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Riceviamo e pubblichiamo
Siamo alle solite, si, siamo proprio alle
solite: Questa frase me la ripeto a bocca chiusa, mentre fisso il
trafiletto durante il telegiornale del primo mattino.
Siamo alle solite, quando ad un tratto una frase di mio figlio mi
distoglie dal video: Notizie incoraggianti, quasi quasi oggi non
vado a lavoro, così sono sicuro di esserci stasera a casa,
Lo guardo in silenzio, rifletto e prima che risponda a quella frase
piena di amarezza mi dice ancora:
Babbo fammi capire, tu sei un Rls (Rappresentante dei lavoratori per
la sicurezza), so quello che fai, so quanto scrivi insieme a Marco e
Andrea e mi domando se serve; ma chi vi da una mano in questa vostra
battaglia?Il sindacato?Anche ieri ne sono morti in 5 e il sindacato
che risposte ha dato?Nemmeno un comunicato, nemmeno uno sciopero,
magari nazionale e se penso che quando c'era il governo Berlusconi
si scioperava su tutto, oggi non bastano 5 morti al giorno.
Mentre parla i miei occhi incrociano quelli di mia moglie, anche lei
in silenzio, lei che ha condiviso la mia e la nostra lotta perchè
finisca questa mattanza.Mio figlio ha 21 anni ed è metalmeccanico,
non lo avevo mai sentito così critico e amareggiato ed io non mi
sono mai sentito così, messo in silenzio, con risposte forzate
sapendo che in quel che dice vi è una forte, fortissima verità, ed
è stata una frustata che di colpo ha cancellato quel sorriso che
l'altro figlio con un sms sul telefonino mi aveva inviato giorni
prima: "Babbo sono orgoglioso di te, per l'articolo che io, Marco e
Andrea avevamo scritto sui contratti a tempo, sugli interinali, di
cui lui purtroppo come tanti altri ne fa parte.
Beve il suo caffè, quel caffè da me preparato dopo essere tornato
alle 6.15 dal lavoro, dal turno di notte, si alza, saluta con un "
ci vediamo stasera", prende la sua auto come tutte le mattine per
fare 30-35 km, per raggiungere il suo posto di lavoro.
Lo guardo partire e ripenso a quella frase: Quasi quasi oggi non
vado a lavoro, così sono sicuro di esserci stasera, e allora un
brivido mi trapassa il corpo, il corpo di un padre impegnato nel
mondo della sicurezza sul lavoro, un mondo in cui chi ci dovrebbe
tutelare lo svolge in maniera superficiale ed intanto si continua a
morire.
In 3 anni tante sono state le battaglie vinte, alcune?Dalla rete
degli Rls, agli articoli sui giornali, dalle sovrascrizioni nei
telegiornali, a trasmissioni sulle reti, ai contatti con Rls e
associazioni, con Ministri e sottosegretari, con segretari di
partito, per finire con lo scrivere al Presidente della Repubblica
Napolitano, da cui più volte abbiamo avuto risposta, e lo
ringraziamo perchè, più volte, in prima persona ed a chiare parole
ha chiesto più interessamento al Parlamento su questo problema.
Purtroppo siamo in Italia, la coscienza è un opzional, i media
scansano volentieri il problema, le menti geniali gradiscono di più
trasmissioni tipo- l'isola dei famosi ad un dibattito di fronte ad
operai o RLS cui mettono a nudo la cruda realtà di come si vive oggi
in fabbrica (mobbing, stress, turni, leggi non applicate o aggirate
a proprio piacimento).Viene davvero voglia di dire: BASTA!!!Ma chi
te lo fa fare, ma, allo stesso tempo mi dico, ci diciamo che
dobbiamo insistere, dobbiamo provarci anche solo pensando alla
memoria di quelle MORTI BIANCHE e soprattutto per far sentire a
questi ragazzi che non sono soli, che non sono abbandonati a se
stessi.
Marchi Mauro-Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Email: marchimassimiliano@alice.it; marchi.mauro@alice.it
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