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Gli argomenti di Epifani e l'urgenza di un congresso straordinario della Cgil.
Che Epifani fosse deciso ad utilizzare il risultato referendario per aprire una resa dei conti in Cgil lo sapevamo già. Ora scopriamo poco alla volta anche le argomentazioni con cui giustifica questa sua scelta. Ci riferiamo alla sua intervista a Rassegna Sindacale nella quale afferma una serie di cose, utili per lui, ma tutte da dimostrare.
Sopratutto pecca di presunzione nel riproporre il risultato del voto come rappresentativo dell'aria che tira tra gli iscritti alla Cgil. Infatti Epifani, prima sottolinea come il numero dei votanti sia molto vicino al numero degli iscritti ai sindacati confederali e poi usa ciò per domandarsi ... "Come mai un numero di sì così massiccio e una divisione così profonda?". In altre parole sembra voler affermare che il dissenso in Cgil non trova rappresentanza nel voto degli iscritti Cgil, e forte di questa presunzione ora chiede una resa dei conti, qualcosa comunque che porti ad un ridimensionamento del peso del dissenso organizzato in Cgil. Ma questa sua presunzione sul peso dei voti sarebbe meglio verificarlo. Che ne sa Epifani di come hanno votato gli iscritti alla Cgil? Per quel che abbiamo visto noi nella consultazione non ci è difficile concludere che la maggioranza dei No all'accordo è venuta proprio dagli iscritti alla Cgil, ma anche che il peso del No è stato pesante sopratutto nelle realtà sindacali più organizzate, proprio dove la Cgil è più presente ed organizzata. Se Epifani ha ragione nel chiedere una verifica della situazione in Cgil, ha ragione solo se convoca per questo motivo un congresso straordinario dove sia data agli iscritti la titolarità di dire al loro segretario generale cosa ne pensano dell'accordo e delle sue conseguenze in termini di linea e di prospettiva della Cgil come organizzazione sindacale. Troppo facile e strumentale usare il voto nel suo complesso (quindi con i voti della Cisl, della Uil e dei non iscritti) per dire che in Cgil non ci sono problemi e che questi vengono solo dai dissensi interni all'apparato.
Comunque, forte di questa sua presunzione e di una opportunistica lettura del voto, Epifani precisa poi:
Con queste frasi, volutamente declamate come frasi di buon senso, Epifani annulla in realtà ogni rapporto dialettico tra la segreteria nazionale e le categorie (noi aggiungiamo anche con i territori e con le tante sensibilità presenti) ed annuncia di fatto una specie di oligarchia dell'apparato nazionale su tutta l'organizzazione.
C'è in realtà una voluta manipolazione dei fatti. Epifani sembra dimenticare che quello che si è tenuto è un referendum tra i lavoratori e dei lavoratori, uno strumento quindi che non serviva a guidare un confronto interno alle organizzazioni ma che chiamava i lavoratori ad esprimersi liberamente su un accordo ed ai quali era doveroso portare le diverse ragioni, quelle del Si come quelle del NO. (non succede così in democrazia ?? comitati per il Si e comitati per il No) E' scandaloso che mentre Epifani gridi la sua rabbia ed il suo stupore per il permanere in Cgil di posizioni che non hanno condiviso le sue scelte, lui stesso non riesca a riconoscere l'assurdità di una sua decisione che ha di fatto impedito il libero esprimersi del confronto tra le diverse posizioni tra i lavoratori (è come se un governo avesse impedito a suo tempo, per esempio, la nascita di un comitato per il No all'abrogazione della legge sul divorzio).
Epifani forse non se ne è accorto ma questo Referendum è nato male fin dall'inizio.
Ma sopratutto, ai lavoratori non è stato dato modo di discutere di contenuti e di obiettivi prima che la trattativa iniziasse. Anzi, per tutta la prima fase la Cgil ha ribadito posizioni ben precise che si richiamavano alle lotte precedenti contro la legge 30, contro il patto per l'Italia, e che arrivavano a sostenere che non ci fosse alcuna necessità di rimettere mano alle pensioni perchè i conti Inps erano in attivo e che non si sarebbe accettato alcun aumento dell'età pensionabile. Tutto in coerenza con le grandi mobilitazioni a cui la Cgil ci ha chiamati negli anni precedenti. Cosa sia poi successo di così notevole tanto da far cambiare posizione alla Cgil nessuno lo sa, o per lo meno nessuno è venuto a discuterlo con gli iscritti
Si sa solo che una mattina ci siamo trovati un accordo che non c'entrava nulla con quello che Epifani andava dichiarando da settimane sulla stampa (no .. non in assemblea .. di quelle neppure l'ombra).
Si renderà conto il compagno Epifani che se umanamente possiamo comprendere il suo interesse a mettere sulla brace i dissidenti interni alle sue volontà, altrettanto dovrebbe lui comprendere come nell'insieme del corpo della Cgil non tutti siano rimasti persuasi e convinti di come lui ha condotto questa trattativa. Se una verifica va fatta (e va fatta)
non è certo il pensiero del nostro segretario nazionale o una verifica all'interno dei soli apparati a risolverla ma invece un congresso straordinario dove poter misurare effettivamente quale consenso questa linea abbia tra gli iscritti alla Cgil.
E' lo stesso Epifani a dare consistenza a questa necessità. Ormai impratichitosi a declamare la sua linea quasi solo a mezzo stampa, nella sua intervista odierna al Corriere della sera Epifani delinea i contorni della nuova strategia salariale. Leggi l'articolo (PDF) - pagina 1 - pagina 2
In sostanza Epifani ancòra la questione salariale alla questione fiscale, allineandosi così con tutti quelli che puntano ad una riduzione delle tasse come strumento principale per rimpolpare profitti e rendite, ed ora anche i salari. Sembra quasi che si pensi ad un pozzo fiscale senza fondo. Ma ridurre le tasse per sostenere profitti, rendite e salari è come giustificare di fatto la permanente riduzione dello stato sociale. O Epifani pensa che diminuendo le tasse aumenteranno anche i servizi pubblici ??? Ma se non siamo riusciti neppure a recuperare il fiscal drag in tutti questi anni dall'abolizione della scala mobile ad oggi. Invero c'è una questione salariale ed è pesante ma questa dipende anche e sopratutto da una linea sindacale concertativa che prima ha accettato l'abolizione delle indicizzazioni salariali e che ha per anni accettato il tasso di inflazione programmata come riferimento per le politiche retributive. Quanto sono stati sostenuti profitti e rendite in questi anni da una debole rivendicazione salariale ?? E quanto lo saranno ancora se oltre ad una debole ed inadeguata politica contrattuale rivolgiamo da ora le nostre attese salariali sulla riduzione fiscale ??. Certo questo aumenterà un poco i nostri salari, ma col tempo, allineandosi a chi sostiene oggi una generalizzata riduzione della tassazione (anche quindi su profitti e rendite) si distruggerà lo stato sociale. Quello che non si capisce dalla intervista di Epifani al Corriere è come la politica salariale dovrà cambiare anche rispetto alle imprese. Ci si aspettava (come per altro abbiamo deciso all'ultimo congresso) che sarebbe saltato anche il riferimento alla inflazione programmata che si sarebbe finalmente ripreso a costruire le nostre piattaforme rivendicative in maniera più efficace e meno subordinata. Ma su questo Epifani non dice nulla. L'unica cosa che lascia trasparire la sua intervista è l'enorme fiducia che viene espressa rispetto agli effetti salvifici di una riduzione fiscale. Così è che se ci aspettava una proposta che puntava sia sulla leva fiscale che sulla ripresa di una politica contrattuale più efficace, siamo rimasti delusi. Per quanto riguarda il rapporto con le imprese si parla solo di un tavolo per rivedere il modello contrattuale ma nell'inyervista in esame non si dice come, stando volutamente sul generico (tattica collaudata ... si sa già come Cgil Cisl Uil puntino ormai a privilegiare la parte variabile a discapito di quella contrattata nazionalmente).
Così, in conseguenza della linea annunciata a mezzo stampa da Epifani noi avremo forse aumenti salariali grazie alla riduzione delle tasse e quindi certamente anche dello stato sociale (soldi nostri) e le aziende potranno continuare a risparmiare sui rinnovi contrattuali ed a sostenere un'altra riduzione delle tassazioni sui loro profitti e sulle loro rendite. Succederà così che i salari non aumenteranno di un bel nulla, semplicemente ci sarà monetizzato in busta paga quanto oggi ci viene restituito come servizio sociale (scuola, sanità ecc) e che da oggi in poi ci dovremo pagare da soli.
In realtà quanto auspicato da Epifani è cosa fatta. Damiano (ministro del lavoro) già lo da per certo e Confindustria plaude (tanto non paga). Già si parla di tavoli da aprire a giorni. Ma nessuno tra gli iscritti ne ha mai potuto discutere. Siamo anzi fermi all'ultimo congresso, quello cioè dove si era detto che bisognava superare le subordinazioni che vincolavano la contrattazione, bisognava respingere l'aumento dell'età pensionabile ed una ulteriore riduzione delle pensioni, bisognava che tutti pagassero le tasse in modo da ridare slancio allo stato sociale, ecc. ecc. Anzi, siamo oggi fermi ed allibiti davanti ad un segretario nazionale che comunica la linea della Cgil ed i suoi cambiamenti in corso d'opera quasi solo a mezzo stampa e che magari si incazza poi se qualcuno prova a dire di non essere d'accordo con le cose che fa e che dice e che solleva dubbi su questo aprire trattative e firmare accordi senza mandato alcuno.
Epifani ha ragione in una cosa ...... "bisogna andare ad un chiarimento" Giusto. Facciamolo subito .... ci vuole un congresso straordinario prima che con questo andazzo si arrivi al disastro
31 ottobre 2007
COORDINAMENTO RSU
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