Noi delegati della “rete 28 aprile nella cgil per la indipendenza e la democrazia sindacale” sosteniamo che la modifica dell'articolo 2112 del codice civile sulle cessioni di ramo d'azienda è assolutamente indispensabile, ma in una direzione diversa da quella avanzata da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil sulle pagine del manifesto. Quello che condividiamo è l'abrogazione dell'articolo 32 del decreto legislativo 276, che ha deregolamentato le cessioni di ramo d'azienda: è auspicabile che l’abrogazione di questa parte della legge 30 avvenga al più presto.
Al contrario, riteniamo negativo il punto relativo alla “responsabilità solidale”, quando Cgil, Cisl E Uil propongono che il cedente debba garantire la stabilità, all'interno del ramo ceduto, “per almeno l'intera durata dei contratti di servizio e comunque per un periodo minimo di 48/72 mesi”. Visto infatti che i lavoratori vengono ceduti con il contratto a tempo indeterminato - e tutti sanno che all'atto pratico alla fine della commessa non avranno più un posto di lavoro o verranno tagliati salari e diritti - la slc-cgil non puo’ non partire da una richiesta dove anche i diritti siano a tempo indeterminato, perché di fatto è come se i lavoratori passino a un contratto a tempo determinato pari al periodo della commessa, con il rischio tra l’altro di legittimare uno schema di licenziamenti mascherati spalmati nel tempo.

In parlamento ci sono proposte di legge che vanno proprio in questa direzione e riteniamo che la slc-cgil debba muoversi per stimolare questo tipo di schema. Segnaliamo che nel settore bancario sono stati siglati diversi accordi sindacati/aziende di cessione di ramo d'azienda dove la responsabilità della banca cedente sul lavoratore ceduto è per sempre. Se le cessioni di ramo d'azienda fossero vere allora le aziende non dovrebbero avere problemi a prendersi questa responsabilità.

Inoltre una seria battaglia sindacale/legislativa non dovrebbe prescindere dal diritto di opposizione del lavoratore alla cessione, così come peraltro indicato in un’altra proposta di legge, la 2261, presentata alla Camera dei deputati. Un pronunciamento della Corte di Giustizia europea ha sancito la legittimità di normative che prevedano il diritto del lavoratore di "opporsi al trasferimento del suo rapporto di lavoro". Non dobbiamo più assecondare politiche imprenditoriali che scaricano sui lavoratori il rischio d'impresa.

A differenza di Cgil, Cisl e Uil, non leggiamo il recente accordo siglato con Vodafone-Comdata come una “vittoria” del sindacato: Vodafone fa più di 4 miliardi di euro di utile all'anno, è un’operazione fatta chiaramente per ridurre il numero dei lavoratori e il costo del personale. I diritti che seguono la commessa, anche se per 7 anni, non assicurano prospettive di stabilità e certezza dell'occupazione. Si passa di fatto da un contratto a tempo indeterminato a uno a tempo determinato, legato a un contratto di servizi a scadenza: alla fine della commessa, lavoratori divenuti troppo costosi (perché ceduti ad azienda con diritti e salari più bassi) perderanno il posto di lavoro o vedranno ridotti proprio quei salari e diritti.
Dubbi espressi peraltro, con un no all’accordo, da un gran numero di lavoratori Vodafone chiamati al voto. Ricordiamo che su questi presupposti i lavoratori Vodafone Italia non avevano dato il mandato a trattare. Riteniamo dunque urgente una riflessione approfondita dentro il sindacato su questi temi, e auspichiamo una mobilitazione di settore contro le esternalizzazioni e la precarizzazione, per il lavoro e i diritti a tempo indeterminato.

DELEGATI TELECOMUNICAZIONI DELLA RETE 28 APRILE NELLA CGIL
PER L’INDIPENDENZA E LA DEMOCRAZIA SINDACALE
(ilblogdellarete28aprile.blogspot.com)