Il contratto nazionale alla Cisl piace leggero
Asse Bonanni-Confindustria per «riformare» (in peggio) il modello contrattuale. «Subito il tavolo». La Cgil non replica. La Rete 28 Aprile dice un no «grande come una casa»
m.ca

 
Cisl e Confindustria inseguono da anni la modifica del modello contrattuale. La prima intende potenziare la contrattazione aziendale a scapito di quella nazionale. La seconda vuole lo scalpo del contratto nazionale, poi si vedrà (la disponibilità padronale ad alzare ed estendere davvero la contrattazione aziendale è tutta da dimostrare). Un progetto convergente, stoppato fin qui dalla Cgil. Dopo l'accordo di luglio, Cisl e Confindustria sentono che la meta è più vicina e stringono la tenaglia sulla Cgil.
Questo il nocciolo «politico» della Conferenza d'organizzazione della Cisl, aperta ieri con un classico gioco delle parti (e di sponda) tra il segretario generale Raffaele Bonanni e il direttore di Confindustria Maurizio Beretta. Esordisce il padrone di casa: «Ci attendiamo ad horas una convocazione da parte degli imprenditori. Abbiamo insieme ottenuto dal governo gli incentivi per la contrattazione decentrata. Ora è il momento delle nostre responsabilità». Il momento d'aprire il più volte annunciato e sempre rimandato «tavolo» sul modello contrattuale. Fosse per noi, replica Beretta, «siamo pronti a farlo anche domani». Ma non essendoci ancora il sì al negoziato della Cgil, la convocazione non può partire. Detto che sarebbe «grave» se Epifanni dicesse no, Confindustria resta in fiduciosa attesa.
Per portarsi avanti con il lavoro, Bonanni le sue carte sul tavolo le ha già messe ieri: il contratto nazionale, a cadenza triennale, deve assicurare «esclusivamente» la tutela salariale rispetto all'aumento del costo della vita, tutti gli incrementi di produttività vanno redistribuiti con la contrattazione aziendale. Questa è «la strada maestra per lavorare di più, produrre di più, guadagnare di più e stare tutti meglio». Notiamo solo di passaggio che l'avverbio «esclusivamente» applicato a contratti nazionali che da oltre dieci anni non riescono «neppure» a tenere il passo con il costo della vita è surreale.
Sulla riforma del modello contrattuale Epifani ieri è rimasto abbottonato e coperto. Ha parlato, invece il segretario della Fiom Giorgio Cremaschi, a nome della Rete 28 Aprile che boccia con un no «grande come una casa» la ricetta Cisl. «E' sbagliata, pensa di guarire la malattia aumentando le dosi del male». La proposta Bonanni ricalca la linea che portò all'abolizione della scala mobile con la «promessa» di più salario nella contrattazione. Il risultato si è visto: il salario italiano è sprofondato in fondo all'Europa. In un sistema produttivo frammentato in milioni di piccole aziende, non coperte dalla contrattazione aziendale, la proposta di Bonanni porterebbe a una nuova riduzione salariale. C'è un'unica ricetta buona, conclude Cremaschi: esigere più salario dai contratti nazionali.
Secondo Luigi Angeletti, «i tempi sono maturi per una posizione unitaria del sindacato sulla riforma del modello contrattuale». Però, aggiunge il segretario della Uil, «non abbiamo ancora affrontato la questione nel dettaglio» (il che autorizza a pensare che la Cgil ancora non si sia arresa). Il ministro del lavoro Cesare Damiano, presente alla conferenza della Cisl, ribadisce che la riforma della contrattazione è argomento di competeneza esclusiva delle parti sociali. Al massimo, e se richiesto, lui potrà dare «uno sguardo da lontano».
Sul fisco che falcidia le buste paghe la sintonia tra Cgil, Cisl e Uil è totale. Meno tasse per il lavoro dipendente, aliquota del 20% sulle rendite finanziarie, «facendo salvi i piccoli risparmiatori-investitori», riassume Bonanni. Che ieri ha randellato la politica «debole rispetto alle lobbies», degradata in un «bipolarismo antagonista dominato dalle minoranze». Romano Prodi dalla tribuna ha augurato (anche a se stesso) che il parlamento approvi il Protocollo Welfare. Prima che il presidente del consiglio iniziasse a parlare, Berlusconi, Fini e Casini hanno lasciato la sala. Pier è davvero tornato nella Casa delle libertà, compresa quella d'essere maleducati.