Comunicato stampa e iniziative in programma a Cagliari a sostegno della campagna per il NO
 

Dopo attenta riflessione sui contenuti dell’accordo del 23 luglio riteniamo opportuno dire no all’accordo del disastro. Le ragioni di un no convinto all’intesa sono sia sul metodo sia sui contenuti. L’intesa è avvenuta senza la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori, in una situazione di scarsa informazione, di confusione e senza alcuna consultazione sulle richieste sindacali, dà qualche piccolo risultato nel presente per una piccola parte del mondo del lavoro, mentre prepara danni per il futuro di tutte e tutti.
• No perché alcuni parziali risultati di una parte del mondo del lavoro sono pagati con il peggioramento delle condizioni di tutte e tutti gli altri. Per i precari, i giovani, le donne non ci sono tutele in più, anzi a volte si peggiora.
• No perché la nuova disciplina dei lavori particolarmente usuranti è una beffa. Solo 5.000 lavoratori all’anno in 10 anni potranno usufruire di uno sconto sull’aumento dell’età pensionistica (vuol dire che alla fine nessuno potrà andare in pensione prima dei 58-59 anni di età). Con le attuali condizioni di lavoro, gli infortuni, le malattie professionali, il numero di 5.000 persone all’anno ufficialmente usurate è ridicolo.
• No perché è stata introdotta, a partire dal 2010, la revisione automatica dei coefficienti di calcolo delle pensioni. Questa misura colpisce proprio le pensioni dei più giovani, che a partire dal 2010 ogni tre anni verranno riviste al ribasso. Già è previsto un taglio del 6-8%. La riforma Dini prevedeva revisioni non automatiche ogni 10 anni. Dal 1996 al 2016 ci sarebbero state 2 revisioni. Con il nuovo sistema di calcolo automatico entro lo stesso tempo ci saranno 3 revisioni al ribasso delle pensioni. I giovani hanno diritto a una vera pensione pubblica. E il Tfr nei fondi pensione non risolve certo il problema, visto il crollo delle Borse.
• No perché la positiva, anche se parziale, rivalutazione di tre milioni di pensioni basse è interamente pagata dall’aumento dei contributi dei lavoratori dipendenti e dei precari. Su 4 miliardi all’anno di aumento dei contributi solo poco più di 1 viene restituito ai pensionati. Su 7 miliardi in più di tasse pagate dal lavoro dipendente (il tesoretto), poco più di 1 torna ai disoccupati e ai poveri. Che fine ha fatto la richiesta di separare la previdenza dall’assistenza? Dove sono finiti i nostri soldi?
Queste, sono solo alcune delle ragioni che ci spingono a
votare no al referendum del 8/9/10 ottobre
Il nostro invito ai lavoratori e alle lavoratrici è quello di consultare il testo integrale dell’accordo, la consapevolezza renderà il vostro no ancora più convinto.
Solo il no all’accordo permetterà di conquistare e difendere i diritti
che ci spettano

Nella Provincia di Cagliari sono definite le seguenti iniziative :

Mercoledì 26 settembre comunicato stampa provinciale.

Volantinaggio e banchetti informativi nei principali luoghi di lavoro durante tutto il periodo utile fino al referendum.

Mercoledì 3 ottobre conferenza stampa provinciale.


Chi vuole partecipare alla distribuzione del materiale può contattarmi all'indirizzo mail
giacomo03@tiscali.it

per la rete28Aprile Gabriella Orrù