|
Tratto dal sito di Beppe Grillo
--------
La legge Maroni, o legge 30,
doveva essere subito abolita da questo Governo. Nel programma
dell'Unione la legge Maroni è citata 28 volte ai
fini di emendarla o abolirla. L'Unione si era impegnata a cambiarla
radicalmente con i suoi elettori. Non ha mantenuto le
promesse. Ora anche gli organismi internazionali cominciano
a chiederci perchè stiamo trasformando gli italiani in Schiavi
Moderni. La
ILO, Agenzia delle Nazioni
Unite per i Diritti del Lavoro ha convocato Damiano.
Il ministro ha preferito non farsi impallinare e ha mandato la sua
direttrice generale che ha dato la colpa al precedente Governo.
Il professor Mauro Gallegati mi ha inviato una
lettera sull'argomento.
Scarica il libro "Schiavi Moderni",
412.000 copie downloadate!
"Con il pretesto della flessibilità per modernizzare il mercato del
lavoro, la legge 30 ha creato una situazione di precarietà
preoccupante. Per le statistiche ufficiali, i contratti a
termine sono diventati quasi l'unico modo che hanno i
giovani di trovare un impiego ma poi è raro che questi si traducano
in lavori stabili, con un rapporto di 1 a 25.
Stanno aumentando le distorsioni del mercato del lavoro,
specialmente nel Sud del Paese dove la diminuzione del tasso di
occupazione ha raggiunto livelli allarmanti".
Non sono le considerazioni note della sinistra radicale o dei
metalmeccanici Fiom, critici sul Protocollo del governo perché
conserva gran parte della legge 30, ma le osservazioni della
Commissione di esperti dell'International Labour Organisation, ILO,
Agenzia delle Nazioni Unite per i diritti del lavoro.
È passata inosservata la notizia che il nostro Governo, tramite il
ministro Damiano, è stato convocato
in un'audizione speciale nel corso della 96° Conferenza
internazionale del lavoro, a giugno a Ginevra, per discutere della
situazione in Italia e degli effetti della legge 30,
che ha suscitato non poche perplessità nella comunità
internazionale. L'ILO ha un ruolo normativo e di controllo
sull'applicazione delle norme internazionali, oltre che di sostegno
ai governi nel perseguimento del "Lavoro dignitoso" contro la
deregolamentazione dell'occupazione e la negazione dell'intervento
pubblico di protezione sociale. Dai verbali dell'audizione italiana
emerge con chiarezza "l'incompatibilità" delle
riforme del governo Berlusconi rispetto alla Convenzione 122
sulle politiche del lavoro. La Convenzione, ratificata dall'Italia
nel 1971, impone agli Stati membri l'adozione di "programmi diretti
a realizzare un impiego pieno, produttivo e
liberamente scelto" e in generale "l'elevazione dei livelli
di vita, attraverso la lotta alla disoccupazione e la garanzia di un
salario idoneo".
Per la Commissione composta da 20 giuslavoristi di tutto il mondo,
"l'unico fine perseguito dal vecchio governo è la liberalizzazione
del mercato del lavoro secondo un modello di contrattazione sempre
più individualizzata, a discapito di politiche territoriali di
sviluppo nell'industria e nella ricerca, fondamentali per assicurare
competitività nei settori innovativi, anziché cercare di competere
con le economie emergenti sul costo del lavoro". La Commissione ha
chiesto di rispettare la Convenzione 122 con "un ritorno alla
centralità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato
come forma tipica di occupazione", attraverso una concertazione che
vada a beneficio dei lavoratori, in termini di condizioni salariali
e di vita, e non solo delle imprese.
All'audizione dell'Ilo non ha partecipato il ministro
Damiano, seppure convocato formalmente, ma Lea
Battistoni, che al ministero è direttore generale del
mercato del Lavoro. Dopo avere premesso che il nuovo esecutivo è in
carica da troppo poco tempo per mostrare già i risultati delle
proprie politiche, Battistoni ha rassicurato la Commissione
spiegando che le richieste dei sindacati erano state prese in
considerazione e che non c'è motivo di preoccuparsi
per il mancato rispetto delle convenzioni internazionali da parte
dell'Italia: "Questa discussione - ha detto - sembra appartenere al
passato, a un altro governo".(tratta da Il Manifesto del 16 ottobre
2007, a firma Vittorio Longhi).
Chi è la ILO
Sito della ILO
Questo problema è una vergogna
Italiana! |