Governo e imprese accelerano sulla riforma dei contratti
Il ministro Damiano rassicura i sindacati sulla questione salari. Ma all’ordine del giorno c’è la revisione del modello contrattuale
Roma

 
Un nuovo tavolo tra governo e parti sociali sui salari e sul recupero del potere d’acquisto potrà essere aperto dopo l’approvazione definitiva in Senato della finanziaria e del protocollo welfare. Cesare Damiano, ministro del Lavoro, ha risposto ieri a Cgil, Cisl e Uil, dopo l’avvertimento mandato dalle tre organizzazioni al governo (ma anche alle imprese): senza risposte su contratti, politica fiscale, tutela del reddito e prezzi, a gennaio sarà proclamato lo sciopero generale.
In mattinata anche il vicepresidente (candidato alla presidenza) di Confindustria, Alberto Bombassei, aveva "invitato" il governo a «mandare un segnale forte, per evitare lo sciopero generale minacciato dai sindacati». Facendo, per la verità, un po’ le orecchie da mercante rispetto a quella parte delle rivendicazioni sindacali (il rinnovo di tutti i contratti scaduti, e ancora aperti) che chiamano Confindustria direttamente in causa. «Se Confindustria vuole dare un contributo concreto per evitare lo sciopero generale si impegni a chiudere nei prossimi giorni tutti i contratti ancora aperti», nota Gianni Baratta, segretario confederale Cisl.
Ad ogni modo, sia il governo che le imprese hanno recepito, almeno a parole, l’avvertimento dei tre sindacati confederali. Entrambi, non a caso, citano la riforma del modello contrattuale, il vero "piatto avvelenato" che si prepara per il nuovo anno. Dice Bombassei: «Sia Confindustria che le tre organizzazioni sindacali hanno in qualche iniziato a discutere di una politica salariale diversa, su cui il governo verrà coinvolto. Credo che tutto sommato ci sia un’atmosfera non dico positiva, ma quantomeno costruttiva da tutte le parti». E dice Damiano: «Per rispondere alle richieste sindacali bisognerà agire su più fronti. Prima su quello del rinnovo dei contratti e della revisione del modello contrattuale. Poi l’esecutivo dovrà mettere in campo interventi per una riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente, attraverso una revisione delle aliquote o una restituzione del fiscal drag». Cgil, Cisl e Uil sono al lavoro per definire una posizione comune in materia di modello contrattuale. Cosa piuttosto complicata, con Cisl e Uil che navigano su posizioni decisamente vicine a quelle di Confindustria, sullo spostamento del baricentro dal livello nazionale a quello aziendale.
La riforma del modello contrattuale si intreccia naturalmente con la questione dei rinnovi ancora aperti. Quello dei metalmeccanici, in primis, su cui si tratta in questi giorni (Bombassei ha detto ieri che l’obiettivo è di chiudere «entro la fine dell’anno»). Quello dei dipendenti pubblici. E poi ancora, il commercio, l’artigianato, i bancari, le imprese di pulizia, per un totale di circa sette milioni di dipendenti ad oggi senza contratto. In tutti queste vertenze, un comune denominatore: legare il salario al merito e alla produttività. s.f