|
LEGARE LA PRODUTTIVITA’ ALLA
FLESSIBILITA’ E’ LA ‘SUBLIME’ IDEA DI CONFINDUSTRIA PER RILANCIARE
SUL COSTO DEL LAVORO
Dichiarazione alla stampa del
Segretario generale della Flai-Cgil Franco Chiriaco
“La definizione di produttività legata
alla flessibilità degli orari di lavoro è una teoria economica priva
di qualsiasi fondamento, di cui non vi è alcuna traccia in nessun
manuale sulla materia. La produttività è, piuttosto, la resa
dell’unità di lavoro in termini di prodotti vendibili ed è, quindi,
direttamente riconducibile alla loro qualità e a quella del lavoro.
Dovrebbe saperlo bene Carlo
Dell’Aringa, che della materia è docente ma che dalle colonne de ‘Il
Sole 24 Ore’ tenta ugualmente di spacciare la flessibilità come la
conditio sine qua non senza la quale nel nostro paese è impossibile
aumentare la produttività del sistema-impresa.
Aumentare gli orari di lavoro e
chiedere alle organizzazioni sindacali di accettare la
contrattazione della loro flessibilità è, allora, un modo poco
arguto per riproporre il tema del costo del lavoro nel nostro paese.
L’idea ‘sublime’ di Confindustria è che solo aumentando gli orari a
parità di salario il costo del lavoro possa subire una diminuzione
tale da permettere alle imprese italiane di mantenere le produzioni
nel nostro paese.
Per risolvere la questione
dell’elevato costo del lavoro gli imprenditori hanno, infatti, da
tempo trovato le soluzioni che si sono espresse in molteplici e
strutturali delocalizzazioni delle produzioni verso quei paesi dove
i costi sono assai inferiori ai nostri, causando traumi
occupazionali inestimabili e la contrazione del mercato del lavoro
in Italia.
Fino a qualche tempo fa bastava
spingersi nei vicini paesi dell’Est ma ora che il costo del lavoro
sta aumentando anche li gli imprenditori fuggono altrove, verso
l’India o la Cina. E quando anche in questi paesi il costo del
lavoro aumenterà, dove andranno i nostri imprenditori a cercare di
vincere la sfida dei mercati internazionali con il minor sforzo
possibile?
Gli imprenditori - e chi dalle colonne
dei più importanti quotidiani nazionali prende quotidianamente le
loro difese - dovrebbero piuttosto sapere che la produttività si fa
con la qualità delle produzioni. E quindi, anche con la qualità del
lavoro.
Qualità del lavoro che viene sancita,
rispettata e garantita dal contratto nazionale di lavoro e, ove
presente, dalla contrattazione di secondo livello.
Le organizzazioni sindacali e in
primis la Cgil vengono spacciate come anti-modernisti che difendono
strenuamente il contratto nazionale, giudicati piuttosto come un
qualcosa di superato e che costituisce un freno alla produttività
delle imprese.
Si contrappone, quindi, un sistema di
relazioni industriali ottocentesche in cui il ‘padrone’ decide di
interagire direttamente con il lavoratore come e quando vuole, a suo
buon cuore.
Si chieda a Confindustria se pensa
veramente di estendere la contrattazione aziendale al 75% delle
imprese italiane che ad oggi non la praticano. Quale sarebbe la loro
reazione ad una proposta di questo tipo? Quali sarebbero le
dichiarazioni di chi fino ad oggi non ha mai pagato un euro in più
ai propri dipendenti di quelli previsti dal contratto nazionale?
Rimango dell’idea che se Montezemolo e
Bombassei presentassero veramente questa proposta ai propri
associati sarebbero loro i primi ad essere delocalizzati.”
|