Questa è la notizia. L'altra notizia è che i lavoratori hanno saputo la cosa non dai loro sindacati (dai quali neppure una nuvola di fumo) ma dalla Confindustria che almeno ha diramato una agenzia di stampa in proposito.
Ora come impedire che a tutti comincino a sorgere dei dubbi e, assieme a questi ci si cominci pure a preoccupare. Nella sua breve nota di agenzia Montezemolo dimostra di avere le idee chiarissime su quelle che sono le finalità e gli obiettivi dell'incontro. I sindacati ovviamente ci andranno, con più (CISL e UIL) o meno (CGIL) entusiasmo ma ci andranno sostanzialmente perchè tutti sono comunque d'accordo con Montezemolo che l'attuale modello sindacale non funziona più e va quindi cambiato.
Già ... e perchè non funziona più (se mai abbia mai funzionato) ??? Questa è una discussione che manca completamente dentro al sindacato e che nessuno ha mai organizzato coinvolgendo direttamente i lavoratori. Certo usciamo da settimane di dichiarazioni sindacali (ma anche padronali e Governative) roboanti sulla perdita di potere salariale e da enfatiche spiegazioni sul perchè ....
prima spiegazione. Ci si dice che i salari sono diminuiti perchè a fronte di una inflazione ridotta ha perso di efficacia una contrattazione che si basava invece e proprio sull'inflazione e che ora la contrattazione del salario deve basarsi principalmente sulla produttività e redditività di impresa. Ma quale inflazione ?!! ... I nostri segretari nazionali sanno benissimo che i contratti sono stati fino ad ora obbligati (grazie alla concertazione) a cercare di portare a casa almeno l'inflazione programmata (che non coincide mai con quella reale) e che con ciò veniva di fatto programmata la riduzione del potere d'acquisto delle nostre retribuzioni. Da notare che la stessa argomentazione era stata in parte utilizzata anche per giustificare l'abolizione della scala mobile ed abbiamo visto i risultati. Bassa o alta che sia l'inflazione, la tutela delle retribuzioni passa comunque e sempre sul suo recupero. Ogni discussione che porta a sminuire questa verità è destinata a sostenere unicamente ipotesi di ulteriore perdita del potere d'acquisto dei salari.
seconda spiegazione Ci si dice che se vogliamo aumentare i nostri salari bisogna aumentare il legame della loro contrattazione alla produttività e questo perchè fino ad oggi questo obiettivo è stato scarsamente realizzato. Già .. ma perchè non è stato realizzato ? Se osserviamo attentamente all'esperienza di questi anni di contrattazione decentrata scopriamo che il recupero della produttività sulle retribuzioni è stato demandato alla contrattazione del "premio di risultato" o come in altro modo chiamato "premio di partecipazione, che tutto è meno che uno strumento per la redistribuzione della maggiore ricchezza prodotta. Infatti il così detto premio di risultato funziona in realtà più come un cottimo che come un premio di produzione. I lavoratori fissano con l'azienda degli obiettivi di maggiore produttività e di risultati di redditività dell'impresa, e concordano che solo se questi risultati saranno raggiunti avranno un ritorno economico in termini retributivi, totale o parziale a seconda del grado di raggiungimento dell'obiettivo. Inoltre questo risultato non è capitalizzato nella retribuzione ma vale solo per il periodo preso in oggetto, dopo di che tale valore viene azzerato. Per riottenerlo bisogna allora fissare nuovi obiettivi di incremento della produttività e remunerabilità aziendale. Praticamente per mantenere i9nalterata la propria retribuzione di produttività bisogna in continuazione aumentare la produttività e la redditività aziendale, ossia bisogna ogni volta rendersi disponibili a lavorare di più o come di volta in volta vuole l'azienda. Un meccanismo perverso che in realtà non fa che sancire una pesante subordinazione del lavoro all'interesse di impresa in cambio di un risultato salariale variabile (quindi precario). Ora ci sembra strano che Cgil Cisl Uil non comprendano come questo modo di contrattare la redistribuzione della ricchezza legata alla produttività non porti a nulla se non ad aumentare l'intensità di lavoro e la subordinazione del lavoro all'interesse di impresa. Ci sembra strano ma è provato che Cisl e Uil puntino oggi nel confronto di confindustria a far diventare questo meccanismo (legato alla contrattazione decentrata) il perno del nuovo modello contrattuale. Certo la Cgil sembra avere più cautela ma sul merito non riesce a dire nulla di preciso nè tanto meno di diverso.
E' paradossale ma mentre tutti lanciano il loro grido di dolore per la continua riduzione del potere d'acquisto dei salari, le proposte che avanzano sono quelle che renderanno automatica la progressiva e continua riduzione del salario. Lo stesso Bonanni (Cisl) in una delle sue tracimazioni si è lasciato scappare la frase .... "mai più salario a prescindere" .... a prescindere da cosa ???????
Ora il fatto è che Montezemolo chiama alla trattativa e Cgil Cisl Uil ci vanno, senza una proposta compiuta, discussa, votata e condivisa dai lavoratori.
Quella che si apre non è una trattativa da prendere sotto gamba e siopratutto non è (come ci dicono i nostri segretari nazionali) un semplice incontro di verifica e di aggiustamento di un modello che ormai data di oltre 10 anni e che richiede una piccola manutenzione. In realtà si va a discutere di qualità e quantità contrattuale, cioè di un modello che deciderà del futuro di milioni di lavoratori.
L'unica cosa che sappiamo e possiamo dire noi è che Cgil Cisl Uil non hanno alcun mandato a discutere di queste cose senza un preciso mandato dai lavoratori. E' vero che il SI all'ultimo referendum li ha convinti di essere delle divinità intoccabili e li ha convinti che ormai possono fare tutto senza alcun obbligo di mandato , ma questo vuol dire solo una cosa e cioè che ha ragione Bonanni ..... "a prescindere" .... dai lavoratori.
13.11.2007
COORDINAMENTO RSU |
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