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Contratto commercio: serve una
battaglia vera Giuseppe Lania (Rsu IperCoop Sesto S.Giovanni) Sono quasi due milioni i lavoratori del commercio che aspettano da ormai un anno il rinnovo del contratto nazionale. Le trattative nazionali finora non hanno portato a nulla, tanto che Confcommercio ha rotto qualsiasi tipo di dialogo coi sindacati, “esternando” le proprie posizioni solo attraverso i giornali. Confcommercio sta tenendo un atteggiamento arrogante, continuando a parlare una lingua fatta unicamente di “incremento della produttività” e di “maggiore flessibilità negli orari di lavoro”. È evidente come dietro la rigidità di Confcommercio c’è ben altro che gli aumenti salariali: c’è la volontà di mettere in discussione l’idea stessa del Contratto nazionale. Non è un caso che, similmente a quanto sta accadendo nella trattativa dei metalmeccanici, alcune aziende del settore (come Mediaworld) hanno elargito 30 euro ai propri dipendenti, come anticipo sui futuri aumenti. Un modo per rompere il fronte dei lavoratori, ma anche un modo per far passare l’idea che gli aumenti passano dalla produttività della propria azienda e non dalla lotta di tutti i lavoratori per il contratto nazionale. Di fronte alla portata dello scontro in atto, la risposta delle segreterie nazionali di Filcams-Fisascat-Uiltucs è stata senz’altro insufficiente. Si è aspettato ben undici mesi prima di dichiarare il primo sciopero, inoltre, quando si è trattato di iniziare la lotta si è commesso l’errore di dividere i lavoratori, lasciando fuori dallo sciopero tutta la distribuzione cooperativa. La ragione di questo vero e proprio regalo fatto alla catena di Coop, sarebbe che le associazioni cooperative hanno espresso la volontà di continuare il confronto e nel merito si sono dette disponibili a diminuire l’enorme numero di contratti part-time in cambio però, di una maggiore flessibilità dell’orario per i lavoratori full-time! A parte la logica di puro scambio, che non può essere considerata un reale miglioramento per il lavoratore, ci pare evidente l’atteggiamento strumentale di Coop che punta solo a superare questo periodo (Natale è il periodo più redditizio) senza scioperi. Un altro limite della giornata di sciopero che si è svolta il 17 novembre, è stato quello di non concentrare i lavoratori delle diverse catene commerciali in manifestazioni comuni. Ci si è limitato a tanti presidi davanti ai propri posti di lavoro, aggiungendo ulteriore frammentazione quando il contesto di attacco al contratto nazionale suggerirebbe al contrario di unificare le forze. Forse che i lavoratori del settore – che siano di Coop, Ikea, Esselunga, Carrefour, Auchan, ecc. – non vivono gli stessi identici problemi? Problemi fatti di salari da fame (un part-time guadagna tra le 500 e le 700 euro al mese), contratti precari di ogni tipo e una flessibilità estrema in fatto di orari di lavoro. Ai limiti dovuti alla conduzione della trattativa, si aggiunge il problema di una piattaforma debolissima. La richiesta salariale per il biennio 2007-2008 è di appena 78 euro, parametrati per giunta a un full-time al quarto livello! Anche riguardo gli aspetti normativi i limiti sono evidenti, con la sostanziale accettazione di tutte le tipologie di lavoro precario, sulle quali si chiedono solo delle piccole limitazioni che non scalfiscono la condizione di ricatto subita dal lavoratore. Ben altro ci sarebbe bisogno per dare una svolta alle condizioni di estremo ricatto e sfruttamento che viviamo quotidianamente sui posti di lavoro. Nel proseguo della trattativa, negli scioperi e in tutti gli ambiti in cui noi lavoratori riusciremo a intervenire, bisognerà porre con forza la necessità di una battaglia vera per: - forti aumenti contrattuali, sganciati dalla produttività dell’azienda, che garantiscano concretamente il recupero del potere di acquisto dei salari. - riduzione drastica della precarietà, prevedendo la trasformazione delle varie tipologie di lavoro precarie in contratti a tempo indeterminato. - lotta alla flessibilità sugli orari di lavoro, a partire dalla messa in discussione del lavoro domenicale, che deve ritornare a essere un giorno di riposo certo per tutti i lavoratori. I tempi di vita e la salute dei lavoratori devono essere più importanti della logica del profitto e del consumismo sfrenato! Di fronte all’atteggiamento di totale chiusura da parte della Confcommercio le segreterie confederali nazionali hanno indetto una nuova giornata di sciopero per sabato 22 dicembre. Le prossime mobilitazioni, per essere davvero efficaci, devono prevedere il pieno coinvolgimento di tutti i lavoratori del settore, in primo luogo facendo scioperare anche la distribuzione cooperativa. Inoltre bisogna impegnarsi nella costituzione di coordinamenti di lavoratori delle diverse catene commerciali, che siano messi in grado di organizzare un’ampia campagna di informazione davanti ai negozi, con volantinaggi e picchetti, a ssostegno del contratto nazionale. Infine bisognerà garantire la giusta visibilità alla lotta per il contratto nazionale attraverso la convocazione di una grande manifestazione nazionale di tutti i lavoratori del commercio. Non c’è altra strada per piegare l’arroganza padronale, che mettere in campo tutta la forza dei lavoratori attraverso la mobilitazione di massa. |
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