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La lettera di Paola Agnello Modica
Quando non si ha nulla da dire ci si arrotola. L'unica cosa chiara che riesce a dire è che le cose non vanno bene e quindi ... remi in barca.
La segretaria della Cgil (in quota Lavoro e Società) ha preso carta e penna per dire ai suoi che ci si è esposti troppo ed inutilmente nella battaglia contro l'accordo del 23 luglio e che ora serve una attenta e ordinata ritirata all'interno della linea della Cgil. Giustamente riconosce che la Cgil ha di fatto deviato dalla linea che si era data nell'ultimo congresso e che è oggi guidata da una visione "politicistica di schieramento", ma non sembra trarne alcuna conclusione se non quella che la porta a dire che si è tirata troppo la corda nell'organizzare la critica all'accordo del 23 luglio scorso. La sua valutazione di merito si limita in sostanza ad un discorso di opportunità tattica. Siamo pochi, non abbiamo la forza, siamo costretti a muoverci dentro a regole che non ci favoriscono ... quindi perchè muoverci. La compagna Paola Agnello non se la prenda ma, ridotto all'osso è questo il messaggio che esce dalla sua lettera e che, alla fine, viene confermato dalla proposta che avanza. La conclusione della sua lettera, nel denunciare" follie di gestione della campagna .. ed .. errori politici generali ..." e nell'attaccare il Coordinatore Nazionale dell'area, propone un riordino dell'attività dell'area basata su un lavoro di lunga lena, più attento alle regole, e capace di condizionare la Cgil su un ritorno alle linee approvate congressualmente a partire dalla quotidiana pratica sindacale.
Può sembrare un discorso di buon senso, attento a liberare le paure che certo apparato sta vivendo nel sentirsi ora "sotto botta" per la sua recente esposizione, ma che è nella sostanza "liquidatorio" della sua stessa area. La compagna Paola Agnello sottovaluta di fatto i profondi cambiamenti indotti dalla recente pratica sindacale ed in primo luogo dal protocollo dello scorso 23 luglio. Lo scenario concertativo è di fatto mutato. Da un lato si stanno liquidando sia i modelli sindacali precedenti che contrattuali e si sta affermando in modo più esplicito che in passato una deriva in direzione neocorporativa. E' lo stesso modello di consultazione che lo dimostra. Si è di fatto e con modalità coercitive impedito alle ragioni del No di esistere. La dove queste sono riuscite in qualche modo ad esprimersi (vedi manifestazione di Firenze) queste sono state pesantemente attaccate. Nonostante il carattere propagandistico della consultazione, i No tra i lavoratori attivi sono stati importanti e seri dubbi permangono sul rispetto delle regole sopratutto nella gestione dei seggi esterni. Certo la compagna Paola Agnello può considerare la vicenda referendaria ormai conclusa e chiusa ed invitare ora a guardare avanti, ma non può sottovalutare come proprio da questa gestione della vicenda referendaria si sia affermato un modello sindacale autoreferenziale. Tutto deve essere piegato e subordinato al nuovo modello neocorporativo, anche la stessa critica interna, lo stesso modello sindacale che ha caratterizzato la Cgil fino ad ora (pur tra alti e bassi). Questo per dire che è stato giusto essere intervenuti contro questa gestione omologatrice anche a rischio di esporsi alle reprimende della maggioranza, perchè, nel fare questo, si è giustamente tentato di contrastare la deriva verso il sindacato neocorporativo. La Paola Agnello afferma che alla fine non se ne è ricavato nulla e che è stato sbagliato esporsi troppo. Infatti, lei afferma, si è data ora la stura alla parte più moderata della Cgil di mettere in campo iniziative per ridimensionare la critica interna. Non si accorge che questo non dipende dal fatto che ci si è esposti. La parte moderata della Cgil (quella per capirci che ormai da anni funziona come cinghia di trasmissione del piano politico che, passando per il PD, punta alla nuova alleanza PD, Sindacati, Confindustria, con pretese di governare l'Italia per i prossimi 10 anni almeno) ha interesse ad espellere quelli che lei ritiene le parti non omologabili al suo progetto a prescindere dalla vicenda referendaria.
Per questo il suo proporre di ritirare i remi in barca è di fatto la liquidazione della dialettica in Cgil ed il riconoscimento del carattere egemone ed imminente della deriva neocorporativa ... di fatto la liquidazione di Lavoro e Società.
19 ottobre 2007
COORDINAMENTO RSU
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