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Accordo stonato
Andrea Fabozzi
Buona la seconda? Due
protocolli sul welfare, due consigli dei
ministri per ratificarli, due voti dei
medesimi ministri in cinque giorni,
identici. Il governo decide, altroché. Poi
cambia idea e decide di nuovo. Ma la seconda
questa volta è peggio della prima.
Il sindacato ha chiesto e ottenuto qualcosa sulle pensioni, persino l'impegno a garantire ai giovani quando andranno in pensione almeno il 60% della retribuzione. L'impegno. Confindustria ha ottenuto molto sul precariato. Quindici mesi di sospensione per continuare ad applicare ai lavoratori con contratto a termine la deregulation che c'è oggi. Il limite di quattro anni di precariato sarà valido solo dal marzo 2009. Questo significa che Cordero di Montezemolo, molto soddisfatto ieri sera, ha bloccato l'unico miglioramento al protocollo. Lo ha sterilizzato per un periodo di tempo oltre il quale si può immaginare qualsiasi novità politica. In teoria si può anche pensare che nel marzo 2009 avremo ancora Prodi e che questo impegno significherà ancora qualcosa. Ma solo in teoria. In pratica il «superamento» della legge 30 o un qualsiasi altro gesto del governo in quella direzione sono ancora rimandati. Finite in coriandoli le bozze del primo disegno di legge, adesso ne arriveranno altre stavolta pare effettivamente destinate al parlamento. Dove il presidente della camera e giù giù i rappresentanti della sinistra dell'Unione si augurano, ciascuno a modo suo, di poter cambiare quella legge. Sanno benissimo tutti loro e su su anche il presidente della camera che invece il governo blinderà l'accordo stretto con Confindustria e sindacati, magari anche con la fiducia. E l'invito a rispettare il programma anche se espresso dai ministri - chi ieri ha votato sì «con riserva», chi si è astenuto però «costruttivo» e chi si è astenuto e basta - sarà giusto, ma inutile. La verità è che quel programma ha smesso di essere un'ancora di salvezza il giorno dopo le elezioni, quando si è scoperto che il governo non aveva la maggioranza in senato. La sinistra unita, quando riesce ad essere unita, avrà pure 140 parlamentari, ma il presidente del Consiglio è più preoccupato per quello che pensa un senatore quando va a pranzo con Lamberto Dini. Per questo si gioca in difesa, anzi in lenta retromarcia. Sul welfare si riesce a far tornare il governo due volte sulla stessa decisione, ma non serve a molto se poi il risultato finale è così poco soddisfacente. Il paradosso è che questo accade quando la sinistra parlamentare è tutta insieme stretta al governo. Una condizione che rende allora inevitabile sperimentare altre strade. Non sarà facile, non sarà breve e non sarà nemmeno possibile senza pagare qualche prezzo. Ma a questo punto non si può fare altro che cominciare. Sabato prossimo, per esempio, a Roma. |