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NOI DICIAMO NO
Il Comitato degli iscritti della FLC-CGIL dell’Università degli
Studi di Milano valuta in modo complessivamente negativo l’accordo
del 23 luglio 2007.
Sia la parte relativa alla previdenza, sia la parte relativa al
mercato del lavoro contengono gravi arretramenti che inficiano gli
elementi positivi contenuti nell’accordo.
In particolare segnaliamo:
• Il via libera alla decurtazione sistematica delle pensioni di chi
rientra nel sistema contributivo (cioè tutti i giovani). A partire
dal 2010 i coefficienti di sostituzione saranno aggiornati ogni 3
anni per decreto legge sulla base di parametri definiti da una
commissione.
Aggiornati significa decurtati. Ciò si tradurrà in pensioni che
raggiungeranno a malapena, forse, il 60% dell’ultimo stipendio.
• La mancata cancellazione della Legge 30, con tutto il suo portato
di precarizzazione.
Nulla viene fatto per abolire o ridimensionare fortemente la piaga
dei Co.co.pro. Permane l’esternalizzazione dei rami d’azienda: ne
sanno qualcosa 900 lavoratori della Vodafone, esternalizzati
nonostante la multinazionale faccia attivi da record. A questi
lavoratori in mobilitazione in questi giorni va la nostra
solidarietà.
• Il peggioramento della normativa sui contratti a tempo
determinato: manca il ritorno alle causali specifiche fissate per
legge, non è fissato alcun limite percentuale massimo ed è previsto
un sistema che rende possibile il prolungamento oltre i 3 anni,
purchè – elemento pericolosissimo - col consenso di un sindacalista.
• La decontribuzione degli straordinari porterà a un ulteriore
incremento degli orari di lavoro di fatto (in Italia sono tra i più
alti al
mondo) e a una riduzione delle entrate dell’INPS (che verranno
riequilibrate con la progressiva decurtazione delle nostre
pensioni). In sostanza diventa per le aziende più economico il
ricorso allo straordinario e, pertanto, diminuiranno le assunzioni.
Con la detassazione e decontribuzione del salario variabile, cioè
quello contrattato localmente, viene assecondata la spinta al
depotenziamento della contrattazione nazionale.
Tutto questo si inscrive in uno scenario di continui tagli alle
spese sociali e di profonda delusione, da parte delle lavoratrici e
dei lavoratori, per un cambiamento promesso prima delle elezioni e
non realizzatosi.
Per questi motivi invitiamo a votare NO al referendum e ribadiamo il
nostro impegno nella lotta contro la precarietà e per il diritto a
una pensione dignitosa.
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