il
gruppo Abb disdetta il coordinamento.
Dopo le pregiudiziali e il ritiro della delegazione della Fiom
Fim-Uilm: serve il dialogo. Cgil: no a scambi mobilità-precari.
La direzione
aziendale del gruppo Abb Italia ha dato disdetta alle intese
sindacali del 1994 e, di conseguenza, ha deciso di non riconoscere
più il ruolo del coordinamento sindacale nazionale di gruppo. È la
«svolta» che la filiale italiana del gruppo multinazionale svizzero
svedese ha deciso di fronte alla posizione pregiudiziale assunta
dalla Fiom-Cgil (che ha ritirato anche la sua delegazione) sul piano
di riassetto nel corso del vertice di giovedì del coordinamento
nazionale. Coordinamento che avrebbe dovuto incontrare subito dopo
l'azienda
La riorganizzazione, lo ricordiamo, è destinata a dare vita dal
primo gennaio prossimo a una sola società a livello italiano (la Abb
Spa) con conseguente concentrazione delle attività amministrative a
Sesto San Giovanni e delle risorse umane a Dalmine attraverso anche
una serie di trasferimenti da Dalmine e Bergamo a Sesto e da Sesto a
Dalmine.
Ovviamente distanti, al momento, le posizioni tra le tre delegazioni
sindacali, mentre il gruppo Abb Italia, per voce del direttore delle
relazioni industriali del gruppo, Domenico Bona, sottolinea come la
decisione della disdetta del riconoscimento del coordinamento è
stata assunta con «forte dispiacere. Riteniamo infatti che
l'esperienza del Coordinamento sindacale rappresenti un importante
patrimonio e un'opportunità per la gestione coerente delle relazioni
industriali». Purtroppo, sottolinea ancora Bona, la disdetta «è una
scelta costretta dalla situazione venutasi a creare a fronte di
forzature sindacali di carattere territoriali e localistiche. Non è
vero che l'azienda punta a sostituire personale con contratto a
tempo indeterminato con contratti atipici: solo per gestire la fase
di transizione stiamo cercando di concordare con il sindacato
un'intesa sulla deroga prevista dalla legge all'interno dei
tradizionali strumenti di gestione morbida del riassetto che sarà
gestito anche con prepensionamenti e ricollocazioni interne al
gruppo. Con possibilità anche di stabilizzare in futuro anche alcuni
dei contratti somministrati o a termine che potrebbero essere nel
frattempo sottoscritti».
La Fiom anche ieri ha ribadito la sua posizione: «È da sempre chiaro
che il nostro sindacato non accetta la sostituzione di personale a
tempo indeterminato con contratti atipici - sottolinea Roberto
Pirotta della Fiom-Cgil di Bergamo -. Sul caso specifico, è da mesi
che esprimiamo la nostra contrarietà a deroghe generalizzate, mentre
dal canto suo, l'azienda non ha ancora definito con precisione
percorsi di ricollocazione interna certi nell'ambito del riassetto
delineato. Rimaniamo dell'idea che, in ogni caso, ci siano tempi e
modi per definire congiuntamente le modalità più opportune per
gestire la riorganizzazione mantenendo e valorizzando
l'occupazione». Posizione confermata anche dal segretario
provinciale della Fiom-Cgil di Bergamo, Mirco Rota: «È inaccettabile
l'utilizzo dell'istituto della mobilità lunga quando non ci sono
effettivamente degli esuberi ma la volontà di sostituire occupazione
con lavoratori precari».
Dal canto loro Uilm-Uil e Fim-Cisl sottolineano come «fatto grave»
il veto al confronto imposto dalla Fiom. Per il segretario regionale
Uilm Giuliano Gritti, «si stava cercando di costruire un percorso di
tutela sia dal punto di vista dei posti di lavoro che delle garanzie
per gli eventuali esuberi nell'ambito di una decisione di
riorganizzazione che per l'azienda è immodificabile. L'assenza del
coordinamento ci renderà sicuramente più deboli in tutte le aziende
del gruppo tanto più che a fine anno scadrà anche il contratto
integrativo». Anche Valentino Gervasoni, della Fim-Cisl di Bergamo,
sottolinea l'importanza del ruolo del coordinamento di gruppo: «È
necessario ricostruire le condizioni affinché l'azienda ritiri la
disdetta e si riprenda il tavolo unitario della trattativa».
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