La Fiom sfida tutti: «Governo, così vai contro i lavoratori»

Fabio Sebastiani


Contro l'accordo del 23 luglio arriva il secco no dei metalmeccanici. Ieri, il Comitato centrale della Fiom ha approvato a stragrande maggioranza (125 su 159 votanti) il documento proposto dal segretario generale Gianni Rinaldini, che nel suo intervento di apertura aveva espresso un netto rifiuto. Insomma, alle parole seguono i fatti. E sono fatti che pesano come un macigno, sia sul sindacato, che a questo punto dovrà far fronte ad un dissenso esplicito che viene proprio dalla categoria maggiormente rappresentativa del mondo del lavoro, sia sul presidente del Consiglio, che pensava di cavarsela con molte meno complicazioni.
Il rifiuto delle tute blu ha avuto l'effetto di riaprire brutalmente la stagione politica dopo le ferie estive. Paradossalmente, però, le reazioni a catena che si sono registrate, dal presidente del Consiglio ai segretari di quasi tutti i partiti, sia della maggioranza che dell'opposizione, hanno tutto il segno della sottostima del problema. Il premier Romano Prodi fa addirittura spallucce. «L'accordo è stato firmato da tutti - commenta a caldo - la Fiom si discosta: penso ci sia il diritto di esprimere una posizione di minoranza, d'altra parte questo era abbastanza prevedibile e scontato».
Nella stessa chiave di lettura, Piero Fassino. «Che ci fosse da parte del gruppo dirigente della Fiom una contrarietà a questo accordo era noto. Quindi, non è una novità», dice il segretario dei Ds. In realtà la novità c'è, eccome. E' la prima volta che la Fiom si mette di traverso rispetto a una decisione presa a livello confederale. Il palma res della diminutio va al ministro del Programma Giulio Santagata. «Noi abbiamo firmato con la Cgil. Mi sembra», ha commentato rabbioso. Dal ministro Pier Luigi Bersani, invece, la posizione di maggiore chiusura. La prospettiva è quella di inserire il protocollo sul welfare direttamente nella legge finanziaria.
Per il leader del Prc, Franco Giordano, il Comitato centrale della Fiom pone fondate e condivisibili critiche a parti significative del protocollo di intesa del 23 luglio 2007». «Si tratta di critiche - prosegue Giordano - che sono state sollevate in questi mesi anche da Rifondazione comunista, sia sul terreno della previdenza che sul terreno del mercato del lavoro e della lotta alla precarietà. Per queste ragioni ci sentiamo impegnati a sostenere queste istanze in Parlamento e nel paese, così da verificare concretamente i positivi intendimenti di collegialità della maggioranza e del governo dell'Unione». Il segretario generale ldella Cgil, Guglielmo Epifani, che già aveva bollato come un «errore» il giudizio negativo di Rinaldini, ieri è stato costretto a tornare sull'argomento sottolineando che la scelta della Fiom non assume una «logica confederale». Toni più distesi da parte della Sinistra democratica. Per la parlamentare Titti Di Salvo, «Sd rispetta l'autonomia del sindacato; il referendum darà il giudizio definitivo. Sd ha detto a suo tempo, e riconferma, i suoi sì e i suoi no sull'accordo del 23 luglio». «I sì prevalgono nella parte che riguarda la previdenza - aggiunge - i no, sul lavoro, diventeranno azione parlamentare per migliorare l'accordo».
Ovviamente, un passaggio cruciale sarà lo svolgimento del referendum, a cui tutti più o meno si richiamano nei loro commenti. Dal ministro Cesare Damiano, alla ministra per gli Affari sociali Linda Lanzillotta, al capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli. Insomma, si riscoprono tutti sinceri democratici. E questo è un bene per tutto il paese. Ora però bisognerà capire quale sarà il dispositivo - a deciderlo saranno oggi gli esecutivi unitari di Cgil, Cisl e Uil a Roma - attraverso il quale verrà convocata la "consultazione". Non solo la differenza tra consultazione e referndum è molto significativa, ma anche lo stesso referendum dovrà prevedere la partecipazione di tutti i diretti interessati, compresi quei quattro milioni di lavoratori precari ed atipici che, guarda caso, nessuno sa ancora bene come far votare. Il nodo resta tutto politico. E quindi la manifestazione del 20 ottobre a Roma assume un rilievo particolare. La Fiom, comunque, non sembra essere così isolata come lasciano intendere alcuni sindacalisti e molti politici.
Ieri, anche la Uilm piemontese ha dichiarato che voterà contro l'accordo sul welfare al Comitato Centrale della Uil nazionale, se non avrà «la certezza che si modificheranno due punti per noi critici, facendo chiarezza sui 40 anni di contributi e sui lavori usuranti».

Per il segretario generale, Maurizio Peverati, «nell'accordo ci sono questioni positive, come l'aumento delle pensioni minime, ma rimangono molte ombre e pretendiamo dei chiarimenti».
A ben vedere quello della Fiom è un "no" preciso e motivato, punto per punto, su tutto il protocollo firmato da Prodi e dai tre segretari di Cgil, Cisl e Uil a luglio. Viene salvato solo l'aumento delle pensioni minime e la totalizzazione dei contributi previdenziali.
Il superamento dello scalone, «avviene con la condivisione del vincolo finanziario escludendo in questo modo, gli aumenti contributivi sui lavoratori dipendenti decisi nell'ultima finanziaria, che vengono impropriamente utilizzati per ridurre il debito pubblico», si legge nel documento. Il sistema delle quote per usufruire della pensione di anzianità viene definito un «imcomprensibile meccanismo». «che ha la sola funzione di sommare l'aumento dell'età anagrafica con l'elevamento dell'età contributiva da 35 a 36 anni, fino a prevedere una "clausola di salvaguardia" di un eventuale ulteriore aumento contributivo dello 0,09% dal 2011 come elemento di garanzia sui conti generali». Sotto accusa anche quei passaggi «potenzialmente positivi» che invece con il vincolo finanziario vengono trasformati in «totalmente negativi», come il ripristino delle 4 finestre con 40 anni di contributi. «Quantificato in un costo di 4 miliardi di euro, viene totalmente finanziato attraverso l'introduzione delle finestre sulle pensioni di vecchiaia, per garantire una operazione a costo zero». Critiche anche sui lavori usuranti, che in realtà interessano in pieno proprio il mondo del lavoro metalmeccanico, in quanto «definiti sulla base di criteri che hanno un vincolo finanziario di un massimo di 5.000 lavoratori all'anno». Sulla revisione dei coefficienti di trasformazione del sistema contributivo, serve «da parte del movimento sindacale la costruzione di una proposta precisa che garantisca una copertura pubblica del 60% con 35 anni di contributi».
Ma la parte più dura del documento è sul mercato del lavoro e la competitività dove, secondo la Fiom, ci sono «scelte sbagliate, giocate esplicitamente contro la Cgil come scelta politica, tanto più evidente, perchè riguarda misure che non hanno particolari costi finanziari».
Su i contratti a termine e sullo staff leasing «siamo alla conferma della legge del governo precedente sempre osteggiata dalla Cgil». «Ciò che viene confermato e per certi aspetti peggiorato - prosegue il documento - non è soltanto la possibilità di proroga oltre i 36 mesi, ma l'assenza di causali specifiche per attivare rapporti di lavoro a tempo determinato. In questo modo il Lavoro Interinale ed il Contratto a Termine mantengono la stessa causale "esigenze tecnico, produttive, organizzative o sostitutive" che sono cumulabili nel tempo».
La contrattazione l'eliminazione della sovracontribuzione per il lavoro straordinario, invece, «costituisce un preoccupante incentivo all'aumento dell'orario di lavoro», mentre la detassazione del salario aziendale totalmente variabile «indebolisce la contrattazione collettiva e, in particolare, il contratto nazionale».
Il Comitato Centrale della Fiom valuta comunque positivamente la decisione di Cgil, Cisl, Uil di promuovere la consultazione certificata delle lavoratrici, dei lavoratori e dei pensionati «ed applicherà rigorosamente le modalità che saranno definite dagli esecutivi Cgil, Cisl, Uil», convocati per oggi a Roma.
Il capogruppo dei senatori del Prc, Giovanni Russo Splena, sottolinea che a questo punto l'accordo del 23 luglio sul welfare «deve poter essere emendato». «È una questione sindacale - dice - ma evidentemente le critiche mosse al "pacchetto Damiano", in particolare sulla detassazione degli straordinari, lo staff leasing e soprattutto i contratti a termine, sono critiche che trovano conferma». Il "no" della Fiom spinge «in occasione della mobilitazione del 20 ottobre a batterci per l'emendabilità di quell'accordo».
La posizione della Fiom contro l'accordo del 23 luglio viene valutata, infine, come «un'ottima notizia», dai parlamentari Salvatore Cannavò e Franco Turigliatto, «e costituisce - affermano - una resistenza necessaria a un accordo scellerato che peggiora le condizioni di lavoratori giovani e anziani». In caso di fiducia in Parlamento, i due annunciano il voto negativo di Sinistra Critica. Marco Ferrando del Pcl parla invece di «fatto di grande rilevanza».