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Tutti insoddisfatti.
Tutti irritati. Il governo è riuscito a scontentare tanto la
Confindustria quanto i sindacati, che, per ragioni
diametralmente opposte, protestano contro lo
"stravolgimento" del protocollo sul welfare operato nel
consiglio dei ministri del 12 ottobre, e chiedono una
riconvocazione immediata. Hanno cominciato le imprese, con
una nota al fiele del 12 sera, in cui si rileva che è stata
fatta "una vera e propria riscrittura della disciplina
complessiva del contratto a termine'. Confindustria non
accetta il limite posto dal governo, ossia che dopo 36 mesi
la proroga si potrà effettuare una sola volta e dovrà essere
stipulata davanti a un esponente sindacale delle sigle più
rappresentative.
Esponenti del governo, dal premier Romano Prodi al
sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta,
si sono affrettati a spiegare che si tratta di "lievi
modifiche" e che le parti saranno riconvocate per
discuterle. Ma l'impressione è che il Professore e i suoi
collaboratori, per pacificare gli esponenti della sinistra
radicale della maggioranza e del governo, abbiano ammaccato
il giocattolo all'ultimo collaudo, e che ora debbano
rimboccarsi di nuovo le maniche e riprendere una trattativa
con imprese e sindacati che sembrava conclusa.
Già, i sindacati. Non protestano solo le imprese, ma anche
Cgil Cisl e Uil. A consultazione dei lavoratori appena
finita, orgogliose per il risultato ottenuto (81% di sì al
protocollo), neppure le confederazioni hanno apprezzato le
modifiche all'accordo. Il segretario generale della Cisl,
Raffaele Bonanni, ha messo in dubbio in linea di principio
il fatto stesso che il governo modificasse un'intesa con le
parti sociali e la trasformasse in disegno di legne senza
prima consultarle. Quelle modifiche, per Bonanni, sono
'sostanziali' ed equivalgono a 'uno schiaffo a tutte le
parti sociali'.
Poi, sul merito, anche Guglielmo Epifani ha rilevato
cambiamenti che i sindacati non possono accettare. In
particolare alla voce "pensioni", dove - accusa il
segretario generale della Cgil - il governo avrebbe fatto
sparire il meccanismo che doveva garantire ai giovani una
pensione futura pari ad almeno il 60% della retribuzione. In
un'intervista al Sole 24 Ore Epifani spiega infatti che
"nella parte sulla previdenza il ddl sul protocollo welfare
non rispetta il testo originario: ne dovremo ridiscutere con
il governo e le imprese". "Sono troppe 13 deleghe per
attuare l'intesa - prosegue - e mi domando perchè sia
sparito il riferimento alla consultazione con le parti
sociali". Inoltre "non ci sono tempi certi sulle finestre di
anzianità e vecchiaia e nemmeno sui lavori usuranti, ed è
sparito il riferimento del 60% per il tasso di sostituzione
per le nuove generazioni".
Per questi motivi il leader della Cgil si dice "non
tranquillo sulla navigazione parlamentare del protocollo" e
manifesta l'intenzione "di vigilare sul rischio di possibili
peggioramenti". Epifani contesta, giudicandola "assurda"
anche "la composizione della commissione per l'applicazione
del protocollo", sostenendo che "il sindacato pesa troppo
poco e in compenso è mantenuta la presenza di rappresentanti
di associazione che neppure hanno firmato l'accordo".
Ma la Cgil vuole chiarimenti anche su un altro punto. Il
testo licenziato dal Cdm imporrebbe ai lavoratori dipendenti
un aumento dei contributi dello 0,09% dal 2011 senza
verificare se prima si realizzino i previsti risparmi con la
riorganizzazione degli enti previdenziali. "Il procollo
-spiega Epifani -prevedeva che si arrivasse alla
razionalizzazione degli enti e, in caso di mancato
obiettivo, un innalzamento degli oneri contributivi per
evitare scompensi finanziari. Ora il ddl indica il
contrario: prima gli aumenti poi, in caso di
razionalizzazione degli enti, uno sconto successivo. Spero
sia solo frutto di una applicazione burocratica del testo
dell'accordo, ma ne dovremo riparlare".
Sul fatto che Confindustria, in tema di contratti a termine,
abbia sottolineato il problema di scostamento tra protocollo
e ddl, Epifani invece non concorda: "A me risulta che il
governo abbia avvisato tutte le parti sulla norma dei 36
mesi, e la reazione della
Confindustria un po' mi ha sorpreso". |