NELLA CONSULTAZIONE dell’8-9-10 ottobre

 VOTA NO

ALL’ACCORDO DEL 23 LUGLIO 2007

 

Perché votare NO

ANDREMO IN PENSIONE CON MENO SOLDI

i coefficienti di rendimento delle pensioni saranno tagliati del 6 – 8% e rivisti automaticamente al ribasso dal Ministro del Tesoro ogni 3 anni  in base agli obiettivi di bilancio dello Stato. A nulla servirà che le casse INPS siano in attivo, conteranno solo le decisioni arbitrarie dei governi. Il limite del 60% per le pensioni più basse dei precari è solo un’ipotesi di studio. A partire dal 2011, se non saranno fatti risparmi a sufficienza con la ristrutturazione degli enti previdenziali, aumenteranno ancora i contributi sulla busta paga dei dipendenti e per i precari

 

LO SCALONE MARONI NON VIENE ABOLITO: prima si accorcia poi si allunga

Nel 2008 lo salti, nel 2009 ci sei sopra, invece a partire dal 2013, è tutta in salita perché si porta l’età pensionabile a 62 anni, con 35 di contributi o a 61 con 36. Chi ha 40 anni di contributi continuerà a uscire con le “finestre” e anche chi ha la pensione di vecchiaia dovrà aspettare le “finestre”. Così la pensione di vecchiaia delle donne, sale oltre i 60 anni e quella degli uomini oltre i 65.

Il miglior trattamento per chi fa lavori usuranti si rivela una beffa: non più di 5.000 lavoratori all’anno saranno  esentati dallo scalone, e comunque dovranno andare in pensione con almeno 58 anni d’età e 36 di contributi. Chi non rientra nella quota prefissata ed è andato a lavorare giovanissimo e ha fatto lavori usuranti e faticosi, non avrà nessun riconoscimento.

Vengono aumentate le pensioni più basse e l’indennità di disoccupazione, ma dei soldi del “tesoretto”, solo un miliardo e mezzo tornano a una parte dei pensionati e dei disoccupati.

 

PRECARIETA' E  COMPETITIVITÀ’

Vengono scandalosamente ridotti i contributi pensionistici per le ore di straordinario. Così si danneggia l’occupazione e anche il bilancio dell’INPS.

Viene confermata la Legge 30 e con essa tutta la legislazione che in questi anni ha reso legale e diffusa la precarietà del lavoro. Resta anche il lavoro interinale a tempo indeterminato (staff leasing). I contratti a termine potranno durare anche oltre 36 mesi, rinnovabili con l’assistenza di un sindacalista, ma senza nessun obbligo di trasformarli a tempo indeterminato. Nella sostanza i lavoratori potranno subire all’infinito il succedersi dei vari contratti precari. Si riducono le tasse sul salario variabile aziendale, a condizione che esso sia totalmente flessibile, cioè possa esserci o non esserci. Nulla si fa sugli aumenti dei contratti nazionali e sul salario garantito su cui, anzi, cresce la pressione fiscale.

 

AMMORTIZZATORI SOCIALI

Si migliora l’indennità di disoccupazione, ma la cassa integrazione, nel futuro, potrà essere trattata come indennità di mobilità e cioè diventare una vera e propria anticamera del licenziamento. Infatti il lavoratore in cassa integrazione che dovesse rifiutare un’occupazione qualsiasi, anche a 50 chilometri dal suo posto di lavoro, rischierebbe di perdere la cassa integrazione.

Si rilancia il ruolo degli Enti bilaterali tra sindacato e aziende, per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro. Scelta questa che può dare luogo a un vero e proprio conflitto di interessi nel sindacato, tra la tutela dei diritti dei lavoratori e la certificazione dell’assunzione.

Ai giovani precari che perdono il posto di lavoro invece che garantire il salario e più diritti, si dà la possibilità di farsi prestare dei soldi a tasso agevolato. Soldi che comunque dovranno essere restituiti, magari quando si è ancora disoccupati.

 

 

per la titolarità dei lavoratori sugli accordi

 assemblea sindacale venerdì 5 ottobre 2007 alle ore 21

Sala della Provincia di Pesaro Urbino

 

 

 

A.L.L.P. (Associazione Lavoratrici Lavoratori Pesaresi)