Sinistra sindacale Cgil.

Riportiamo un contributo di Giancarlo Straini di Lavoro Società della Filcem apparso sulla periodico dell'area programmatica, accompagnandolo con alcune nostre considerazioni.

Le sue preoccupazioni e parte della sua analisi sono facilmente condivisibili anche perchè patrimonio consolidato della discussione nella sinistra sindacale. L'unico elemento di critica sta nel vedere come Straini non riesca a prendere atto di come sia ormai e da tempo conclusa la fase avviata con l'ultimo congresso, ed insista invece ad auspicarne una possibile continuità.

Evita quindi di prendere atto che quella fase (legata alle conclusioni dell'ultimo congresso) è già saltata da un pezzo e che le derive "asindacali" della Cgil da lui denunciate sono nei fatti già attive e confermate dai diversi passaggi contrattuali (compreso quello delle deroghe al contratto firmate dalla Filcem) e dal recente accordo del 23 luglio dove nei fatti un'intera strategia congressuale è stata definitivamente cancellata.

In definitiva all'interno di passaggi anche condivisibili sembra emergere nella sua nota una unica e principale preoccupazione essenzialmente e solo tattica e cioè la continuità di quel patto precongressuale con la maggioranza di Epifani che ha dato a Lavoro e Società un peso ed una rappresentanza non derivante dal consenso congressuale (elemento questo fondativo di un'area programmatica) ma da un accordo tra burocrazie (fondativo quindi di una espressione correntizia legata alle varie aggregazione burocratiche).

Paradossalmente nel suo intervento cerca di valutare la bontà delle aree programmatiche congressuali dimenticandosi che Lavoro e Società da quando ha deciso di sopravvivere grazie ad un accordo precongressuale con la maggioranza ha finito di essere un'area programmatica congressuale.

 

Vogliamo in sintesi precisare che fa bene Straini a sollevare preoccupazioni sulle derive "asindacali" della Cgil, ma la sua analisi sarebbe completa e più credibile se riuscisse ad aggiungere tra gli elementi che hanno permesso questa deriva l'appiattimento di Lavoro e Società sulle posizioni della maggioranza ... in cambio della conferma dei loro posti negli apparati.

 

La questione vera oggi non è come la pone Straini, e cioè se LSCR deve uscire dalla maggioranza o se e meglio aspettare che sia la maggioranza a buttarli fuori, ma è semmai il prendere atto della svolta moderata e neocorporativa della Cgil.

Se Straini dice che sarebbe meglio un congresso straordinario piuttosto di un pasticcio, noi crediamo invece che già ora ci siano le condizioni per chiedere un congresso straordinario della Cgil, paradossalmente per lui, anche nel caso che la maggioranza riconfermi il patto con Lavoro e Società.

 

 

6 novembre 2007

 

COORDINAMENTO RSU

 

Riaffermiamo l'attualità del XV congresso!
Alcune riflessioni sulla fase successiva al direttivo Cgil del 22 e 23 ottobre
   

Almeno alcuni di noi avevano previsto che la formazione del PD avrebbe determinato un profondo mutamento di contesto con effetti rilevanti anche sulla vita interna della Cgil.
E' inevitabile che la costituzione di una nuova formazione politica determini appartenenze, risvegli passioni, richieda ricollocazioni, ecc. Ciò quand'anche l'intervento del PD sulla Cgil non fosse stato organizzato (come in realtà spesso lo è stato).
Inoltre, finora il PD, sia pure nella sua indeterminatezza, ha mostrato un carattere, valutato anche da suoi autorevoli dirigenti, poco “sociale” e molto politicista. Ciò ha richiesto, per compensazione, una mobilitazione eccezionale, sia delle masse (coinvolte con successo nelle primarie), sia degli apparati “collaterali” (in particolare delle notevoli risorse umane e materiali spendibili disponibili nel sindacato).
Oltre all'utilizzo delle risorse sindacali per il partito, c'è naturalmente anche la volontà di incidere sulla linea del sindacato, in particolare della Cgil. Nonostante l'”indistinto veltroniano”, è presente e sembra essere dominante nel PD una cultura politica “americanista”, asindacale, o meglio aconfederale, che sembra poco compatibile con la tradizione della Cgil.
- - -
La destra Cgil, che nel XV congresso ha ritenuto opportuno non differenziarsi troppo per non contarsi, ora è naturale che ritenga maturo il tempo per mettere in discussione i deliberati di quel congresso. Noi contrastiamo con forza questo orientamento, ma dobbiamo riconoscere non solo che è legittimo, ma che è “doveroso” dal loro punto di vista.
Ci si dovrebbe aspettare quindi una trasparente battaglia politica: la destra (nelle sue articolazioni) a criticare il massimalismo (e la conseguente, necessaria, ineffettualità) delle conclusioni politiche del XV congresso; la sinistra (nelle sue articolazioni) a difenderle, criticando le incertezze che hanno determinato la scarsa applicazione della linea; il centro a cercare un ragionevole punto di equilibrio.
Invece è stata scelta la strada del mettere in discussione la conclusione politico-organizzativa unitaria, non la linea del congresso, anche se è evidente che l'obiettivo politico, perseguito in modo indiretto, surrettizio, obliquo, è proprio la linea approvata dal XV congresso.
- - -
Per spiegare come ciò sia potuto avvenire occorre considerare tra gli aspetti che definiscono il contesto anche quello che potremmo chiamare “familismo amorale sindacale”.
Utili strumenti possono venirci da un grappolo di interpretazioni: dalla deriva “neofeudale”, con il “consolidamento di potenti consorterie politiche”, denunciato nel rapporto Eurispes 2007; al “familismo amorale”, fenomeno di microeconomie locali senza riproduzione allargata del capitale e senza classi dirigenti, di Banfield; alle varie analisi, presenti nella tradizione sindacale e della sinistra italiana, sul ritardo dello sviluppo industriale, sulla ridondanza di ceti medi, sui correlati fattori culturali responsabili delle condizioni di arretratezza. Essendo la Cgil parte importante della società italiana, non può in qualche misura non essere toccata da questi fenomeni.
L'apparire del PD ha spinto alcuni in una condizione di attesa, vuoi per un sincero interesse a capire prima il merito (ancora indistinto), vuoi per una più banale “prudenza”; altri, invece, si sono messi subito in coda nello “spazio PD”; altri ancora, vedendone l'affollamento e ipotizzando per il futuro prossimo uno “spazio Cosa rossa” si sono posizionati con disinvoltura in un'altra coda, come al supermercato, sperando che dia diritto ad una precedenza. In qualche caso, vedendo compagni finora politicamente super-omogenei distribuirsi in schieramenti che dovrebbero essere contrapposti, viene il dubbio che qualche cordata arrivi anche a pianificare una “occupazione” a tutto tondo.
Tale consapevolezza deve servirci per fare di tutto pur di evitare liti settarie nella “coda alle casse”. Purtroppo, la sinistra ha una radicata propensione alla concorrenza interna distruttiva, ma ciò non deve frenarci nel perseguire l'obiettivo dell'unità della sinistra sindacale (ovviamente basata sul merito).
- - -
La costituzione della Cosa rossa (tanto quanto il PD) può essere valutata positivamente o meno dai singoli iscritti alla Cgil. Inevitabilmente, tenderà a produrre fenomeni analoghi a quelli indicati per il PD. Anche una eventuale valutazione positiva sull'aggregazione dei partiti della sinistra in quanto si determinerebbe così un riferimento politico meno frastagliato e più autorevole per l'insieme della Cgil e per la sua sinistra in particolare, non deve risospingerci sulla strada delle correnti di partito.
Ribadiamo quanto sostenuto più volte: l'antidoto contro la tendenza “spontanea” alla diffusione di “famiglie sindacali”, di cordate sganciate dal merito, motivate prevalentemente (se non proprio esclusivamente) dall'occupazione di “posti” di potere, richiede una regolazione della vita interna della Cgil basata su Aree programmatiche, non su correnti/sottocorrenti di partito, né su una dialettica tra strutture.
La definizione di una base programmatica comune della sinistra sindacale è quindi un compito decisivo per “mantenere la rotta” del XV congresso (e viceversa per chi persegue obiettivi opposti).
- - -
Il modo e gli argomenti usati contro di noi da alcuni sembrano essere finalizzati non a correggere errori ma a mettere in discussione le modalità di relazione e di espressione, il diritto all'autoregolazione, ecc. cioè le caratteristiche basilari, la missione, di un'Area programmatica. Ciò rende più difficile una pacata riflessione sugli eventuali errori e una eventuale conseguente autocritica.
Confermiamo e sosteniamo con forza, senza tentennamenti, l'obiettivo di voler essere parte della maggioranza. Lo facciamo perché, affermando l'attualità delle conclusioni politico-programmatiche del XV congresso, ne difendiamo anche la conseguente conclusione politico-organizzativa unitaria.
Non dobbiamo certo essere noi a rassegnarci ad uscire dalla maggioranza. Se proprio dovesse avvenire, deve risultare chiaro a livello di massa che altri hanno rotto l'unità per finalità che non hanno certo a che fare con questo o con quell'episodio (comunque lo si voglia giudicare) ma con la surrettizia messa in discussione della strategia del XV congresso.
- - -
Quindi, siamo noi che dobbiamo chiedere all'insieme della Cgil se le conclusioni politiche del XV congresso sono ritenute ancora valide.
Se la risposta è negativa, non solo è inevitabile la rottura del patto unitario, ma è anche necessario un vero congresso anticipato (e non un congresso mascherato da Conferenza d'organizzazione).
Se la risposta è positiva, si ha la conferma che le divergenze emerse sulla valutazione del Protocollo sono solo tattiche; non c'è motivo per rompere una unità strategica che si fonda innanzi tutto sulla condivisione della linea congressuale; anzi, c'è bisogno di mettere a punto politiche e pratiche confederali e categoriali coerenti in tale senso.
In ogni caso, fermo restando che possono esserci anche valutazioni articolate su singoli episodi contestati, non dobbiamo accettare una discussione in cui si dovrebbe verificare il nostro comportamento come se l'eventuale rottura del patto unitario dipendesse da questo e non dal tentativo di determinare una svolta strategica a destra della Cgil.

Giancarlo Straini
segr. nazionale Filcem-Cgil

 

 
05/11/2007