Mi chiamo Donato Auria, sono un operaio che ha
lavorato per dodici anni alla FIAT-SATA di Melfi, fino a
quando un bel giorno sono stato buttato fuori con
l’accusa di essere un sovversivo.
E’ successo tutto così all’improvviso. Il mattino del 16
Ottobre, dovevo fare il secondo turno ed ero ancora a
letto, potevo approfittarne, invece alle 6 del mattino
qualcuno bussa alla porta, è la Digos, c’è un mandato di
perquisizione.
Controllano, frugano, leggono, guardano dappertutto,
fanno il loro lavoro, non trovano nulla, forse anche
loro hanno capito con chi hanno a che fare: un operaio
che è solo un attivista sindacale che ha fatto tante
denunce, padre di tre figli e moglie a carico che sta in
una casa di 60 metri quadrati, dove non c’è spazio
neanche per i letti singoli. Qualche figlio si deve
arrangiare con il letto a castello.
Non fanno in tempo ad uscire da casa che la FIAT si sta
già attivando. Viene subito preparata la lettera di
sospensione che nei fatti è già quella del
licenziamento.
Forse era solo un’impressione, ma nell’ultimo periodo in
fabbrica c’era qualcosa di strano, lo dicevo anche ai
miei compagni di lavoro, qualcuno mi invitava a farmi
gli affari miei, a lasciare perdere il sindacato, mi
diceva: la FIAT è potente.
Prima dei 21 giorni si facevano gli scioperi e
fioccavano i provvedimenti disciplinari, dopo i famosi
21 giorni gli scioperi si facevano lo stesso ma i
provvedimenti disciplinari non arrivavano.
Forse era solo un presentimento un giorno dissi a mia
moglie: la lotta dei 21 giorni, gli scioperi per i
carichi di lavoro, le denunce, la FIAT chi sa cosa sta
preparando per farmela pagare?
Arriva all’improvviso la risposta alla mia domanda, una
notifica da parte della DDA di Potenza nella quale
risulto essere indagato per associazione sovversiva a
fini terroristici, scatta il licenziamento.
Per dodici anni, sono stato più volte comandato dalla
Fiat a Melfi ad accettare più operazioni di lavoro,
ritmi sempre più intensi in tempi più ristretti. Gli
stessi dodici anni in cui ho cercato di difendere la
pelle, non usando la malattia o il certificato medico
come strumento di difesa individuale ma lo sciopero come
arma collettiva per rivendicare il miglioramento delle
condizioni di lavoro. Le denunce agli Enti Competenti.
Niente altro.
Il fatto di continuare a denunciare che gli operai
ammalati a causa dei ritmi e delle operazioni di lavoro
alla FIAT-SATA di Melfi non sono più centinaia ma
migliaia, che gli Enti Preposti al Controllo nulla hanno
fatto per evitare ciò, di non essermi assoggettato
all’azienda, di non aver accettato di girarmi d’altra
parte e di pensare agli affari propri e di organizzare
gli scioperi con operai iscritti e non iscritti al
sindacato è questo il vero motivo che ha fatto scattare
il licenziamento nei miei confronti.
La FIAT, confermando la propria autorità in un paese
dove tutto gli è concesso, senza dar conto a nessuno e
senza chiedere il parere degli operai, ha dichiarato che
la mia presenza in azienda è incompatibile con un clima
di civile convivenza e mi ha licenziato.
Poiché ha voluto troncare i contatti che avevo con i
miei compagni di lavoro, ritengo che il blog possa
essere uno strumento utile per continuare a parlare con
gli operai come me, nonché una finestra dove tutti
possano dire la loro, senza in ogni modo travalicare,
perché questo potrebbe fare piacere solo alla stessa
FIAT.