Giorgio Cremaschi presenta alla stampa il documento. «C'è il rischio di un effetto Grillo
anche sul sindacato». Crescono le adesioni alla manifestazione di Firenze di sabato prossimo
Protocollo di luglio, la Rete 28 aprile
apre la campagna per il "No"

Fabio Sebastiani
«Sindacato a rischio di effetto Grillo». Giorgio Cremaschi ieri ha presentato il "No" della "Rete 28 aprile", l'area programmatica che in Cgil si è opposta, insieme a Lavoro Società al protocollo del luglio 2007.
Il male oscuro di questo accordo, è la tesi, è tutto politico. E misura la scarsa indipendenza del sindacato dal quadro politico. «Penso che in questo accordo - sottolinea Cremaschi nel corso della presentazione alla stampa presso la sede nazionale della Cgil in corso d'Italia - abbia pesato la fibrillazione politica». E se l'onda del "grillismo" investe la politica, per la proprietà transitiva c'è il rischio che arrivi anche addosso a chi, come i sindacati, ha deciso di "non disturbare il manovratore". E se nel conto mettiamo anche il fatto che a sostegno della piattaforma unitaria sul welfare non è stata effettuata nemmeno un'ora di sciopero si arriva direttamente alla "continguità".
Il "No" «esplicito» della "Rete 28 aprile", quindi, darà luogo a una «campagna esplicita» contro l'accordo. Come sarà possibile, visto che la Cgil ha scelto il "Sì"? L'area programmatica di Cremaschi, in sostanza, è pronta ad osservare il regolamento della Cgil, che impone la propaganda della sola posizione uscita dal Direttivo nazionale, ma solo fino alla responsabilità del "realtore ufficiale". «Questo non ci impedisce a sostenere davanti ai luoghi di lavoro e nelle varie occasioni pubbliche la posizione contraria». «Subiamo il regolamento ma non lo condividiamo», ha aggiunto Cremaschi.
La posizione della Cgil sul rispetto delle regole è piuttosto inflessibile. Nelle "trattative preliminari" tra le varie anime del sindacato, sembra che sia anche spuntata la proposta di assegnare al "No" un piccolo spazio nell'ambito della presentazione del "Sì". Ma l'ipotesi è stata subito stoppata dalla segreteria.
Il merito delle critiche della "Rete 28 aprile" è a trecentosessanta gradi. E riguarda sia il capitolo pensioni che quello sul mercato del lavoro.
Avvertenza generale, «questo accordo viene strapagato dai lavoratori». E quindi, nelle cifre, non è vero che «non è a perdere», come sostengono le tre confederazioni unitariamente. I numeri non lasciano spazio alle interpretazioni: su tre euro, calcolabili con l'aumento dei contributi sia per i lavoratori dipendenti che per i parasubordinati, solo un euro torna indietro sotto forma di aumento delle pensioni minime. Ma non è solo questo la beffa. Secondo la "Rete 28 apriile", anche la stessa questione degli usuranti, che in realtà sono contingentati a 5.000 l'anno, «e comunque non oltre le compatibilità di bilancio», e la vicenda delle pensioni di quarant'anni, che si basa su un ritocco delle pensioni di vecchiaia. Senza parlare dei coefficienti, poi, che avranno tre revisioni automatiche (2010, 2013, 2016) contro le due, "concertate", previste dalla Dini. Sul "60 per cento" garantito ai giovani precari, infine, rimane solo il titolo di un capitolo tutto da scrivere.
Ma è sulla decontribuzione degli straordinari, la detassazione del salario aziendale e il mercato del lavoro che si appuntano le critiche più corrosive. Nel primo caso, anche con il sospetto dell'«incostituzionalità» e di una forte azione di contrasto dell'allargamento della base produttiva. Non c'è male per un sindacato che ha tra i suoi obiettivi espliciti la lotta alla disoccupazione. «L'accordo conferma e persino peggiora le leggi sulla precarietà del lavoro - sottolinea Cremaschi -. Viene consolidata la pratica di rinnovare all'infinto i contratti precari, costringendo le lavoratrici e i lavoratori, soprattutto i più giovani, per anni e anni in una condizione di incertezza e ricatto permanente. Basterà una firma sindacale per prorogare i contratti a termine oltre i 36 mesi. Non ci sono limiti all'uso del lavoro interinale e dei contratti a progetto. Le nuove aziende potranno avviare il lavoro con tutti i dipendenti precari».
Cremaschi esprime critiche anche sulla finanziaria. «Siamo perplessi. L'atteggiamento di Cgil, Cisl e Uil ci appare debole e confuso. Non si capisce cosa chiediamo e cosa no, mentre l'agenda di governo è dominata solo da Montezemolo e dalle aziende».
Perplessità anche sulle modalità del voto referendario, e sulla trasparenza delle operazioni che si svolgeranno, come deciso da Cgil, Cisl e Uil l'8,il 9 ed il 10 ottobre. In qualche cosa le operazioni di voto sarebbero già in corso. Per Achille Passoni, segretario della Cgill, le affermazioni di Cremaschi sulla trasparenza del confronto e del voto dei lavoratori sull'accordo sul welfare «sono inaccettabili».
Dal Piemonte arriva la segnalazione dei cosiddetti "seggi volanti", ovvero urne per raccogliere il voto diffuso. Nella sola zona di Porta Palazzo ne sono previste dodici. Chi le controlla?
Infine, la mobilitazione. A Firenze la manifestazione di sabato prossimo partirà alle 9.30 da piazza Indipendenza, dove si concentrano tutti i cortei, e si snoderà per il centro cittadino fino a piazza Strozzi, dove prenderanno la parola i delegati promotori dell'iniziativa.


28/09/2007