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Il 7,9% dei
lavoratori nella fascia d'età tra i 50 e i 69 anni pensa di
continuare a lavorare anche dopo aver maturato i requisiti
per andare in pensione, mentre meno del 3% ha ridotto
l'orario di lavoro in vista dell'uscita dalla vita
lavorativa. E' quanto si evince dallo studio Istat sulla
'Transizione verso la pensione e conclusione dell'attivita'
lavorativa', basato sulle risposte fornite da 32mila
intervistati. Tra gli occupati 50-59enni - si legge
nell'indagine Istat - il 40,9% pensa di concludere
l’attività non prima dei 65 anni, mentre il 39,9% tra 60 e
64 anni; al contempo, il 19,2% prevede di ritirarsi prima
dei 60 anni. Dalla sintesi del percorso lavorativo degli
occupati scaturisce un'eta' media alla pensione di 57,1
anni, con uno scarto di 24 mesi tra i ritirati degli ultimi
8 anni e i precedenti. Si tende ad andare in pensione prima
al Nord (56,3 anni) che nel Mezzogiorno (58,3 anni), in
conseguenza anche delle maggiori difficolta' iniziali
incontrate dagli ex occupati delle regioni meridionali.
Nel secondo trimestre 2006 - puntualizza l'Istat - gli
occupati di 50-69 anni erano 5 milioni 119 mila. Il 48,0%
risiedeva al Nord, il 21,1% al Centro e il 30,9% nel
Mezzogiorno. Il tasso di occupazione maschile è pari al
48,3% e quello femminile al 25,5%, con una maggiore
differenza di genere nel Mezzogiorno (49,3% contro 20,9%).
In questa fascia di età il peso della componente maschile
tra gli occupati si accentua (64,0%); i lavoratori
dipendenti sono il 66,3%, contro il 33,7% della componente
autonoma.
Chi vuole proseguire
Il 7,9% degli occupati tra 50 e 69 anni (405 mila unita') al
momento dell'intervista stava volontariamente prolungando l'attivita'
lavorativa nonostante avesse gia' maturato il diritto a
percepire una pensione di anzianita' o vecchiaia. ''Se si
pensa - si legge nello studio - che uno dei principali
obiettivi della politica previdenziale comunitaria e'
proprio quello di ampliare nel breve termine la platea di
occupati, si tratta indubbiamente di una quota piuttosto
contenuta''. Va segnalato, inoltre, che nel secondo
trimestre 2006 otto lavoratori su 100 risultavano occupati
e, al contempo, percettori di pensione (88,6%). I potenziali
pensionati che prolungano l'attivita' sono per circa due
terzi uomini, nella maggior parte con un lavoro alle
dipendenze.
In particolare e' tra i dirigenti e i quadri che si rileva
la percentuale piu' elevata (il 13,9% prolunga l'attivita');
tra gli impiegati la quota e' pari al 9%, mentre tra gli
operai si attesta al 6%. Negli occupati indipendenti la
quota piu' elevata e' tra gli imprenditori (8,1%), quella
minima tra i lavoratori in proprio (5,9). La tendenza a
prolungare l'attivita' lavorativa, in proporzione, e' piu'
diffusa nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno.
Solo il 3% ha ridotto l'orario
Meno del 3% degli occupati tra 50 e 69 anni (circa 140 mila
unità) ha ridotto l’orario di lavoro in vista della
pensione, e solo una quota di poco superiore conta di farlo
entro qualche anno. La quota di coloro che riducono l’orario
di lavoro aumenta con il crescere dell’età anagrafica:
dall’1,2% tra 50 e 54 anni si passa al 9,9% tra 65 e 69
anni.
E l'1% prolunga con incentivi economici
L'Istat rileva inoltre che sono 49 mila gli occupati
50-69enni che
stanno prolungando l'attivita' lavorativa con un incentivo
economico. Il 62,5% di questa esigua quota e' rimasto al
lavoro per guadagnare di piu'; il 17,8% ha adottato invece
una strategia di lungo termine, motivando il prolungamento
dell'attivita' con l'obiettivo di incrementare l'importo
della futura pensione. Si tratta in tal caso di una scelta
essenzialmente maschile (l'1,3% degli occupati contro lo
0,4% delle donne). Non e' trascurabile, infine, la quota di
prolungamenti volontari attribuibile a motivi diversi dai
due precedenti: c'e' chi desidera proseguire un'attivita'
ritenuta soddisfacente sul piano professionale (10,4%), e
chi intende continuare a tenersi impegnato sia mentalmente
che fisicamente (4,4%). Il numero di persone che hanno
ricevuto un incentivo economico per prolungare l’attività è
dunque esiguo, ma il 32,2% degli occupati che non lo hanno
ricevuto sarebbe favorevole a prolungare l’attività
lavorativa qualora ne potesse usufruire.
Chi è già in pensione
Nel secondo trimestre del 2006 le persone di 50-69 anni non
occupate che hanno dichiarato di percepire una pensione
erano 4 milioni 386 mila (il 49,3% delle persone della
stessa fascia di età non occupate). Di questi meno del 9%
dichiara di aver usufruito di incentivi ('scivoli' o premi
speciali, accordi di natura privata) per andare in pensione
prima dei limiti di norma previsti. Del totale
dell’aggregato considerato il 52,5% risiede al Nord, il
20,0% al Centro e il 27,5% nel Mezzogiorno; la presenza
maschile è pari al 63,9%, contro il 36,1% di quella
femminile. Si tratta del 31,3% della popolazione di 50-69
anni, il 41,4% della componente maschile e il 21,9% di
quella femminile della stessa fascia di età. Per il 93% sono
persone che percepiscono una pensione da lavoro, pari a 4
milioni 84 mila individui. Sono più gli uomini a terminare
la carriera per ritiro obbligatorio (48,5% contro 43,5% tra
le donne), mentre la quota delle donne è superiore negli
abbandoni per mancanza di interesse (38% contro 33,9% tra
gli uomini). La componente femminile registra anche una
quota maggiore di ritiri dovuti a responsabilità di cura di
familiari e a problemi di salute (rispettivamente 4,8% e 6%,
contro 1,1% e 3,9% tra gli uomini). |