COBAS Pubblico Impiegoaderente alla Confederazione COBAS
EMERGENZA SALARIALE NEL PUBBLICO IMPIEGO
Ormai lo dicono tutti: i salari in
Italia sono troppo bassi. Lo dice la Banca d'Italia e la
Confindustria, lo dice l’IRES (Centro Ricerche Economiche Sociali
della Cgil) che, scoprendo l’acqua calda, denuncia che tra il 2002 e
il 2006 ogni retribuzione in Italia ha perso potere d’acquisto per
circa 2 mila euro. Ma soprattutto questa situazione la vivono sulla
propria pelle tutti quei dipendenti pubblici che non arrivano alla
quarta settimana del mese... Ma l’elemento più sconcertante è che l’emergenza salariale diviene il pretesto da parte della Confindustria per rilanciare la solita ricetta, incontrando subito la disponibilità di CGIL, CISL e UIL: svuotamento del contratto collettivo nazionale e potenziamento del secondo livello di contrattazione (ovvero ancora meno soldi al salario contrattato nazionalmente a vantaggio della produttività). Insomma l’emergenza salariale per Confindustria e per CGIl, CISL e UIL, non si risolve agganciando la retribuzione al costo reale della vita, ma impoverendo ulteriormente i rinnovi contrattuali nazionali!!! Ma come stanno realmente le cose? Se oggi la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti (pubblici e privati) non arriva a fine mese questo avviene non certamente a causa del contratto nazionale, ma, al contrario, perchè gli accordi sindacali del 1992-1993 (la c.d. concertazione) hanno cancellato la scala mobile, cioè l’adeguamento automatico dei salari al costo reale della vita, ingabbiando i rinnovi contrattuali al meccanismo truffaldino dell’inflazione programmata che è meno della metà dell’inflazione reale. Se realmente tutti questi signori (Confindustria, Banca d’Italia e CGIL, CISL e UIL) hanno a cuore (ma quando mai?) la sorte economica dei lavoratori, c’è solo una strada da percorrere: riconoscere il fallimento della concertazione e reintrodurre un meccanismo che riallinei i salari al costo della vita.
E tutto ciò mentre si riempiono le
tasche dei dirigenti, e l’attuale governo discute se porre o meno il
limite di 274.000 euro annui (ovvero 20.000 euro mensili!) come
tetto alle retribuzioni dei dirigenti. E’ giunto il momento di
risollevare la testa proprio a partire dai rinnovi contrattuali nel
settore pubblico riaprendo la partita per i rinnovi dei contratti
nazionali che si pongano l’obiettivo di andare oltre gli accordi
siglati da CGIL, CISL e UIL. Contro salari di fame e precarietà, rompiamo la gabbia della concertazione! |
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