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Pubblichiamo la dichiarazione di voto collettiva
al direttivo Cgil Lombardia tenutosi ieri 14 novembre. La votazione
sul documento conclusivo ha visto 80 voti a favore, 31 contro e 4
astenuti. [RETE28APRILE] LOMBARDIA DICHIARAZIONE DI VOTO COLLETTIVA Esprimiamo la nostra contrarietà al documento finale perché non capiamo quale sono i motivi che stanno alla base della sofferenza espressa verso la FIOM, la Rete 28 Aprile, Lavoro e Società. Rivendichiamo il diritto al dissenso che non ha nulla a che vedere con la Confederalità. Sarebbe necessario aprire un confronto sul futuro della rappresentanza sociale, del sindacato come soggetto autonomo e democratico in una fase di grandi cambiamenti a livello politico e sociale. Si è aperta una discussione che conclude una consultazione che ha visto prevalere il sì; si conclude con un processo politico e un rinvio a giudizio per tutti i gruppi dirigenti che avevano scelto o sostenevano il no, una vera e propria caccia alle streghe nei confronti di delegati e militanti della Cgil che hanno fatto campagna per il no. Abbiamo fatto campagna per il no e la rivendichiamo come diritto in una consultazione ove il sì e il no avrebbero dovuto avere pari dignità, essendo il voto quello che alla fine doveva decidere. Il diritto al dissenso, anche pubblico, dei gruppi dirigenti e il pluralismo, anche su questioni come quelle del protocollo del 23 luglio 2007, restano un patrimonio irrinunciabili per la vita democratica in questa Cgil si o no? Sono necessarie si o no regole certe e certificate per la costruzione e la consultazioni delle piattaforme da presentare? I referendum sugli accordi (contratti, accordi confederali, accordi di gruppo e/o aziendali) devono si o no essere obbligatori e regolamentati per legge? I lavoratori devono essere protagonisti nella costruzione degli obbiettivi e nelle decisioni che le categorie e/o la Cgil intendono perseguire e raggiungere? Una CGIL indipendente e autonoma, rappresentante degli interessi dei lavoratori, che si rapporti al governo, qualunque esso sia, in termini di controparte, non è più compatibile? Si invoca una sorta di centralismo democratico contro il diritto inalienabile di esprimere pubblicamente il proprio pensiero: Lo si nega nei fatti dal momento in cui gli si nega la possibilità di esprimersi. Si mobilita l’organizzazione in una discussione generale su questo terreno allo scopo di decidere in merito (cosa non fatta, per esempio, sulla valutazione del protocollo e in altre occasioni di fatti rilevanti) e si glissa sul rilancio delle questioni di fondo e della difesa dell’organizzazione rispetto al tentativo di modificarne regole interne e fisionomia anche in riferimento alla prossima conferenza organizzazione. No, così non ci siamo ed è per questo che esprimiamo il nostro voto contrario al documento presentato. Walter Tanzi Carlo Carelli Paolo Grassi |
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