Noi votiamo no all'accordo del 23 luglio 2007 - RSU Cgil Cogeme Rovato


L’accordo non va proprio bene sia nel merito sia perché condiziona anche le contrattazioni future sposando una logica che non va verso una redistribuzione del reddito ma si sancisce che solo i lavoratori e i pensionati devono fare sacrifici privandosi di qualche cosa per dare a chi di loro ha meno. E’ la stessa logica che abbiamo visto quando parlavamo dell’ art.18. C’era chi diceva che per rendere tutti uguali dovevamo togliere l’art. 18 e invece noi che dicevamo che quel diritto doveva essere esteso a chi non l’aveva.
La situazione patrimoniale dell’INPS in generale registra ormai da anni avanzi positivi. Il mondo del lavoro si finanza abbondantemente le pensioni perché allora sposare la riforma Maroni visto che questo accordo viaggia in quel filone?
La Maroni non viene abolita si diluisce solo nel tempo l’effetto attraverso un meccanismo di scalini. Questo accordo aumenta il tempo di lavoro nella vita e non dà risposte adeguate a chi ha iniziato a lavorare in età precoce. Tutto ciò risulta in profonda contraddizione con il fatto che il Fondo lavoratori dipendenti è da tempo in attivo e che i lavoratori hanno già contribuito ulteriormente con l’incremento dello 0,30% della loro contribuzione.
Sul fronte del mercato del lavoro si mantiene sostanzialmente l’impianto della legge 30 e oggi si firma quello che alcuni anni fa la CGIL aveva giustamente rimandato al mittente perché non si poteva accettare la precarizzazione del mercato del lavoro. Combattere la precarietà non è solo mettere in campo una azione socialmente corretta ma avere una “buona occupazione” quella con contratti a tempo indeterminato e dunque aumentare il tasso di attività vuol dire di per se generare una condizione di miglioramento del sistema previdenziale. Il ragionamento è semplice la gente lavora in modo fisso e continuativo per cui pagano i contributi previdenziali e questo genera entrate per pagare le pensioni. Non combattere la precarietà rischia invece di mettere in crisi per il futuro non solo le pensioni dei precari ma anche quelle degli attuali pensionati.
Inaccettabile e scandaloso avere inserito la norma che abroga la sovracontribuzione degli straordinari una vera mossa per dire quando c’è bisogno di personale non si assume ma si fa lavorare di più chi c’è.
In un momento in cui i salari sono sempre più bassi e non si riesce ad arrivare a fine mese invece di rilanciare una rivendicazione generale per aumentare i minimi del contratto nazionale si pensa solo a decontribuire i premi risultato cioè quella parte di salario che non è certo per il lavoratore ma è variabile e dunque sempre a rischio.
Il concetto è chiaro se vuoi migliorare la tua situazione non chiedere niente all’impresa ma arrangiati da solo e paga più contributi e possibilmente lavora di più.
C’era bisogna invece di una inversione di tendenza che di fatto rilanciava l’iniziativa sindacale perché in discussione e in gioco ci sono due filosofie chi pensa come noi a un sistema previdenziale pubblico a ripartizione e ad un equilibrio tra generazioni e chi pensa che la spesa previdenziale debba spostarsi nel mercato finanziario per contribuire alla valorizzazione del capitale o alla crescita dell’economia.

PER TUTTE QUESTE RAGIONI E PER LASCIARCI LA POSSIBBILTA’ DI POTER CONTARE ANCORA DOBBIAMO ORA RESPINGERE L’ACCORDO E RILANCIARE L’INIZIATIVA SINDACALE

Rovato (BS) 13 settembre 2007