2008, obiettivo salario
Bonanni (Cisl): «detassare le buste paga oppure sarà sciopero generale»
Si consolida il fronte di quanti pensano di risolvere con la diminuzione delle aliquote fiscali (ossia a carico dello stato) il problema di far crescere gli stipendi senza arrecare alcun disturbo alle imprese impegnate nella «competitività»
Francesco Piccioni

 
I salari italiani fanno pena. Su questo il consenso è universale. Su come migliorare la situazione, invece, c'è un po' meno unanimismo.
Una posizione si sta comunque facendo spazio: quella che lega l'incremento della retribuzione netta in busta paga alla riduzione delle aliquote fiscali. Un modo per «appesantire» le retribuzioni senza dare il minimo fastidio alle imprese, impegnate nella «competitività» interna e internazionale. Sembra l'uovo di Colombo, ma si sa che in economia «non esistono pasti gratis»: questa idea ha un serio impatto sulle entrate dello stato. E infatti il plenipotenziario di via XX settembre si è fatto subito sentire ricordando, già nei giorni scorsi, che per poterne parlare con cognizione di causa bisognerà prima vedere lo stato delle finanze pubbliche (a marzo).
Tempi lunghi, per un governo che sulla «questione salariale» sa di giocarsi molto del credito popolare residuo da qui all'estate. Pesano infatti gli aumenti delle tariffe (luce, gas) e dei prezzi energetici, che il Codacons quantifica in 500 euro a famiglia nel 2008: una perdita di potere d'acquisto pari al 7,9% nel caso degli operai e del 15,5 in quello dei pensionati.
Il fronte dei «detassatori» è ampio, anche se le varie proposte non sembrano sempre coincidere (ma ci sarà spazio, evidentemente, per la trattativa). Il più deciso e «radicale» è per il momento il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni che - dopo aver indicato come urgenze reali «più salario, più occupazione, più capacità di competere» - indica nella «leva fiscale» lo strumento di redistribuzione del reddito per eccellenza. «Detrazioni fiscali superiori per chi ha più figli o disabili in famiglia», e «sgravio totale della tassazione sugli accordi di secondo livello». Su questo Bonanni è deciso al punto da minacciare lo «sciopero generale» se dall'incontro con il governo, il prossimo 8 gennaio, non arriveranno risposte precise. Il messaggio «da mandare al paese» è infatti secondo lui quello di «lavorare di più per guadagnare di più, pagare meglio chi lavora di più ed è più flessibile». Come si commenta in ambiente metalmeccanico, «è il modello Thyssenkrupp», quello che ha portato a lavorare anche per 12 ore al giorno, monetizzando rischio, fatica e salute.
Il discorso Cisl, però, non dispiace affatto agli imprenditori, visto che soltanto il 15% delle aziende prevede una contrattazione di secondo livello (a quel punto, con un contratto nazionale ridotto al puro recupero dell'inflazione, i salari sarebbero nel migliore dei casi «congelati» per sempre). Parole che non dispiacciono però neppure al ministro del lavoro, Cesare Damiano, che indica come «nostro prossimo obiettivo» l'aumento delle retribuzioni e la tutela del potere d'acquisto del lavoro dipendente. Obiettivo che si può perseguire in almeno due modi: con aumenti contrattuali a carico delle imprese (private e pubbliche) oppure con detassazioni a carico della fiscalità generale (ovvero del solo «pubblico»). Nel secondo caso, come è facile immaginare, la riduzione delle entrate dello stato non potrà che incentivare una generale riduzione della spesa (con inevitabili ricadute sulla gestione di sanità, istruzione, ricerca, ecc). Si deve anche calcolare che le imprese hanno già beneficiato di numerosi interventi. Lo stesso Damiano, ieri, citava il «decollo del fondo per incentivare il salario legato alla produttività nella contrattazione aziendale», che comporta per le imprese uno «sgravio contributivo del 20% sulla parte di salario» contrattato in questa sede.
La segretaria confederale della Cgil, Carla Cantone, punta molto sulla ripresa del confronto con il governo, che riguarderà sia la «manutenzione del modello contrattuale» (si parla ormai come di un dato di fatto della triennalizzazione, senza però neppure accennare a meccanismi di recupero automatico tra un rinnovo e l'altro) che l'apertura di più tavoli (su fisco, salari e pensioni). La Cantone tiene a precisare che il maggior rilievo della contrattazione decentrata deve avvenire «fermo restando la salvaguardi del contratto nazionale», così come «la diminuzione della precarietà e interventi più efficaci per fermare le stragi sul lavoro». E non c'è dubbio che proprio la posizione che assumerà la Cgil sarà rilevante sia per lo sviluppo di una trattativa densa di incognite che per la definizione dei contenuti.
Con sullo sfondo la figura di Tommaso Padoa Schioppa, che non appare troppo convinto di dover «giocare» con le aliquote fiscali per far crescere i salari.