Il punto della settimana / Dopo l'approvazione del ddl welfare

I sindacati e la concertazione del futuro

di Paolo Andruccioli

Il dibattito politico sul protocollo del welfare del 23 luglio e l’accidentato percorso parlamentare hanno messo in evidenza molti guai del centro sinistra e del rapporto tra governo e parti sociali. I giornali e i grandi media hanno sottolineato i punti di possibile rottura e di possibile crisi del governo di Romano Prodi. In particolare si è parlato moltissimo di lavoro precario, lavoro a chiamata o “job on call” come si usa dire nella terminologia anglofila dei giuristi del lavoro. Si è parlato di lavoro a tempo determinato, part time, lavori usuranti, ulteriori elasticità del mercato del lavoro. Il focus, il punto di vista, che l’informazione ha scelto o comunque privilegiato è stato però quello politico: la crisi possibile e sempre presente di un governo di centrosinistra che aveva messo nel suo programma elettorale il superamento della famosa legge 30 e che ora però – strattonato da potenti settori confindustriali e moderati – non riuscirebbe a rispettare le promesse.

In questa breve analisi a commento della settimana che si chiude non è il caso di riproporre tutti i punti dell’accordo politico sull’applicazione del protocollo di luglio, che si possono consultare negli articoli linkati nella colonna a sinistra. Quello che invece è stato messo poco in evidenza e che meriterebbe ulteriori approfondimenti nei prossimi giorni riguarda il ruolo del sindacato. Intendendo il ruolo del sindacato sia dal punto di vista generale, ovvero come soggetto politico che tratta con le parti e con il governo le scelte politiche appunto generali. Sia dal punto di vista del suo ruolo nella società e in particolare – come è ovvio – nel mondo del lavoro. Il protocollo del luglio 2006 e il dibattito politico-parlamentare che ne è scaturito richiedono una discussione più approfondita sul ruolo del sindacato e sul modello di concertazione che si vuole per il futuro per rispondere a problemi oggi in parte simili ma in parte anche assai diversi da quelli che il paese aveva negli anni Novanta del secolo scorso.

Tanto per semplificare e schematizzare al massimo un discorso che andrebbe approfondito e sviluppato, si può dire che le novità, su questo fronte sono almeno tre:

1) La prima riguarda il ruolo dei sindacati confederali come soggetto politico generale. Dal governo Berlusconi al governo di Romano Prodi si sono fatti passi avanti (visto che con Berlusconi e Tremonti la concertazione era stata praticamente abolita). Ma il modello di concertazione che si pratica oggi lascia ancora molti punti oscuri e non chiariti. Inoltre le questioni di aggiustamento nel modello sono state in questo caso complicate da ulteriori problemi politici. Ne citiamo solo uno: è corretto intervenire per modificare un testo di accordo sottoscritto dalle parti e sottoposto al referendum? Qual è il ruolo delle parti e quello del Parlamento? Che cosa significano le affermazioni fatte da molti parlamentari di sinistra, che hanno polemizzato con i sindacati accusandoli di corporativismo perché non erano intenzionati a modificare il protocollo?

2) La seconda questione riguarda il “ritorno” della contrattazione. Forse è sfuggito ai più, ma nel bailamme parlamentare è emersa un ri-proposizione della contrattazione che non era forse stata messa in conto. Non sappiamo se in modo strumentale e opportunistico, o in modo convinto, ma è evidente che su molti dei punti più caldi del protocollo il legislatore e la politica hanno deciso di rimandare la definizione delle questioni alla contrattazione nazionale e aziendale: succede per il part time, come in molti altri punti, uno dei quali (forse il più famoso) è quello che rimanda alla contrattazione la deroga per il lavoro a chiamata nei settori del turismo e dello spettacolo.

3) Infine terzo punto – ma non ultimo per importanza – riguarda il ruolo del sindacato come fornitore di servizi. In molte delle leggi varate in questo periodo o delle nuove normative (i flussi dell’immigrazione per esempio) viene rivalutato il ruolo dei patronati. Sono tutte novità che andrebbero capite e su cui è necessario cominciare a riflettere.

 

(www.rassegna.it, 30 novembre 2007)