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Protocollo Governo-Sindacati del 23 luglio scorso un NO importante I lavoratori sono oggi chiamati a votare sul protocollo firmato lo scorso 23 luglio tra Sindacati e Governo. Un voto che conclude una consultazione la cui trasparenza non ha convinto tutti. I sindacalisti contrari all'accordo sono stati in alcuni casi impediti ad andare nelle assemblee e le commissioni elettorali che dovranno controllare le votazioni e certificarne il risultato vedono la presenza solo di esponenti schierati a favore dell'accordo. Una decisione questa che la dice lunga sul come i nostri sindacati nazionali siano preoccupati di garantirsi un voto favorevole. Gli stessi volantini predisposti dalle segreterie sindacali erano volutamente generici. Si esaltavano esageratamente le poche cose cose positive mentre si mimetizzavano i pesanti cedimenti contenuti nell'accordo. Nella consultazione abbiamo quindi potuto ascoltare quasi solo le argomentazioni di chi propone un voto favorevole all'accordo con toni più o meno trionfalistici secondo l'assunto che questo accordo non ci toglie nulla e ci da molto.
Ci dicono che questo accordo supera lo scalone. NON è vero. L'accordo mantiene inalterati gli obiettivi della Riforma Maroni, anzi li peggiora. Infatti si porta l’età pensionabile a 62 anni con 35 di contributi o a 61 con 36, a partire dal 2013. Chi ha 40 anni di contributi continuerà a uscire con le “finestre” e anche chi ha la pensione di vecchiaia da oggi dovrà aspettare le “finestre”. Così la pensione di vecchiaia delle donne, sale oltre i 60 anni e quella degli uomini oltre i 65.
Ci dicono che è stato risolto il diritto a maturare una uscita precoce dal lavoro per gli addetti ai lavori usuranti. E' vero solo in parte e non per tutti. Viene sì previsto un anticipo di 3 anni per l’età pensionabile, ma i fondi stanziati coprono solo 5.000 lavoratori all’anno fino al 2017, e quindi la grande maggioranza di chi ha fatto lavori usuranti ne verrà nei fatti esclusa. Dal 2013, poi, anche i lavoratori “usurati” dovranno attendere i 58/59 anni e, anche per chi rientrerà nei ristretti criteri previsti (ad esempio, si allarga la platea dei lavori usuranti ai lavoratori notturni che effettuino almeno 80 turni l’anno: gli infermieri turnisti ne compiono mediamente 70!), la situazione peggiorerà rispetto a quella attuale.
Ci dicono che dopo tanti anni si sono finalmente aumentate le pensioni. NON è vero. Viene si previsto per i soli pensionati al di sotto degli 8.000 euro annui un incremento di 30 euro al mese (un euro al giorno), ma nel contempo si concede una pesante riduzione dei coefficienti di calcolo delle pensioni per tutti pari a 6-8 punti percentuali. Inoltre l'accordo permette che i coefficienti vengano rivisti al ribasso ogni 3 anni, invece che ogni 10 come ora, e fissati non già sulla base di un confronto sindacale sull'andamento dei conti della cassa previdenziale ma con decreto del ministro del Lavoro “di concerto” col ministro dell’Economia! Intanto già (da gennaio) ci hanno aumentato dello 0,3% i contributi da versare e già si prevede nell'accordo un ulteriore aumento dei contributi a partire dal 2011, e questo nonostante che i conti dell’Inps sino in attivo.
Ci dicono che finalmente è stata ottenuta l'indicizzazione al 100% delle pensioni. Ma è un risultato più formale che sostanziale. In effetti l'accordo prevede che la “rivalutazione” delle pensioni, per le fasce comprese tra 3 e 5 volte il minimo attuale (da 1.308,48 a 2.180,70 € ), passa dal 90% al 100% della variazione dei prezzi dell’indice Istat. Ma a guardare le cose da vicino gli effetti sono praticamente nulli. Per esempio, un pensionato con 1.508, 48 € di pensione, già oggi ha una rivalutazione pari al 100% dell’indice Istat fino a 1.308,48 € e del 90% sugli altri 200 €. Dunque, con l'accordo avrebbe un aumento del 10% della rivalutazione basata sull’indice l’Istat su 200 €. Se l’inflazione Istat fosse del 2%, su quei 200 € si applicherebbe un adeguamento del 2% anziché dell’1,8%. Quindi percepirebbe un aumento di 4 €, anziché di 3,60! Ben 40 centesimi mensili!! Come ovvio, per le pensioni fino a 1.308,48 € non cambierebbe nulla essendo già oggi coperte al 100%.
Ci dicono che la pensione futura per i lavoratori precari non potrà scendere sotto il 60% della loro retribuzione. NON è vero. L'accordo prevede solo una dichiarazione di principio del Governo che si impegna a cercare soluzioni future (non si dice neppure entro quando) che soddisfino questo obiettivo, ma compatibilmente agli obiettivi di "equilibrio finanziario". Un giro di parole che non garantisce nulla e che non può essere spacciato come risultato certo ed acquisito.
Ci dicono che l'accordo aumenta il valore del salario contrattato in azienda. NON è vero. A guadagnarci saranno sopratutto le imprese che potranno vedersi ridotte le tasse sul salario variabile contrattato in azienda, e che addirittura non pagheranno più i contributi previdenziali sulle ore di straordinario. Le aziende così risparmieranno ed a noi verrà a mancare una parte del nostro montante contributivo.
Ci dicono che è stato messo un freno alla legge 30. NON è vero. La Legge 30 ne esce confermata e con essa tutta la legislazione che in questi anni ha reso legale e diffusa la precarietà del lavoro. Resta anche il lavoro interinale a tempo indeterminato (staff leasing). I contratti a termine potranno durare anche oltre 36 mesi, senza alcun limite, con procedure conciliative fatte presso gli uffici del lavoro con l’assistenza dei sindacati. Nessun limite per i contratti interinali e per tutte le forme di lavoro precario. Nella sostanza i lavoratori potranno subire all’infinito il succedersi dei vari contratti precari.
Ma chi paga questo accordo ? I “costi” della controriforma prodotta dall'accordo sono stimati in 10 mld. nell’arco di 10 anni. Di questi ben 4.4 sono caricati sulle spalle di co.co.pro e co.co.co (dal 2008 aumento dell’1% annuo dei loro contributi, fino al +3% dal 2010). Ciò significa un equivalente taglio dei loro miseri salari! Inoltre, addossare loro ben il 44% dei “costi” totali rappresenta un sostanziale “consolidamento” del numero attuale dei super-precari: altrimenti chi paga? Ma non basta. Altri 3,5 mld. dovrebbero venire dalla “razionalizzazione degli enti previdenziali e assicurativi”(INPS, INPDAP, INAIL, ecc.), ma, se ciò non avvenisse, si ricorrerebbe (dal 2011) a un nuovo aumento dei contributi, per tutti i lavoratori, pari allo 0,09% che si aggiungerà a quesl 0,3% che ci è stato aumentato già da gennaio 2007.
Ma era necessario questo nuovo e pesante intervento sulle pensioni ? Che non fosse necessario ce lo dicevano fino ad ieri anche le stesse Cgil Cisl Uil con le argomentazioni sostenute a suo tempo per contrastare il governo Berlusconi quando fu avanzata la proposta di scalone di Maroni. Il rifiuto sindacale verso un aumento dell'età pensionabile ed un intervento sui coefficienti si basava allora sul fatto che non fosse necessaria alcuna riforma perchè i bilanci Inps erano in attivo di diversi miliardi. Contro il progetto del centro destra siamo anche stati chiamati alla mobilitazione su una piattaforma condivisibile che chiedeva l'aumento di tutte le pensioni e (finalmente) la netta separazione del conto previdenziale (quello sostenuto con i nostri contributi) dal conto assistenziale (quello a carico del bilancio dello Stato).
Ma cosa è successo di nuovo per cambiare atteggiamento da parte dei nostri sindacati ? I bilanci Inps sono ancora in attivo. Un attivo per altro aumentato ulteriormente anche grazie allo 0,3% in più del nostro versamento contributivo). Il conto assistenziale è ancora un fardello pesante sostenuto prevalentemente (ed erroneamente) dal conto previdenziale (lo Stato finanzia quindi interventi come le pensioni di invalidità, le indennità di disoccupazione, le casse integrazioni, ecc con i nostri contributi, quei contributi che noi pensiamo di versare per sostenere le nostre pensioni). Nulla è cambiato quindi, se non l'atteggiamento dei nostri sindacati verso il nuovo Governo di centrosinistra. E' questo che ha determinato la grande confusione vissuta nei luoghi di lavoro attorno allo sviluppo di questa trattativa. I lavoratori sapevano ciò che si preparava solo attraverso i Telegiornali ed i giornali. Nessuna assemblea è stata convocata per mettere a punto una posizione sindacale discussa e condivisa. Sappiamo che Cgil Cisl Uil a febbraio hanno poi scritto un documento-piattaforma (per altro generico negli obiettivi) da inviare al Governo ma mai questo documento è stato portato alla discussione ed all'approvazione di una assemblea. I lavoratori vengono ora coinvolti solo ad accordo fatto, un accordo il cui testo non è stato distribuito nei luoghi di lavoro dove gli unici documenti ufficiali del sindacato sono quelli che decantano l'accordo e dove la libertà di confronto con le ragioni del NO all'accordo è esplicitamente repressa, e rimossa minacciando ricorsi alle commissioni di garanzia (una specie di magistratura interna ai sindacati). Ci sono pezzi importanti del sindacato che sostengono la negatività di questo accordo (la Fiom nazionale, sindacati territoriali, ma anche le sinistre sindacali Cgil come Lavoro e Società e la Rete28aprile, così come pure il sindacalismo di base) ma a questi è stata pesantemente limitata la possibilità di portare le loro ragioni ai lavoratori.
Abbiamo quindi almeno due problemi con cui fare i conti. Da un lato il contenuto di un accordo che, se approvato, peggiorerà ulteriormente le nostre condizioni salariali, occupazionali e previdenziali Dall'altro abbiamo un sindacato (chi cioè dovrebbe rappresentare il nostro sentire ed organizzare le nostre richieste) che ancora più che in passato ha condotto una trattativa e firmato un accordo senza alcun coinvolgimento dei lavoratori e che si sta chiudendo su se stesso, cercando di ridurre la sua stessa dialettica interna, a difesa di un accordo la cui firma non sembra avere altra giustificazione se non quella di sostenere un Governo in difficoltà.
Il voto che i lavoratori dovranno esprimere in occasione del referendum convocato da Cgil Cisl Uil ha quindi una importanza enorme. Non solo perchè possiamo respingere l'accordo e riaprire col Governo un confronto su basi diverse, ma possiamo e dobbiamo anche dire al nostro sindacato che deve tornare a rispettare il ruolo di rappresentanza che solo dal coinvolgimento dei lavoratori gli può derivare. E' un tormentone che abbiamo già visto, prima con l'accordo del 1985 che eliminò la scala mobile, poi con l'accordo del 23 luglio 1993 (che ha ridotto le retribuzioni riducendo il nostro potere contrattuale), poi con l'accordo sulle pensioni del 1995 (legge Dini) che ha ridotto le pensioni con l'introduzione del sistema contributivo ed indebolito la tenuta del nostro sistema previdenziale legandolo a parametri economici esterni all'equilibrio del conto Inps. In tutte queste occasioni nei referendum convocati vinsero (a volte di poco altre volte più sostanziosamente) i SI all'accordo, ma, come abbiamo visto le nostre condizioni sono peggiorate sempre di più. La stessa cosa che succederà se passerà anche questo accordo.
Per questi motivi, come delegate e delegati RSU eletti nei luoghi di lavoro invitiamo i lavoratori a considerare le osservazioni da noi proposte ed a votare NO
per respingere l'accordo e tornare a trattare su basi diverse per ricordare ai nostri sindacati che trattative così importanti non possono essere aperte senza un esplicito mandato dei lavoratori.
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