Rappresentanze Sindacali Unitarie -  SIEMENS – Filiale di Genova

 

Caro Epifani: ci eravamo illusi!

 

Ci eravamo illusi che si potesse eliminare lo scalone senza tramutarlo in un sistema a scalini e quote che sortisce per la quasi totalità dei lavoratori una situazione identica e per alcuni casi peggiorativa.

 

Ci eravamo illusi che il nostro contributo maggiore alle entrate previdenziali inserito nella scorsa finanziaria ci fosse restituito, almeno in parte, in questo accordo sul sistema pensionistico per eliminare realmente il tanto odiato scalone.

 

Ci aspettavamo più trasparenza e giustizia nel sistema scelto, sommando il sistema a quote e l’età minima obbligatoria, di fatto si unisce il peggio dei due sistemi.

 

Ci eravamo illusi che fosse prioritario un sistema di incentivi e disincentivi, al posto di limiti minimi ferrei. Pensavamo che l’aumento della “aspettativa di vita” non dovesse essere vista con una piaga sociale ed é giusto considerare che non tutti hanno la fortuna di giungere all’età pensionabile in salute ed in grado di svolgere efficientemente la propria attività lavorativa.

 

Abbiamo di recente dovuto disilluderci sul nostro status di lavoratori dopo aver scoperto che, tra i paesi industrializzati siamo tra quelli con il maggiore numero di ore lavorate, che i nostri stipendi in assoluto e ancor di più come potere di acquisto non sono cresciuti e che sono inferiori di gran lunga ai paesi europei a noi vicini. Forse per questo ci eravamo illusi di poter ottenere non un sistema pensionistico generoso ma che potesse ALMENO essere flessibile. Al contrario, dovremo in molti casi lavorare di più ed obbligatoriamente per raggiungere la quota 97 che per tanti vorrà dire lavorare sino ai 64 o 65 anni, ben peggio dei nostri colleghi nel resto dell’Europa dove in media si lavora sino a 61 anni.

 

Purtroppo di “flessibilità” in Italia si parla solo nell’intento di peggiorare la condizione del lavoro dipendente, “flessibilità” é diventato un sinonimo di “sfruttamento” ed “imposizioni”.

 

Aspettiamo da tantissimi anni e speravamo che finalmente si facesse una chiara distinzione tra quelli che sono i nostri contributi per costruirci le pensioni e quelli che sono gli strumenti sociali di solidarietà: Cassa Integrazione, Mobilità,  pensioni sociali, sussidi alla disoccupazione ed altri sostegni al reddito. Strumenti che dovrebbero gravare sulla fiscalità generale, ovvero sulle tasse di tutti i cittadini e delle aziende, sui furbetti milionari dei guadagni in borsa e forse un giorno sugli odierni evasori. Invece gravano sui conti dell’INPS mandandoli in rosso. A completamento di tutto ciò é giusto ricordare che l’uso della Cassa Integrazione e Mobilità é stato spesso discutibile. Le grandi aziende hanno fatto sovente ricorso a questi sistemi per le ristrutturazioni e per lo “svecchiamento” del proprio organico, operazioni perpetrate a carico del sistema pensionistico e sulla pelle dei lavoratori.

 

La realtà é che dopo i 50 anni le aziende non vedono l’ora di lasciarci a casa, altro che raggiungere l’età della pensione!

 

Prima di leggere il testo dell’accordo ci eravamo anche illusi che una parte dei nostri sacrifici servissero a favorire i lavoratori addetti a lavori usuranti, una forma di solidarietà trasversale che riguarderebbe 1.400.000 persone. Anche in questo caso il Governo ha inserito una clausola per una copertura massima per 5000 lavoratori all’anno, gli altri che raggiungono i prerequisiti?

 

E’ UNA BEFFA CLAMOROSA NEI CONFRONTI DI TUTTI NOI!

 

Ci eravamo illusi che accanto a numeri “scolpiti nella pietra” che sono gli anni di lavoro e di contributi da versare si scrivesse qualcosa di altrettanto sicuro sui coefficienti per determinare l’importo della pensione, mentre sono totalmente da discutere con una formula che lascia ad ogni interpretazione (potrebbero portare indicativamente ...  ad un livello non inferirore al 60%), facendo salvo l’equilibrio finanziario dell’attuale sistema pensionistico;  Questo livello pensionistico al 60% della retribuzione NON é per nulla certo, come invece ci volevano far credere molte testate giornalistiche.

 

Ed invece non ci facciamo illusioni sui vantaggi economici che si riusciranno ad ottenere dalla ristrutturazione e riorganizzazioni degli enti previdenziali, conoscendo operazioni già fallite in altri ambiti dell’amministrazione statale, quindi, ci rassegniamo già da ora ad un innalzamento ulteriore dei nostri contributi a partire dal 2011, come scritto nell’accordo se “Tale incremento non verrà attivato solo nel caso in cui il processo di razionalizzazione degli enti previdenziali ed assicurativi assicuri con certezza il conseguimento di risparmi medi annui in grado.....

 

Per equità bisogna dire che parti positive esistono anche in questo accordo: nel miglioramento del welfare in generale, un piccolo aumento per le pensioni minime, aumento dell’indennità di disoccupazione e alcune altre misure messe in campo da questo Governo. Consideriamo doveroso e positivo pensare allo stato sociale, questo é stato possibile grazie a quello che in italiano scorretto definiamo “tesoretto”. Ricordiamo però che

 

il cosiddetto “tesoretto” viene proprio dalle nostre tasche, da quelle dei lavoratori dipendenti che per la massima parte contribuiscono al gettito dello Stato, grazie anche all’ultima finanziaria che ci ha visti penalizzati.

 

Non illudiamoci: l’extra gettito non é certo aumentato in questi mesi attraverso le molte attività economiche che si ostinano a dichiarare meno dei loro dipendenti, nè dagli speculatori borsistici, (dove é andata a finire la maggiorazione delle tasse sulle plusvalenze?) tantomeno dalle aziende che godranno invece degli sgravi del “cuneo fiscale”, anzi é intenzione del Governo che una parte del “tesoretto” vada ad “addolcire” gli “studi di settore” e defiscalizzare altri oneri per le aziende: oltre il danno la beffa!

 

In calce a tutto ciò ma non meno importante e scandaloso, vorremmo denunciare l’ennesima delusione rispetto al programma del Governo inserita sul documento:

 

NON SI ARGINA MINIMAMENTE IL LAVORO PRECARIO!

 

dopo 36 mesi di reiterazione di contratto a tempo determinato, basta una firma del lavoratore e di un qualsiasi Rappresentante Sindacale per allungare questa “agonia lavorativa”.

Caro Epifani, ci chiediamo in coscienza quale Sindacalista  si prenderà, sotto le ovvie pressioni aziendali, la responsabilità morale di non firmare la reiterazione del contratto, quale lavoratore si possa ribellare a questo sistema capestro con la prospettiva, non firmando, della disoccupazione!

 

Non vorremmo nemmeno parlarne, ma apprendiamo che non sarà abolito il vergognoso sistema dello Staff Leasing, una forma di caporalato istituzionalizzato che non avrebbe dovuto nemmeno avere la luce, come tante altre storture della Legge 30.

 

Forse caro Epifani ci eravamo illusi che con un Governo di centrosinistra si potesse dialogare, questo grottescamente é l’unico aspetto che é andato oltre le nostre aspettative nel bene e nel male, ma soprattutto concludere degli accordi e condividere delle finanziarie veramente eque, senza dover “inghiottire” accordi e leggi “senza anima e cuore” e con “luci ed ombre” che tradotti nella realtà di tutti i giorni si sono rivelati “senza risultati e giustizia” per noi lavoratori e cittadini.

 

Non si può continuare a sottoscrivere accordi di questo genere sotto il quotidiano ricatto della caduta del Governo!

 

E’ necessaria una visione sindacale aldilà delle emergenze di maggioranze e minoranze politiche che non devono rappresentare in nessun modo un sistema di pressione sul Sindacato. Proprio quando il proprio interlocutore, come in questo caso é  il Governo, si presenta confuso e disorientato é prioritario presentarsi con idee e proposte, con piattaforme condivise dai lavoratori, senza subire passivamente uno stillicidio di dichiarazioni e proposte che cambiano di ora in ora.

 

Il Sindacato e la CGIL in prima istanza, per la funzione di Sindacato più rappresentativo con i suoi 5 milioni di iscritti, ha la responsabilità sociale e deve avere il coraggio di opporre dei chiari NO ed in questi casi mobilitare i lavoratori ed i pensionati.

 

Questo anche contro un Governo che é stato votato dalla maggior parte dei propri rappresentati, se questo delude e non riesce a fare una politica coerente di crescita economica coniugata con la diminuzione delle ingiustizie sociali ed il miglioramento delle condizioni, tanto penalizzate in questi anni, di chi lavora e di chi é in pensione.

 

E’ questo che chiedono i lavoratori italiani ed i nostri iscritti: che il Sindacato segua delle linee chiare e determinate, un Sindacato che si muova con il consenso dei lavoratori che lo sostengono, fortemente impegnato a determinare le scelte sul mercato del lavoro e su quelle sociali, incalzando con la propria azione le aziende e i Governi di ogni colore.

 

E’ per questo che voteremo NO al Referendum e chiederemo ai nostri compagni di lavoro di fare altrettanto.

 

Riteniamo che tutta questa vicenda dovrebbe essere di monito per gli accordi e le finanziarie future con questo e con tutti i Governi a venire.

 

RSU SIEMENS – Genova