattazione aziendale, depotenziando il contratto nazionale.

Ma in un sistema produttivo come quello italiano, disperso in una miriade di piccole imprese e con una forte frantumazione territoriale, la linea della Cisl porterebbe a una nuova riduzione dei salari, poichè è noto che non oltre il 30% dei lavoratori riesce a fare i contratti aziendali. Rafforzare il contratto nazionale è il solo strumento che può garantire trattamenti unitari su tutto il territorio italiano: diversamente arrivano i contratti territoriali di stampo federalista e tornano le "gabbie salariali". Questo comunque non significa rinunciare ai contratti aziendali e di gruppo, con compiti di applicazione delle disposizioni dei Ccnl.

La proposta cislina è anche quella di un legame più forte e più ampio del salario alla crescita della produttività, da realizzarsi anche con flessibilità orarie e lavoro straordinario, il che porterebbe a maggiore sfruttamento dei lavoratori e più profitti per i datori di lavoro, con qualche briciola da devolvere ai più "volenterosi”.

Bonanni ha in mente anche l'accorpamento (con conseguente riduzione), dei contratti di lavoro di categoria, e la triennalità della scadenza contrattuale, sia per gli aspetti economici che per quelli normativi (attualmente il sistema si basa sul biennio economico e il quadriennio normativo); ma la triennalizzazione del contratto servirebbe solo a far perdere potere d’acquisto ai salari, oltre che a indebolire il contratto nazionale. 

Inutile dire che Confindustria è entusiasta delle proposte.

Stupisce invece la posizione di Epifani,  dal momento che nell'ultimo congresso nazionale era stato espresso l'impegno per impedire lo "svuotamento" progressivo del contratto nazionale, mentre ora afferma che .”L'accordo del 23 luglio risale a tanti anni fa, è stato di grande importanza, ma a distanza di tanti anni credo che una verifica sia necessaria".

L'accordo del 23 luglio è di grande importanza?? Certo! Ma per i padroni, non per i lavoratori, se è vero come è vero (dati di Mediobanca) che nel 1974 al lavoro andava il 70% della ricchezza, scesa al 53% nel 1996 e al 48% nel 2005. Se è vero (dati Ires-Cgil) che dal 1993 al 2003 su 21 punti di aumento di produttività ai lavoratori ne sono andati solo tre. Se è vero, come dice il governatore della Banca d'Italia, Draghi, che i salari italiani sono inferiori del 30-40% rispetto a Francia, Germania e Inghilterra.

Bisogna dunque abolire la subordinazione degli aumenti ai tetti programmati dell'inflazione, rivendicando aumenti economici sostanziosi, reintroducendo un meccanismo automatico di salvaguardia dei salari dall'erosione del caro vita.

E’ importante rivendicare un adeguato alleggerimento delle tasse sui salari del lavoro dipendente che annulli il fiscal-drag e che riduca in modo strutturale il prelievo fiscale. Senza dimenticar il capitolo sui prezzi dei generi di largo consumo e sulle tariffe dei servizi pubblici. 

Ma aprire un tavolo sulla "riforma" della contrattazione, vuol dire andare incontro a un accordo fortemente peggiorativo della situazione esistente.

In ogni caso, qualsiasi proposta deve essere il frutto della consultazione e dell'approvazione dei lavoratori!

 

Franco Pinerolo CGIL RAI Milano