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Se il dissenso diventa
una «fangosa palude»
A Brescia il segretario
della Filt richiama all'ordine i delegati di
un'azienda di trasporti. E sulle ragioni del
no al protocollo, assemblea pubblica a
Bergamo
Se un segretario di
categoria arriva a definire la
rappresentanza sindacale di una importante
azienda che alla sua categoria afferisce,
«fangosa palude», è lecito quantomeno
chiedersi se non si abusi, talvolta, della
parola democrazia.
Il fatto è successo a Brescia, e l'espressione è stata usata dal segretario locale della Filt Cgil, Domenico Molino, per definire l'Rsu della Brescia Trasporti, "colpevole" di avere esposto nella bacheca di categoria il volantino dell'assemblea convocata da una nutrita fila di rappresentanti sindacali di diverse categorie del bresciano (industria, pubblico impiego, commercio e servizi), sulle ragioni del no al protocollo del 23 luglio. L'assemblea si è svolta venerdì scorso con la partecipazione di 150 delegati che, al termine, hanno deciso di riconvocarsi a referendum concluso per valutarne l'esito e decidere di ulteriori iniziative. «Non ci risulta che la Rsu sia titolata ad assumere una propria posizione su materie confederali» recita il comunicato diffuso dal segretario locale Filt, che conclude, «che poi una Rsu si comporti come una fangosa "palude" e pensi di sviluppare una posizione buona per tutte le stagioni, lasciamo ai lavoratori il giudizio di merito...». Una concezione quantomeno «originale» della democrazia, tenuto conto dell'autonomia di cui, per statuto, godono i rappresentanti eletti dai lavoratori (che sono i due terzi delle rappresentanze, un terzo essendo a nomina dei vertici sindacali). A Brescia, d'altra parte, per convocare lo stesso direttivo della Camera del lavoro (che ci sarà sabato), è stata necessaria una raccolta firme. E forse quanto succede lì non è che un segno, particolarmente evidente, del clima da "serrate le righe" che sta accompagnando l'avvio delle assemblee nei luoghi di lavoro sui contenuti del protocollo su pensioni e welfare siglato tra governo e parti sociali (dalla stessa Cgil, «per presa d'atto» nella parte che riguarda il welfare). Sulle ragioni del no, altre assemblee sono in corso di definizione. A Bergamo una nutrita fila di delegati (soprattutto dell'industria, ma anche del commercio e della telefonia) ha convocato, sul no all'accordo, un'assemblea pubblica per sabato prossimo. Cosa succederà dunque durante le assemblee vere e proprie, quando si tratterà di entrare nel merito dell'accordo che la Fiom ha respinto a gran maggioranza? «Ci sarà discussione» risponde Fausto Alborghetti, delegato alla Brembo (l'azienda del vicepresidente di Confindustria, Bombassei). «Per me, delegato, contano i contenuti - dice - I confederali spiegheranno i termini dell'accordo e noi metteremo in evidenza cosa ci spinge a dire no». E un'altra fila di "no" è quella che arriva dai delegati Fincantieri. «Come spiegheremo, nei cantieri navali, che per la pensione si paga di più per ottenere di meno? - domandano - Ai giovani dovremo dire che l'accordo li lascia precari. E che cosa dire della decontribuzione degli straordinari, che attacca nei fatti la piattaforma dei meccanici?». |