Fischi e proteste alla Fiat di Melfi
Accordo respinto

Fabio Sebastiani
L'onda lunga della protesta arriva a Melfi. Dopo i mugugni di Mirafiori, le critiche della Funzione pubblica a Firenze, il "no" all'accordo sul welfare tocca anche il Sud. Nella fabbrica simbolo, la Fiat-Sata di Melfi, il dissenso, se possibile, ieri, è stato ancora più rumoroso. A farne le spese la segretaria nazionale della Cgil, Carla Cantone. «E' andata come mi aspettavo - dice al termine dell'infuocato confronto - ma come vedere sono viva e vegeta». E' andata molto peggio, però, al segretario della Uilm della Basilicata, Vincenzo Tortorelli, che è stato praticamente sommerso dai fischi e quindi non ha potuto parlare. Liberazione ha intervistato Giuseppe Cillis, segretario della Fiom della Basilicata.

Allora, che cosa è accaduto alla Fiat-Sata in una delle tre assemblee dedicate all'accordo di luglio?
I avoratori hano espresso il loro dissenso verso il protocollo attraverso alcune contestazioni anche dirette forti verso coloro che tentavano di spiegare i contenuti del protocollo. E' un atteggiamento che nasce dalla delusione verso il governo e da malessere verso il sindacato. Al governo viene imputato di aver dimenticato il patto contratto con il programma e al sindacato di aver favorito questo processo. Prensentando questo protocollo, il sindacato sembra voler accompagnare l'azione del governo che in fondo vuole riscrivere il modello sociale basato sul mercato e sui profitti.

Mi sfugge un passaggio. Pochi giorni fa ci sono state le votazioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie e per la Fiom non è andata benissimo, mentre la Uilm ha avuto un inaspettato successo. Come lo spieghi?
Oggi è stata in effetti la prima assemblea dopo il voto. Quindi si trattava di un test importante. Abbiamo chiarito ai lavoratori come Fiom che non sarà un voto in più o uno in meno a fermare la nostra battaglia per la giustizia e la solidarietà sociale. Noi continueremo ad essere lì per ricostruire e ricomprorre un quadro più adeguato di scelta dei lavoratori verso il sindacato. I lavoratori stessi con il loro dissenso che si è esplicitato con fischi insistenti durati quasi dieci minuti verso il segretario della Uilm sono l'espressione più diretta di questa ricerca di valori trasparenti e duraturi. I lavoratori in sostanza hanno capito che c'è una parte del sindacato pronto riprendere le battaglie che riaguardano la condizioni e che riguardano i principi di solidarietà e democrazia. Alla Fiat di Melfi, comunque, continuaiamo ad avere uno zoccolo duro di più di mille voti.

Potresti spiegarti meglio, cosa è accaduto di preciso?
Molti lavoratori si sono alzati e in direzione di Tortorelli, il segretario della Uilm, hanno sottolineato che il voto non è veritiero delle questioni della fabbrica perché, sempre secondo quello che gli hanno gridato contro, c'è stato un condizionamento della Fiat. In pratica lo ritengono responsabile di essersi reso complice di una manovra della Fiat.

Torniamo all'assemblea. Su quali punti si è espresso il dissenso dei lavoratori?
Sono molti i punti specifici del dissenso. Due in particolare, precarietà e lavori usuranti. Sulla precarietà, i lavoratori hanno evidenziato con i loro esempi come a poche centinaia di metri di distanza in un altro reparto c'erano quattrocento precari che svolgevano il loro lavoro sotto lo sguardo arcigno dei capi. In pratica si tratta di giovani lavoratori che con le tute blu non possono proprio parlare pena la mancata riconferma. Il protocollo secondo i lavoratori di Melfi non supera la precarietà ma dà ulteriori spazi alle aziende per aumentare il grado di ricatto e mettere i più sfortunati nelle mansioni e postazioni più difficili.

E per quanto riguarda i lavoratori usuranti?
Sugli usuranti, la critica è proprio rispetto al cosiddetto contingentamento. Voglio far notare che Melfi ha tutti i requisiti per rientrare tra i lavori usuranti. Tutti però hanno evidenziato che questo non vuol dire niente, che lo stesso diritto deve essere universale. Qui si sono fatti comunque i conti ed hanno scoperto che, comunque, l'età si innalza anche per gli usuranti, da 57 si passa a 59 seguendo l'evoluzione degli scalini.


04/10/2007