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Fabio Sebastiani
Firenze
nostro inviato
U-- Capolettera -->n successo di pubblico e di critica. Se
fosse un film, la sintesi della manifestazione contro
l'accordo sul welfare di Cgil, Cisl e Uil, potrebbe essere
questa. Di pubblico, perché a sfilare da piazza Indipendenza
a piazza Strozzi a due passi da Santa Maria Novella sono
state almeno ottomila persone (la questura dice 3mila ma dal
palco il conteggio autogestito parla di quindicimila). Di
critica, perché a parlare sono stati i lavoratori in carne
ed ossa, senza le ingombranti burocrazie sindacali di mezzo.
Uno spaccato imperdibile di quello che si pensa, e si dice,
nei luoghi di lavoro in questo momento a proposito del primo
"accordo non a perdere", come viene definito dalle
segreterie nazionali delle tre confederazioni il protocollo
firmato a luglio. «E invece perdiamo su tutta la linea -
grida dal palco Angela, Rsu-Cgil della Piaggio - a partire
dal tema della precarietà che è un vero e proprio disastro».
Angela non dà per perso il referendum, anzi. E lancia la
proposta di presentarsi ai seggi e di esporre gli striscioni
contro l'accordo. Le notizie che si raccolgono in giro sulla
correttezza, almeno formale, della consultazione sono da far
rizzare i capelli. Innanzitutto, non è vero che le
operazioni di voto sono nei soli tre giorni di otto, nove e
dieci ottobre. Si sta votando da giorni in parecchi posti.
Secondo, in alcune situazioni, come nella provincia di
Treviso, c'è addirittura la possibilità di votare "a
domicilio".
Nelle assemblee, poi, la spiegazione dei contenuti
dell'accordo è sommaria e sorvola su troppi punti. «Nessuno
spiega - sottolinea Andrea, rappresentante sindacale della
Sammontana - che ogni tre anni le pensioni saranno ridotte
con il meccanismo della revisione dei coefficienti». «Poteva
essere una occasione per togliere di mezzo la legge 30 -
aggiunge - e invece con il rinnovo senza limiti dei
contratti a termine abbiamo una intera generazione di
lavoratori permanentemente ricattabile. E con tanto di
timbro del sindacato. Senza contare che la norma sulla
decontribuzione degli straordinari non solo è un regalo alle
imprese ma di fatto blocca qualsiasi prospettiva di
assunzione dei giovani».
Luisella, rappresentante sindacale Cgil all'Università di
Firenze, (attualmente conta 4.000 atipici e 1.700 lavoratori
a tempo indeterminato) parla di vera e propria «beffa» a
carico di «tutti quegli atipici che si aspettavano di
tagliare i ponti con la precarietà e invece si sono visti
recapitare la trovata del riscatto della laurea». «Bene, a
conti fatti - aggiunge - costerà tra i 40 e i 50mila euro,
quindi si vedranno costretti ad accendere un altro mutuo
oltre a quello per la casa».
Dal palco si susseguono gli interventi dei lavoratori e
delle lavoratrici, dei rappresentanti sindacali e anche di
giovani studenti. A piazza Strozzi ci sono sia le bandiere
del sindacalismo di base - dalla Confederazione Cobas alle
Rappresentanze di base, passando per SdL - sia le bandiere
della sinistra alternativa, soprattutto Prc e Pdci. Tra gli
altri girano anche parecchi volantini del Partito comunista
dei lavoratori e di Attac. «L'unico dato negativo di oggi -
sottolinea Federico Giusti, dei Cobas di Pisa - è che si è
persa una occasione per lanciare dal palco la costruizione
dei comitati».
La reazione della Cgil nazionale al corteo fiorentino è al
veleno. «Come avevamo ampliamente previsto lavoratori e
pensionati sono rimasti fuori dalla manifestazione, alla
quale hanno invece aderito le sigle più estreme della
sinistra antagonista, Carc compresi», dice Carla Cantone,
che stima una partecipazione non superiore alle duemila
persone.
Nicola Nicolosi, rappresentante dell'area programmatica
Lavoro Società, cerca di stempereare le polemiche e
ribadisce la «stima» nei confronti del segretario generale
della Cgil Guglielmo Epifani che pochi giorni fa gli aveva
inviato una lettera di "rimprovero" invitandolo la
componente di sinistra a "non rompere il patto unitario"
nella Cgil e, di fatto, a non partecipare al corteo. «Noi
non intendiamo rompere l'unità. Gli inviti si possono
accogliere o non accogliere - aggiunge Nicolosi -. Io ho
accolto quello dei delegati e delle delegate della Toscana
che si sono autoconvocati per dire no all'accordo. Esprimere
il dissenso è un diritto previsto dallo statuto della Cgil».
Ai diritti si richiama anche Giorgio Cremaschi della
segreteria nazionale della Fiom, per il quale «sarebbe
giusto per tutti poter ascoltare nelle fabbriche anche le
ragioni del no. Allora, per una questione di trasparenza -
conclude - chiediamo di distribuire ai lavoratori il testo
integrale dell'accordo».
30/09/2007 |