I metalmeccanici non approvano
Il comitato centrale della Fiom volta all'80% contro il protocollo del governo. Le critiche di Epifani
«Per i contratti a termine e sullo staff leasing siamo alla conferma della legge del governo precedente sempre osteggiata dalla Cgil». Giudizi negativi anche sulla parte pensionistica
Loris Campetti

 
Un evento previsto, non per questo meno dirompente. Per la prima volta nella storia della Cgil una categoria, per di più importante come la Fiom che è il maggior sindacato industriale italiano, esprime un voto negativo su un accordo siglato da Cgil, Cisl e Uil. Non è la prima volta che i meccanici assumono posizioni diverse dalla propria confederazione. Come dimenticare la manifestazione contro la precarietà del 4 novembre 2006, in cui sventolavano le bandiere della Fiom e non quelle della Cgil? Oppure, andando indietro nel tempo, quando il segretario dei metalmeccanici era Claudio Sabattini, al G8 di Genova 2001, un giorno dopo l'uccisione di Carlo Giuliani: la Fiom c'era. D'altro canto, lo stesso statuto della Cgil garantisce il diritto d'espressione del dissenso e questo fa dire a Gianni Rinaldini che «sarebbe paradossale interpretare una diversa valutazione di un accordo come una rottura della Cgil. Non sottovaluto il significato politico e sindacale del nostro voto, ma restiamo con i piedi per terra. Nel documento finale votato dalla stragrande maggioranza dei membri del comitato centrale è scritto che applicheremo rigorosamente le modalità definite dagli esecutivi Cgil, Cisl e Uil convocati per domani (oggi per chi legge, ndr). Chi va a fare le assemblee con i lavoratori, a partire dal sottoscritto, ha il dovere di rappresentare il protocollo e la posizione di Cgil, Cisl e Uil», ci dice il segretario generale della Fiom.
Due giorni di dibattito, un'attenzione altissima, decine di interventi e infine le conclusioni di Rinaldini e il voto su due documenti contrapposti: il primo della maggioranza Fiom in cui «non si approva l'intesa» ha raccolto 125 voti favorevoli, il secondo presentato da Fausto Durante e sostenuto dalla minoranza della Fiom che condivide le valutazioni della maggioranza della Cgil ne ha raccolti 31. 3 gli astenuti. I rapporti di forza congressuali sono confermati fino all'ultimo voto, nonostante l'appello del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani che lunedì aveva preso la parola per sostenere nel merito e nel contesto politico («le condizioni date») la validità dell'accordo e chiamare i meccanici alla loro responsabilità. In piene facoltà il gruppo dirigente Fiom ha respinto il protocollo, sia sul versante pensionistico (pur valutando positivamente l'incremento delle pensioni basse) che su quello del mercato del lavoro. La critica riguarda l'assunzione dei vincoli di spesa quasi fossero un dato oggettivo, fatto che neutralizza persino gli aspetti positivi dell'accordo (solo 5 mila lavoratori «usurati» potranno uscire annualmente con le vecchie regole, 35 anni di contributi e 57 anni di età). Poco si salva sotto il titolo welfare-mercato del lavoro: «Per i contratti a termine e sullo staff leasing siamo alla conferma della legge del governo precedente sempre osteggiata dalla Cgil». La riduzione del peso fiscale sugli straordinari «è un preoccupante incentivo all'aumento dell'orario di lavoro, mentre la detassazione del salario aziendale totalmente variabile indebolisce la contrattazione collettiva e, in particolare, il contratto nazionale».
Giorgio Cremaschi, nel chiedere «tantissimi no in tutti i luoghi di lavoro», ha sostenuto che la Cgil con il governo Prodi ha firmato quello contro cui si era battuta durante il governo Berlusconi, e cioè il Patto per l'Italia. Il leader della Rete 28 aprile condivide dunque la scelta del comitato centrale, rivendicando «la difesa dei valori in cui si crede e per cui la Fiom si è sempre battuta». Di parere opposto Durante, il cui documento a favore del protocollo non va oltre il 21%: «Il voto conferma una mia preoccupazione sulla china presa dalla Fiom, dopo l'adesione sbagliata alla manifestazione del 4 novembre sulla precarietà e le tesi alternative al congresso confederale. Una china che può avere conseguenze nel rapporto con la Cgil, insomma rischiamo di diventare un'organizzazione che sempre meno si riconosce nella Cgil». Nel comitato centrale non si è discusso della manifestazione del 20 ottobre, «ma siccome moltissimi dirigenti della Fiom vi hanno aderito io voglio dire che la ritengo sbagliata», ci dice ancora Durante.
Oggi si terrà la riunione degli esecutivi di Cgil, Cisl e Uil per definire le regole che governeranno la consultazione dei lavoratori dipendenti, precari e pensionati. Non dovrebbero emergere novità rispetto a quanto si è già appreso dopo l'incontro tra i segretari generali delle confederazioni: voto segreto e certificato, al termine di una massiccia tornata di assemblee in tutti (si spera) i posti di lavoro. A ogni assemblea un unico relatore per portare la posizione, favorevole al protocollo, di Cgil, Cisl e Uil. L'accordo, ha specificato ieri Epifani, «per la sua ampiezza e complessità, va valutata assumendo una logica di confederalità che non ritrovo nella scelta del comitato centrale Fiom».
La politica ha appreso con atteggiamenti opposti il voto della Fiom. Il presidente Prodi ribadisce l'importanza della firma di Cgil, Cisl e Uil e ritiene legittima quanto scontata una posizione di minoranza. Idem il ministro Cesare Damiano, per il quale quel che conta è la firma delle confederazioni e il voto di milioni di lavoratori e pensionati. Piero Fassino non è toccato dal voto negativo della Fiom e svela una vera passione per la base, i lavoratori, che naturalmente voteranno come confederazioni, buon senso, politica e Pd comandano. Applausi al voto della Fiom arrivano invece da due sponde opposte: Prc e Pdci da un lato, destre dall'altro che colgono l'occasione per attaccare le divisioni e dunque la debolezza del governo.