L'occupazione cresce, ma fa più schifo
Nel II trimestre occupazione record Ma aumenta il lavoro atipico e quello a tempo determinato. Il tasso di disoccupazone al 5,7%
Sara Farolfi

 
Leggero aumento dell'occupazione in Italia, con un acuirsi però della forbice tra Nord e Sud del paese. Scende il tasso di disoccupazione, accompagnato però da un aumento del numero degli «inattivi». Mentre si conferma significativa la crescita dei lavoratori a termine e part time. Lo ha reso noto ieri l'Istat, diffondendo i dati sulle forze di lavoro relativi al secondo trimestre 2007.
I dati dell'istituto di statitica confermano dunque il rallentamento nella dinamica del mercato del lavoro, già registrata dai dati relativi al primo trimestre 2007, che fa il paio con il rallentamento della ripresa dell'economia. Confermano anche, però, la maggiore incidenza che il lavoro precario seguita ad avere sul totale dell'occupazione.
Il numero degli occupati (oltre 23 milioni di persone) ha registrato, nel secondo trimestre di quest'anno, una crescita tendenziale (ossia su base annua) dello 0,5%. Continua a crescere l'occupazione straniera (+129 mila unità). Il tasso di disoccupazione scende al 5,7%, dal 6,5% dello stesso periodo dell'anno precedente. Ma se a questo dato si affianca l'ulteriore crescita, soprattutto nelle regioni meridionali, del numero di «inattivi» (cresciuti di 260 mila unità, di cui 196 mila al Sud), la discesa della disoccupazione si lega, nota l'Istat, al diffuso sentimento di scoraggiamento che comporta una rinuncia alla ricerca attiva di lavoro. Nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione, al 10,6%, risulta essere più che triplo rispetto a quello del Nord, e più del doppio rispetto a quello del Sud.
Confermano, i dati dell'istituto nazionale, l'acuirsi della forbice tra Nord e Sud del paese. All'incremento dell'occupazione al Nord (+0,7%) e soprattutto al Centro (+2%), si contrappone la discesa del Mezzogiorno (-0,9%), che registra una variazione percentuale negativa pari allo 0,5%.
Scorrendo i diversi settori produttivi, la sofferenza maggiore, sempre in termini di occupati, riguarda il comparto agricolo (-6,6%). Nell'industria l'incremento si attesta all'1,5% (rispetto al secondo trimestre 2006) (con un allargamento della base occupazionale più diffuso al Centro e al Sud). Crescono del 4,3%, su base tendenziale, gli occupati delle costruzioni, mentre restano praticamente fermi i servizi (+0,1%).
E veniamo ai dati sulla qualità dell'occupazione. I lavoratori dipendenti con contratto a termine risultano essere, al secondo trimestre 2007, 2,3 milioni di persone, aumentati del 4,1% sul secondo trimestre 2006 (le donne più degli uomini, prevalentemente nel settore dei servizi e soprattutto nelle regioni del Centronord), e con un'incidenza sul totale dell'occupazione del 9,9% (dal 9,5% dello scorso anno). Di questi, il numero di coloro che lavorano part time, è cresciuto, sempre su base tendenziale, del 10%. I dipendenti con contratto a tempo indeterminato sono per contro cresciuti su base tendenziale soltanto dello 0,3%, con una crescita maggiore anche qui del part time, e costituiscono il 63,7% del totale degli occupati.
Osservando la serie storica sulle dinamiche occupazionali, si nota come l'occupazione sia cresciuta, negli ultimi cinque anni di oltre il 6%, conseguenza soprattutto della precarizzazione del lavoro e della regolarizzazione degli immigrati dal 2003 in poi. E' dall'inizio del 1998, dall'adozione cioè del «pacchetto Treu», che l'occupazione italiana ha cominciato a allungare il passo. Solo negli ultimi cinque anni la percentuale del ricorso al tempo determinato è praticamente raddoppiata (soprattutto per le donne e i giovani sotto i 30 anni).