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Bancari: un rinnovo
contrattuale con molte ombre
Daniele Canti
Antonio Formichella Luigi Giannini Antonio Maiorano ***
Negli ultimi 10-15 anni
il sistema bancario è stato sconvolto da
continue fusioni ed incorporazioni sino ad
arrivare alla costituzione di due grandi
imprese: San Paolo-Intesa ed
Unicredit-Capitalia. Il continuo modificarsi
del risiko bancario ha portato all'inizio
del '98 all'accordo per la creazione di un
fondo esuberi che garantisse
l'accompagnamento alla pensione dei
lavoratori con maggiore anzianità
contributiva, ma ha anche determinato un
forte ricatto occupazionale che ha pesato
fortemente sulle contrattazioni nazionali
con particolare riferimento alle
rivendicazioni economiche. L'Associazione
Bancaria Italiana è riuscita così ad
ottenere una drastica riduzione del costo
del lavoro in rapporto al margine
d'intermediazione dal 43% al 37%, inferiore
alla media europea.
D'altro canto non sarà sfuggito a nessuno che le banche in questi anni hanno realizzato profitti fantastici. La preparazione della piattaforma per il rinnovo del biennio economico 2006/7 non poteva non avere dunque come obbiettivo prioritario ridare dignità ai salari che negli ultimi anni hanno subito una vera e propria falciatura, superiore proporzionalmente a quella registratasi in tutto il mondo del lavoro. L'aumento richiesto era pari al 7,3% di cui 3,8% derivante dall'inflazione e 3,5% dagli aumenti di produttività, per un importo medio pari a 187,85 euro. Quando era stata presentata la piattaforma, nell'accogliere positivamente l'inversione di tendenza, avevamo evidenziato che una rivendicazione così ambiziosa non poteva che essere supportata da forti iniziative di mobilitazione e di coinvolgimento dei lavoratori (proponemmo anche un referendum di validazione che ovviamente non è stato indetto). A supporto della piattaforma non è stata proclamata una sola ora di sciopero, ai lavoratori non è mai stata data alcuna informativa e noi stessi abbiamo cominciato a conoscere qualche dettaglio della trattativa soltanto due giorni prima della chiusura. Risultato: per il biennio è stato ottenuto il 4,64% per un importo medio di 117 euro cioè poco più della metà della richiesta fatta. Nonostante lo scarto tra rivendicazione e risultato si è scelto di spingersi oltre accettando di essere la categoria che fungerà da battistrada per il nuovo modello contrattuale ancor più penalizzante, introducendo la novità del triennio economico che porta complessivamente il quinquennio ad una percentuale pari al 10,71% di poco superiore al 2% annuo. Ma i dati diffusi dai media sono molto più altisonanti e non tengono conto che gli scatti di anzianità e la ex ristrutturazione tabellare, per la prima volta non sono stati rivalutati nella medesima percentuale dello stipendio bensì soltanto per il 4,58% ed a decorrere dal luglio 2009. A questo si aggiunga che la parte normativa estremamente importante per un sistema bancario in costante evoluzione e che avrebbe dovuto mettere dei paletti alle delocalizzazioni e cessioni di rami di azienda non ha sortito alcun risultato sostanziale rispetto alla piattaforma. L'unico elemento positivo nel mercato del lavoro cioè l'accelerazione temporale per il raggiungimento della parità di trattamento economico per gli apprendisti ha trovato contropartita a favore delle aziende nell'elevazione dal 5% all'8% del numero dei contratti di somministrazione e di inserimento per le aziende sotto i 1500 dipendenti. Anche questa volta ai lavoratori ed alle lavoratrici rimane l'amaro in bocca e si conferma ancora una volta che il crollo del potere di acquisto registratosi negli ultimi 15 anni, riconosciuto persino da chi, come Confindustria e Banca d'Italia, ne sono stati i maggiori artefici, potrà interrompersi soltanto con una forte ripresa di conflittualità e con un sindacato meno attento alle esigenze delle imprese e più a quelle dei lavoratori. * * * Direttivo Nazionale Fisac-Cgil |