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Documento finale del Comitato Direttivo Cgil - 22 e 23 ottobre 2007
Il Comitato Direttivo della Cgil riunitosi il 22 e 23 ottobre per valutare il risultato del referendum di approvazione del protocollo del 23 luglio, i Disegni di Legge collegati alla Finanziaria che recepiscono quell’intesa e la Finanziaria stessa, approva la relazione e le conclusioni del Segretario generale e fa proprie le valutazioni espresse unitariamente dai tre organismi dirigenti delle Confederazioni il 18 u.s. Rivolge in particolare un grande ringraziamento ai milioni di donne e uomini che hanno partecipato alle assemblee e al voto, alle migliaia di delegate e delegati che hanno reso possibile questa straordinario appuntamento democratico ed esprime viva soddisfazione per il risultato del referendum. Nessun inaccettabile tentativo, operato da più parti, di metterne in discussione la regolarità e validità, di delegittimarne il risultato, di determinare una modalità inammissibile di praticare la lotta politica, specie se condotta all’interno della nostra organizzazione, ha potuto minimamente scalfire questa straordinario momento di partecipazione che rappresenta per il Paese un patrimonio democratico di prima grandezza e una conferma dell’estraneità, per storia e per cultura del mondo del lavoro, nei confronti della deriva qualunquista presente nella società. Il malessere e la delusione che pur si sono ampiamente espressi nelle assemblee rispetto alle attese prodotte dal cambiamento del quadro politico 17 mesi fa, non solo non si sono tradotti in abbandono, ma hanno segnato un rinnovato bisogno e volontà di partecipazione e di protagonismo assai diffusi. Spetta certamente al sindacato raccogliere e dare seguito a queste volontà, ma anche la politica deve saper ascoltare e interpretare la ricchezza del dibattito delle assemblee e i sentimenti che lì si sono espressi, mettendo in campo risolutamente processi profondi di rinnovamento e restituendo centralità al lavoro nella scala dei valori della società. L’esercizio democratico referendario dà forza al sindacato confederale, ne consolida l’unità e conferma la sua alta rappresentatività. E questo nonostante si sia assistito, nel corso dei mesi che hanno scandito il confronto col Governo e negli stessi giorni della consultazione e del voto, a massicci tentativi di mettere in dubbio il nostro profondo legame e radicamento nel mondo del lavoro e tra i pensionati; si sia contestata la qualità della nostra rappresentatività, giudicata squilibrata a sfavore dei giovani lavoratori. La natura di sindacato confederale, rappresentativo dell’universo del mondo dei lavori e degli anziani, emerge con ancora più evidenza, quindi, sia nel carattere distintivo dell’accordo – la confederalità, appunto - sia nel grado di adesione ad esso registrato fra fasce di età e composizione diverse del mondo del lavoro e fra le pensionate e i pensionati. La valutazione delle assemblee e l’analisi attenta del voto, sulla quale dovrà impegnarsi la Confederazione ai vari livelli, evidenziano quanto sia diffusa la necessità di una iniziativa sindacale a sostegno dell’aumento delle retribuzioni e per proseguire sulla strada tracciata dal protocollo di aumento delle pensioni. Questo determina la necessità, da un lato, che i contratti aperti si concludano positivamente ed in tempi rapidi e, dall’altro, che si intervenga sui redditi da lavoro e da pensione per via fiscale, spostando verso il lavoro dipendente quote importanti di ricchezza prodotta nel paese. Le scelte già compiute unitariamente - lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici, del pubblico impiego, della conoscenza, del commercio e la manifestazione delle Confederazioni di novembre - vanno in questa direzione e chiamano il Governo ad una precisa assunzione di responsabilità. L’esistenza di una vera e propria questione salariale, si accompagna anche all’evidenziarsi di una situazione insostenibile legata alle condizioni concrete nelle quali si esercita il lavoro. Fatica, disagio, ripetitività, turnazioni, evidenziano una condizione lavorativa, specie quella operaia, spesso assai gravosa, ma chiamano anche in causa direttamente la qualità della contrattazione che il sindacato è in grado di esercitare. Qui è necessaria ed urgente una riflessione, in grado di ricollocare, in generale ed in particolare in quelle situazioni, i temi propri della contrattazione di secondo livello, al centro di una rinnovata capacità contrattuale del sindacato. E poi, è emersa con forza la necessità di proseguire nella lotta contro la precarietà sia sul versante del lavoro, sia riferita alla condizione generale di troppe e di troppi giovani. L’insieme della vicenda legata alla definizione del protocollo prima e del dibattito e del voto sullo stesso poi, hanno segnato nella Cgil ai vari livelli e fra i delegati, un alto livello di condivisione della sottoscrizione dell’accordo, accanto al manifestarsi di posizioni alternative, seppur diverse fra loro, della Fiom e delle aree programmatiche Lavoro e Società e Rete 28 Aprile. Su questo è necessario, sulla base della relazione di Epifani e del dibattito che ne è seguito, aprire un confronto approfondito nell’insieme della Confederazione, da concludersi entro il mese di novembre con una nuova riunione del Comitato direttivo nazionale. Ciò si rende necessario poiché il dissenso manifestatosi su un accordo confederale di grandissimo significato, nel caso della Fiom, chiama in causa un’intera struttura, il suo rapporto con la Confederazione e le altre strutture e, per il futuro, la legittimità di un voto di struttura nel caso di accordi confederali e, per l’insieme delle posizioni alternative emerse - fermo restando il patrimonio irrinunciabile di unità e di pluralismo che da sempre contraddistingue la nostra Organizzazione - la conferma o meno della maggioranza scaturita dall’ultimo congresso. Non possono, infatti, non essere sottoposte a valutazione le divisioni di merito e comportamentali prodottesi in queste settimane e la loro congruità con il permanere della conclusione unitaria del Congresso di Rimini. Valga per tutti, l’esempio della vicenda dell’accusa di brogli elettorali e della manifestazione di Firenze del 29 settembre, sbagliata nei contenuti e che ha visto adesioni e partecipazioni che hanno prodotto seri elementi di inquinamento. Una discussione, quindi, tutta politica, che serva alla intera Organizzazione per rendere ancora più forte e pervasiva la qualità della propria confederalità, di fronte alle sfide che ci attendono. La discussione nelle strutture e nel prossimo Comitato direttivo fornirà altresì indicazioni e tematiche da approfondire ulteriormente - specie sul versante delle regole della nostra vita interna e, soprattutto, di quelle unitarie ancora da costruire - nella prossima Conferenza di organizzazione per la quale si confermano tempi e modalità. Il Comitato direttivo valuta positivamente la conclusione della complessa vicenda del recepimento del protocollo in Legge, poiché si sono scongiurati i rischi di stravolgimenti dell’intesa e per la qualità dei risultati ottenuti che ne specificano e migliorano i contenuti stessi. Nel pieno rispetto della sovranità del Parlamento, il Governo dovrà garantire l’approvazione dei relativi Disegni di Legge entro la fine di dicembre e il percorso concertativo nel caso intendesse recepire modifiche proposte in sede parlamentare. Sulla Finanziaria in discussione al Senato il Comitato direttivo fa proprio il documento della Segreteria, presentato in sede di audizione alla Commissione bilancio ed impegna la Segreteria stessa a definire con Cisl e Uil la piattaforma della manifestazione di novembre. Da quell’appuntamento, dalla stagione dei rinnovi contrattuali in corso, dalla scadenza elettorale per il rinnovo delle Rsu del pubblico impiego e, come già detto, dalla grande prova referendaria, il rapporto unitario trarrà ulteriore vigore e potrà ancor più arricchirsi e consolidarsi. Il Comitato direttivo ritiene infine essenziale per gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati che rappresentiamo, la stabilità del quadro politico. Senza questa stabilità verrebbe, innanzitutto, messa in discussione la stessa traduzione in Legge del protocollo e, più in generale, l’esigenza di favorire e stimolare, con una appropriata azione di governo, la crescita e lo sviluppo del paese.
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