Il fallimento totale dell’operazione tfr
(30 settembre 2007)
Non poteva essere più esplicito e più completo il fallimento dell’operazione che mirava al trasferimento del TFR dei lavoratori dipendenti ai fondi d’investimento.
Non poteva essere più esplicito e più completo il
fallimento dell’operazione che mirava al trasferimento del
TFR dei lavoratori dipendenti ai fondi d’investimento. Su
dodici milioni e mezzo di lavoratori interessati, nei primi
sei mesi dell’anno solo il 5% ha deciso di mettere il
proprio TFR nei fondi chiusi e solo il 2.5% nelle altre
forme pensionistiche previste dalla nuova normativa. A
fornire il dato è stata qualche giorno fa la Covip
(commissione di vigilanza sui fondi pensione), dati che sono
stati accolti da un fragoroso silenzio. Dopo anni di lavoro
per dirottare verso la finanza il trattamento di fine
rapporto dei lavoratori dipendenti, dopo mesi e mesi di
pubblicità tambureggiante ai nuovi “strumenti”
pensionistici, meno di un lavoratore su tredici è stato
convinto ad abbracciare la splendida opportunità che tanti
soggetti si sono dannati per offrirgli. Diffidenza verso una
finanza troppo creativa per essere ritenuta degna di fede,
anche quando l’investimento sia più sicuro per effetto delle
tutele offerte dalla legge, scarsa fiducia nell’affidare il
proprio denaro a soggetti creati ad hoc, scarsa
dimestichezza con strumenti finanziari poco trasparenti, ma
anche una sana diffidenza verso sindacati in crisi di
credibilità, hanno determinato una vera e propria Caporetto
per i sostenitori della pensione fai-da-te.
Di fronte ad un esito del genere ci sarebbe da chiedersi
quali siano le reazioni dei tanti politici e sindacalisti
che per anni hanno speso sudore e lacrime per far passare
una riforma dall’utilità tanto dubbia, ma non è dato di
conoscerle. A parte il Ministro del Lavoro Damiano, che ne
ha l’obbligo istituzionale, non si sono sentiti commenti al
consuntivo presentato dalla Covip. Lo stesso Damiano ha
fatto l’illusionista giocando con i dati, provando a
presentare la Caporetto della riforma come un successo.
Damiano ha detto che i dati fanno ritenere che la riforma
"sia una scommessa riuscita", vantando l’incremento del 50
per cento dei lavoratori iscritti alle forme pensionistiche
complementari. Puro illusionismo, se la legge che imponeva
ai lavoratori la scelta ha portato ad un misero aumento del
50% della quota molto modesta di iscritti ai fondi prima
dell’entrata in vigore della legge, non si capisce davvero
dove sia il successo. Damiano dice che i fondi hanno reso e
stanno rendendo di più delle altre forme a disposizione dei
lavoratori. Ma, restando ai numeri, prima c’erano 1,8
milioni di iscritti, ora sono diventati 2,7 milioni, mentre
oltre dieci milioni degli undici milioni di lavoratori che
avrebbero dovuto fare i salti dalla gioia abbracciando la
riforma, si sono guardati bene dal seguire i consigli di
sindacati, partiti e media che li hanno bombardati per mesi
e mesi sulla splendida e moderna opportunità offerta loro.
Damiano ha detto di sperare che a fine anno sarà del 40% la
percentuale di lavoratori che ha aderito ai fondi, numero
ottenuto partendo da un dato che Luigi Scimmia (presidente
della Covip) ha detto essere oggi del 32%. Questo però
vorrebbe dire che negli ultimi tre mesi (per i quali non ci
sono dati “ufficiali”), si sono iscritti ai fondi 1,3
milioni di lavoratori contro i novecentomila dei primi sei
mesi; un dato del quale è lecito dubitare, visto che al
netto delle ferie i mesi sono in effetti solo due.
Altra magia con i numeri che però cozza con la “speranza” di
Damiano, secondo il quale sarebbe un buon risultato se un
altro milione di lavoratori si iscrivesse nei prossimi
quattro mesi. Avremmo così una sequenza abbastanza
paradossale: da gennaio a giugno hanno aderito (dati
ufficiali) novecentomila lavoratori (0,9 milioni), da giugno
a settembre 1,3 milioni (dato non ufficiale) più la speranza
di Damiano che nei prossimi quattro mesi vede un buon
risultato nell’adesione di un altro milione di lavoratori,
per un totale a fine anno di cinque milioni. Di questi fino
ad ora ce ne sono ufficialmente solo novecentomila che
secondo i dati della Covip hanno aderito dall’entrata in
vigore della legge a giugno, che salirebbero a 2,2 milioni
di nuove iscrizioni, sommandosi al dato di 1.8 milioni di
lavoratori già iscritti prima della riforma.
E’ vero che i numeri, soprattutto in Italia, spesso si
prestano ad essere manipolati, ma difficilmente questi
possono essere considerati i numeri di un successo e infatti
è calato un silenzio di tomba sulla questione. Un silenzio
strano, visto che sulla riforma del TFR hanno parlato in
tanti e tanto a lungo; ma, come è noto, la vittoria ha molti
padri mentre la sconfitta è sempre orfana. Tacciono i
confederali, tacciono i politici, tacciono i media. Ma non è
il silenzio degli innocenti, è tutto un altro film.
Domenica, 30 Settembre 2007
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