Allarme inflazione: i prezzi tornano a correre
Il costo della vita sale al 2,1% in ottobre. E alla «Giornata del risparmio» il governatore di Bankitalia parla di rischio mutui per le famiglie
Galapagos

 
Non è stata - quella di ieri - una buona «Giornata mondiale del risparmio»: sulle celebrazioni italiane è piovuta la tegola del forte aumento dei prezzi al consumo in ottobre. Ma non è che le cose vadano meglio in Europa sulla quale si è abbattuta la crisi dei mutui e il rialzo dei tassi di interesse. Tanto che Mario Draghi, alla celebrazione a Roma della giornata del risparmio è stato costretto ad ammettere che l'incidenza delle sofferenze sui mutui concessi per l'acquisto di abitazioni è «ancora bassa», ma «inizia a mostrare segnali di deterioramento». Per il governatore di Bankitalia, il suo Istituto ha «sensibilizzato il sistema sui rischi specifici» ma «se le tensioni sui mercati dovessero prolungarsi gli oneri per i debitori potrebbero diventare significativi». Insomma, se già oggi il 40% delle famiglie italiane non risparmia nulla, la percentuale il prossimo anno potrebbe crescere ancora e soprattutto, visto che l'inflazione sembra aver rialzato la testa, per milioni di famiglie diventa più drammatico arrivare alla fine del mese.
Il dato sull'incremento in ottobre dei prezzi al consumo diffuso ieri dall'Istat ha colto molti di sorpresa: nel mese i prezzi sono aumentati dello 0,4% (si tratta del maggiore aumento congiunturale dal luglio 2005), mentre rispetto all'ottobre 2006 l'incremento è del 2,1%. Il valore della variazione tendenziale in assoluto non è terribile per un paese come l'Italia che ha conosciuto per anni incrementi dei prezzi due cifre. Quello che spaventa è il trend dell'aumento, visto che a settembre si viaggiava a un ritmo dell'1,7% e in agosto addirittura dell'1,6%. Di più: si teme che sui prezzi al consumo possano scaricarsi in tempi brevi gli aumenti registrati dai prezzi alla produzione il cui trend viaggia al ritmo del 3,5%.
Non può consolare che nell'intera Ue i prezzi in ottobre abbiano segnato una forte impennata: il tendenziale è cresciuto dal 2,1% di settembre al 2,6%. L'Italia confrontando i dati se la passa meglio del resto dell'Europa, è diventato un paese virtuoso. Ma dietro la virtù c'è, purtroppo un vizio: i consumi italiani battono la fiacca, la domanda è inferiore a quella degli altri paesi, come confermano i dati sulla crescita del prodotto interno lordo. Insomma, l'inflazione in Italia è più bassa perché milioni di persone hanno poco da spendere e le vendite languono.
Dai dati di ottobre è arrivata la conferma che la causa principale degli aumenti è negli incrementi dei prezzi dei prodotti alimentari e di quelli energetici. Per gli alimentari (e le bevande) in ottobre è stata registrata una variazione dello 0,8%, mentre per elettricità e combustibili si è speso lo 0,7% in più. Su base annua, è ancora la spesa per l'alimentazione (accanto a quella per i trasporti) a registrare la variazione più alta: 3,4%. Ovviamente, è inutile cercare negli indice dei prezzi al consumo la maggiore spesa che pagano le famiglie per i mutui indicizzati: non compaiono perché gli acquisti delle case vengono (a livello internazionale) giudicate non una spesa di consumo, ma una spesa di investimento. Una metodologia «corretta» che, però, sottovaluta il maggiore esborso delle famiglie per poter vivere.
Per la Confcommercio gli aumenti erano attesi, visto la dinamica dei prezzi internazionali di alcune materie prime che poi vengono amplificati a livello della distribuzione, come dimostrano i casi di pane e pasta. Confesercenti, invece, è molto preoccupata e punta il dito su aumenti diffusi e in alcuni casi molto elevati delle tariffe locali, come ad esempio quello sullo smaltimento dei rifiuti che registra aumenti superiori al 10%. Da parte sua la Coldiretti ha annunciato un aumento del prezzo del vino del 25% a causa di una vendemmia molto scarsa e ha invitato i consumatori ad acquistare direttamente nelle 21 mila cantine che vendono anche al dettaglio.
Un po' tutti identificano le cause degli aumenti negli incrementi dei prezzi delle materie prime, ma tutti accusano tutti per quanto riguarda la trasmissione degli aumenti stessi nei vari livelli della filiera. E giustamente la Cia - Confederazione italiana degli agricoltori - parla di aumenti selvaggi e speculazione citando casi di prodotti il cui prezzo è diminuito per il produttore, mentre è aumentato ingiustificatamente per i consumatori. I quali, sostiene la Cia, hanno tirato la cinghia visto che i consumi alimentari stanno scendendo rapidamente: oltre il 2% negli ultimi mesi con un taglio del 5,6% per la pasta e del 6,2% per il pane. Incalzano i consumatori: con gli ultimi aumenti il potere d'acquisto per le famiglie si è ridotto di 400 euro su base annua.