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La manovra di Calearo
Gabriele Polo
Il dottor Massimo Calearo
è sconosciuto ai più. Eppure è lui il
simbolo di questa finanziaria, la stella
polare che il governo ha scelto. Il dott.
Calearo è un industriale vicentino, è
presidente di Federmeccanica e la sua
fabbrichetta costruisce antenne per auto,
cioè per la Fiat di Montezemolo. Ma questo
poco importa. Il nostro eroe è pure uno che
non perde nessuna occasione pubblica per «vaffare»
più di un Grillo contro la politica e i
politici. Chissà che dice in privato. Ma
pure questo è secondario. Quel che conta è
la centralità che il dott. Calearo (in
rappresentanza dei suoi simili) ha assunto
per la politica economica del governo Prodi.
Beneficiare le imprese con sgravi fiscali
(Ires e Irap), scommettendo che industriali
e imprenditori vari usino quei soldi per
rilanciare il paese, è quantomeno azzardato
ma è indice di una logica precisa: l'impresa
(il padrone) è il centro motore di tutto,
assunto che ha come corollario sbattere il
lavoro (il lavoratoree) in secondo piano. In
altre parole è una scelta di riferimento
sociale. Non è un giudizio, è un fatto.
La prima volta può essere un indizio, la seconda diventa una prova: già la precedente finanziaria privilegiava l'impresa, ora quest'opzione - seppur diversa in quantità e qualità - viene confermata. In fondo è la rappresentazione concreta di ciò che sarà il futuro Partito democratico, dei suoi punti di riferimento, delle sue prossime mosse. Si consolida un'alleanza con il mondo dell'industria e della finanza per «rilanciare» il paese stando dentro i vincoli di Maastricht, che vengono rigidamente applicati come in nessun altro paese europeo. Lo scambio con gli industriali è chiaro: avendo sottratto loro la carta della svalutazione competitiva gli si offrono sostanziosi aiuti economici e sociali. I primi precipitano in detassazioni, libertà di rendita e infrastrutture. I secondi hanno il volto della mano libera sul lavoro con le leggi che istituzionalizzano la precarietà e provvedimenti che legano le retribuzioni alle variabili d'impresa (nel progressivo svuotamento dei contratti nazionali a favore di quelli aziendali, derivando ogni possibile incremento delle buste paga dai bilanci e dalla produttività). E' una scelta di classe (bestemmiamo), che viene aggiornata - per affrontare globalizzazione e insicurezza - con la pubblica beneficienza, con quattro soldi per far sopravvivere i più poveri. Il dottor Calearo dovrebbe essere contento e smetterla di disprezzare la politica, almeno in pubblico. Lo stato lo sostiene e potrebbe persino torgliergli il fastidio di molesti mendicanti, con un po' di pubblica beneficienza (o pubblica polizia). Soprattutto dovrebbe, l'industriale vicentino, avere più fiducia nel suo futuro. Qualunque fine faccia Prodi, il Partito democratico indica la strada: non saranno i Calearo a essere delusi, semmai i suoi 200 dipendenti (e quelli come loro) a doversi pentire di un voto d'aprile. |