Inflazione da paura e pochezza delle proposte sindacali.

 

CGIL, È EMERGENZA INFLAZIONE GOVERNO CI CONVOCHI

'Ritorna l'emergenza inflazione e precipita su retribuzioni già in grande difficolta. I beni maggiormente colpiti sono quelli di prima necessità, col risultato di aggravare ulteriormente le condizioni materiali di lavoratori e pensionati'. A dirlo è la segretaria confederale della Cgil Marigia Maulucci, commentando i dati Istat diffusi stamani. L'inflazione, secondo quanto rilevato dall'istituto di ricerca, è salita a novembre al 2,4 per cento, un valore che non si registrava dal giugno del 2004. Sottolinea Maulucci: 'Occorre un intervento immediato e incisivo del governo su diminuzione delle accise, riorganizzazione della filiera distributiva i cui infiniti passaggi moltiplicano il prezzo finale dei prodotti, e un'azione diffusa di controlli e delle sanzioni verso qualsiasi intervento speculativo'. Conclude la dirigente sindacale: 'C'è anche un forte rischio di inflazione da contagio: l'inflazione che sale autorizza, a prescindere, il lievitare dei prezzi. Una situazione che ricorda il passaggio dalla lira all'euro, esperienza che non deve ripetersi. Nella piattaforma Cgil Cisl Uil abbiamo costruito una serie di proposte a tutela dei redditi da lavoro dipendente e da pensione. E' ora che il governo ci convochi e apra finalmente il negoziato su questi temi'.   -   30/11/2007  14.31

La segretaria Cgil rileva un dato ovvio (l'inflazione aumenta), fa un'analisi facile e scontata (l'inflazione mangia i salari), lancia una preoccupazione evidente (indica l'emergenza salari e chiede urgentemente un incontro al Governo). Fin qui tutto bene. Ma vediamo con quali proposte Cgi Cisl Uil intendono affrontare questa emergenza e cosa in definitiva si vuole chiedere al Governo.

Il riferimento che viene citato è il documento Cgil Cisl Uil votato dalla assemblea nazionale tenuta a Milano il 24 novembre scorso (vedi la nostra precedente nota riguardo a quella assemblea).

Non stiamo ora a ripetere le osservazioni rispetto a quella assemblea (praticamente una passerella per i segretari nazionali a beneficio della stampa e con un pubblico prevalentemente di pensionati) ma vediamo cosa si dice nel documento conclusivo sull'emergenza inflazione e sulle proposte sindacali.

Il documento in realtà si articola in una serie di proposizioni generali (riduzione delle ritenute irpef, verifica della tassazione locale, detrazioni sui mutui e sugli affitti, altri tipi di agevolazioni fiscali, ecc) che sono strettamente legate alla discussione sulle leggi finanziarie. Il fatto di aprire solo ora un confronto col Governo, con la finanziaria 2008 già in fase di approvazione fa capire quanto sia solo propagandistica la pretesa sindacale di avere benefici immediati e significativi su queste materie.

Più nel dettaglio, per quanto riguarda il controllo dei prezzi e delle tariffe, si fanno sostanzialmente due proposte:

  1. ridurre il peso dell'IVA su alcuni beni e servizi (dal 20 al 10%), alleggerire la tassazione su Gas e Carburanti, mantenere inalterate le tasse e le tariffe comunali (tipo tassa sui rifiuti). Praticamente si chiede un controllo sui prezzi attraverso la leva fiscale e non già sui profitti (ormai l'idea che lo stato pafghi tutto è passata anche nel sindacato)

  2. Costituire un tavolo di concertazione permanente per monitorare prezzi e tariffe.

Un po poco se quella a cui bisogna rispondere è una emergenza.

Non sarebbe meglio elencare al Governo una serie di beni e tariffe su cui chiedere di applicare (in questa fase di emergenza almeno) un prezzo amministrato o controllato ??. E non sarebbe meglio, in materia di affitti chiedere (almeno in questa fase di emergenza) una specie di limite (tipi equo canone??).

In realtà la proposta sindacale rimane generica e farraginosa perchè di fatto non riesce a mettere in discussione la legittimità del libero mercato. Riconosce ai prezzi la possibilità di aumentare e pensa di calmierane la dinamica non già attraverso scelte che coinvolgano anche i profitti e le rendite (se è emergenza servirebbe una solidarietà generale) ma attraverso una riduzione delle entrate dello Stato.

Così, per ridurre le dinamiche di aumento di prezzi e tariffe, succede che i profitti e le rendite ne rimangono intonsi ed a pagare sarà ancora una volta la disponibilità di entrate per il finanziamento del welfare, cioè ancora una volta i lavoratori.

E' un po come urlare all'emergenza, alzare la voce, ma senza in realtà voler dare fastidio a nessuno.

1-12-2007

COORDINAMENTO RSU