o.d.g. approvato al C.D. della CGIL di Novara




Il Comitato Direttivo della CGIL di Novara, riunito a Novara il 19 settembre 2007, per valutare l’accordo sottoscritto da CGIL-CISL-UIL ed il Governo su pensioni, Legge 30 e mercato del lavoro, esprime sul merito un giudizio articolato, ma complessivamente negativo.

E' mancato, in questa trattativa, il pieno coinvolgimento dei lavoratori e la mobilitazione più generale a sostegno delle rivendicazioni sindacali e anche i risultati parziali acquisiti come:
 l’aumento delle pensioni contributive più basse, in assenza però di un meccanismo formale di rivalutazione delle pensioni;
 le nuove norme sulla totalizzazione dei contributi, sul riscatto della laurea e l’innalzamento e l’estensione della indennità di disoccupazione,
vengono contraddetti dal profilo generale dell’accordo che, non combatte la precarietà, liberalizza gli straordinari, procede all’innalzamento dell’età pensionabile e ci consegna un risultato negativo rispetto al documento unitario di CGIL-CISL-UIL.

Nel complesso, mentre sulle pensioni viene mantenuta la filosofia delle riforme degli anni 90: lo scalone Maroni non viene cancellato, ma solo diluito, aumentando pesantemente l’età pensionabile fino a 62 anni per l’anzianità e allungando, nei fatti, la pensione di vecchiaia.

Mentre l’obiettivo del 60% di copertura della pensione per i giovani è solo un’indicazione, difficilmente realizzabile perchè subordinata all’equilibrio finanziario e ai tagli sulla spesa previdenziale, inoltre anche l'obbiettivo di non modificare i coefficienti non è stato raggiunto.

Il riconoscimento dei lavori usuranti non è sancito come un diritto esigibile, in quanto ristretto ad una quota irrisoria di 5.000 lavoratori all’anno e vincolato a limiti di spesa.

Sul capitolo previdenziale siamo quindi di fronte ad un peggioramento della riforma Dini della quale vengono accentuate le ingiustizie.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro siamo di fronte a scelte sbagliate, giocate esplicitamente contro la CGIL, nel protocollo si intravede la filosofia del Patto per l'Italia, che la CGIL si rifiutò di sottoscrivere, e a misure che invece di superare la legge 30 ne garantiscono il completamento.

Ora sarà più difficile contrastare la precarietà: il lavoro a tempo determinato resta senza alcuna limitazione normativa (sulle causali e sulle proroghe) peggiorando anche il Dlgs.368; la Legge 30 rimane in vigore con tutte le sue storture.

Si regala a Confindustria la riduzione del costo degli straordinari consentendo di aumentare gli orari di lavoro senza nuova occupazione e indebolendo la contrattazione aziendale; ed infine la detassazione e la decontribuzione del salario variabile oltre a ridurre le entrate dell’INPS, ridimensionano nei fatti il peso del contratto nazionale.

Per queste ragioni sarebbe stato opportuno che la CGIL non firmasse l’intesa proposta dal Governo, e proponesse invece a CISL e UIL la riapertura della vertenza attraverso la mobilitazione e la lotta dell’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori.

A fianco delle responsabilità del Governo Prodi che ha disatteso i suoi stessi impegni programmatici, ha pesato fortemente su questa conclusione, la mancata mobilitazione generale da parte di CGIL, CISL e UIL, che ha consegnato la soluzione di un confronto sindacale al rapporto tra le forze politiche del Governo e ha lasciato campo libero al potere di condizionamento delle imprese e dei centri finanziari italiani ed europei.

Questo ha emarginato l’apporto dei lavoratori, con una evidente perdita di rappresentanza, ed ancor più grave, di autonomia da parte del sindacato.

La sottoscrizione del protocollo del 23 luglio, pone a tutta la CGIL l’esigenza di una ampia e profonda riflessione collettiva, da attivare rapidamente per colmare il divario che si è aperto con il mondo del lavoro e con le sue aspettative, e rispetto agli obiettivi assunti unitariamente nel congresso a partire dalla necessità di costruire una CGIL profondamente democratica ed autonoma dai partiti, dal governo e dalle imprese, capace di riprogettare il Paese.

Il Direttivo Provinciale della CGIL Novara si impegna affinché la consultazione che si avvierà sull’accordo, sia effettivamente generale e referendaria con voto certificato, sia garantito il libero confronto tra le varie opinioni, e sappia coinvolgere l’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori, pensionati, giovani, e precari.

Ritiene, inoltre, anche alla luce delle posizioni critiche assunte, su alcuni punti dirimenti dell’accordo, dal Direttivo Nazionale e dal Segretario Generale, con la lettera a Prodi, che la CGIL debba mettere in campo a livello locale e nazionale, una ampia iniziativa di mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori, che ponga con forza, al Governo e alla sua maggioranza, la necessità, già nel prossimo confronto parlamentare, di attuare rilevanti modifiche al protocollo e di riaprire il confronto su pensioni, coefficienti, precarietà e sul mercato del lavoro.



Novara, 19 settembre 2007