La scomparsa dello sciopero

Venerdi 21 e sabato 22 dicembre 2007, due giornate di sciopero per i lavoratori del commercio. Il contratto collettivo nazionale di lavoro(CCNL) è scaduto da quasi un anno e confcommercio, che come associazione dei datori di lavoro del settore è una delle più rappresentative(con più iscritti, anche nella GDO -Grande Distribuzione organizzata-) se ne va dal tavolo delle trattative. Confcommercio sostiene che ha bisogno di flessibilità, in uno dei settori dove la flessibiltà è ai massimi livelli. La richiesta salariale dei confederali è di 78,00 euro lordi a biennio per un quarto livello full-time, in ottemperanza ai dettami del protocollo del 23 luglio '93.

La premessa non è quindi delle migliori con una richiesta salariale che è la più bassa rispetto a tutti i contratti rinnovati ultimamente, e in un settore dove il part-time la fa da padrone sarà ulteriormente riproporzionata in base alla percentuale pt(per un 20 ore 50%).
Dopo che Confcommercio, a novembre, con arroganza lascia il tavolo delle trattative, viene indetto lo sciopero nazionale del 21-22 dicembre.
A Brescia lo sciopero è scomparso. Venerdì adesione scarsa e praticamente nessun problema per le aziende. Sabato adesione maggiore ma solo per un'occhio esperto in grado di riconoscere tutti quei lavoratori che il diritto di sciopero lo hanno solo formalmente: interinali, tempi determinati, somministrati, apprendisti, stagisti, a progetto e non so cos'altro. Passa come una cosa normale nel luogo di lavoro ma queste persone non possono fare sciopero perchè continuamente esposte al ricatto della scadenza del posto di lavoro, se poi aggiungiamo tutti i vari capi e capetti che fanno anche 12 ore di lavoro per rimpiazzare il/la lavoratore/trice delle casse in sciopero, possiamo farci un'idea più chiara di come vanno le cose.
Passando per i centri commerciali bresciani nemmeno ci si può accorgere dello sciopero in atto salvo alcune comunicazioni in alcuni punti specifici per specifici servizi, o nei casi più "eclatanti" una comunicazione che però nemmeno si distingue dalla pubblicità che invoglia all'acquisto:
come nel caso del negozio Ikea di Brescia.
Non ho visto un solo cartello che dicesse:"Chiuso per sciopero" in tutta la città. Questa forma di sciopero "normalizzato" non basta: nel negozio Ikea di Brescia alle 18.20 di sabato le casse aperte erano 15 e solo alcuni servizi erano chiusi, nel centro commerciale le Rondinelle alle 19.00 erano passate più di 25.000 persone senza alcun problema tecnico-logistico e la filiale di Auchan aveva 38 casse aperte, non ho visto un solo cartello che avvisasse dello sciopero.
Se vogliamo avere un peso nella contrattazione dobbiamo essere in grado di fare ciò per cui lo sciopero è stato inventato: causare una perdita economica all'azienda. Solo così potremo avere voce in capitolo nella contrattazione. Lo sciopero nel commercio non può più essere valutato solo in base alla percentuale di adesione, parliamo della chiusura dei negozi, parliamo di azioni informative sulla clientela, i picchettaggi potrebbero dare una possibilità ai ricattati dal posto di lavoro a scadenza. A Brescia lo sciopero del commercio non esiste!

Werner Travagliati - Rsu negozio ikea Brescia