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"Aver deciso
unitariamente di sottoporre al giudizio di lavoratori e
pensionati l’accordo sul welfare siglato alla fine di luglio
rappresenta in sé una scelta significativa di tutto il
sindacato”. Con Guglielmo Epifani approfondiamo, alla
vigilia degli esecutivi unitari del 12 settembre, i temi
della consultazione sull’accordo di luglio e le ricadute
sull’attualità. “Com’è noto – ricorda il segretario generale
della Cgil –, c’erano e ci sono opinioni e sensibilità
culturali diverse tra le tre confederazioni. Aver tenuto
fede all’impegno che assumemmo quando definimmo la
piattaforma su cui poi abbiamo condotto il negoziato con il
governo, mi pare sia stata una prova di grande serietà, di
grande coerenza e naturalmente anche di grande unità. Ancora
una volta abbiamo dato seguito alla scelta fatta di
inseguire tenacemente un rapporto unitario con le altre
organizzazioni sindacali. “Per la Cgil, poi, questa
consultazione ha un valore doppio. Perché per noi la
democrazia, la partecipazione e la decisione di lavoratori e
pensionati, sulle scelte che li riguardano, è il cuore del
nostro comportamento e del nostro pensiero”.
Rassegna Che partecipazione ti aspetti. Come per
la consultazione del ’95?
Epifani Innanzitutto bisogna fare presto e bene.
Presto perché i tempi sono un po’ segnati: c’è stata la
lunga pausa estiva e oggi incombono altri problemi, penso
soprattutto alla Finanziaria, ai rinnovi contrattuali, a
partire da quello dei metalmeccanici per arrivare a quelli
non ancora chiusi del settore pubblico. E bisogna fare bene.
Dobbiamo essere all’altezza della sfida: tre settimane di
assemblee nei luoghi di lavoro e nei territori, per le leghe
dei pensionati e per le piccole e medie imprese, e poi tre
giorni di voto: l’8, il 9 e il 10 ottobre. Io credo che
dovremmo essere in grado di arrivare almeno – io dico anche
di superarla – alla partecipazione di 12 anni fa, che portò
al voto quattro milioni di pensionati e di lavoratori. Non
mi sfugge che il clima, rispetto ad allora, è diverso: che
c’è più malessere, che non sono più presenti le forze
politiche nei luoghi di lavoro. Detto questo, però, io credo
ci sia la capacità da parte delle tre organizzazioni,
l’attenzione, la sensibilità e la determinazione da parte
del mondo del lavoro e degli anziani per valorizzare questa
scelta. Aggiungo che la decisione di far votare lavoratori
atipici e precari, di rendere possibile, dove ci sono le
condizioni, anche il voto dei giovani rappresenti
un’ulteriore novità e arricchisca questo voto democratico.
Rassegna Non è un referendum ma è comunque un voto
certificato…
Epifani Lavoratori e pensionati, attraverso il voto
segreto e comunque rigorosamente certificato, esprimeranno
la loro opinione decisiva sull’accordo.
Rassegna Il sì della Cgil è un sì convinto?
Epifani Nel momento in cui abbiamo sottoscritto
l’accordo, sia pure con una riserva su tre punti specifici
di una parte di esso, non c’è dubbio che il nostro è un sì.
Un sì convinto perché la somma delle acquisizioni contenute
nel protocollo è di gran lunga superiore a quei tre motivi
di riserva. Basta pensare alle materie oggetto dell’intesa.
È la prima volta, ad esempio, che confederazioni e sindacati
dei pensionati contrattano un aumento delle pensioni, a
partire da quelle che hanno storie contributive alle spalle
e sono più basse. Fin dai tempi della Dini avevamo chiesto
di indicizzare meglio l’andamento delle pensioni al costo
della vita e il fatto di aver innalzato al 100 per cento la
rivalutazione per le pensioni fino a 5 volte il minimo
rappresenta una scelta che va in quella direzione. Così la
richiesta di avere un tavolo permanente per studiare la
correlazione tra la dinamica del Pil e quella delle pensioni
è un terzo elemento della piattaforma dei pensionati che è
stato accolto integralmente.
Rassegna Risultati dunque notevoli per i
pensionati, che però non sono i soli a beneficiare
dell’intesa di luglio…
Epifani Certo. C’è tutta la parte sull’aumento delle
indennità di disoccupazione, che parla circa a due milioni
di lavoratori, spesso quelli che non si vedono e non fanno
notizia. E la pensionabilità piena di questa indennità, il
che per alcune categorie, penso agli stagionali, può voler
dire recuperare tre o quattro anni di pensione piena. Penso
a tutta la parte che riguarda i giovani – il sindacato viene
attaccato, quasi sempre a torto, per non avere una politica
verso le nuove generazioni –: mi riferisco alla
totalizzazione dei contributi, per quanto riguarda i
lavoratori discontinui e precari. Penso al riscatto
facilitato del periodo di laurea, che è anche un messaggio
positivo rivolto all’impegno, allo studio, al valore della
formazione. Senza parlare poi del fatto che su un tema
delicato, la trasformazione dei coefficienti del sistema
contributivo, l’indicazione di non portare sotto il 60 per
cento la pensione futura dei giovani di oggi rappresenta
un’indicazione programmatica di assoluto valore. Non era
assolutamente scontata. Aver inserito un elemento di
solidarietà del tutto nuovo, in questo caso
intergenerazionale, è un elemento assolutamente importante.
Come non sottovaluterei la decisione di aprire una
riflessione sulle pensioni dei migranti, anch’essa contenuta
dall’accordo; o il superamento della legge che penalizza i
portatori di handicap nei canali di assunzione, fatta dal
governo Berlusconi, superamento che avevamo chiesto invano
fino a oggi e che rappresenta un elemento centrale nella
logica della difesa dei diritti.
Rassegna Insomma, anche se per molto tempo s’è
parlato solo di scalone, la carne al fuoco era tanta…
Epifani Questo fa parte delle semplificazioni
mediatiche a cui siamo sottoposti. Abbiamo difeso con
successo il pensionamento di vecchiaia delle donne a
sessant’anni, che era stato messo fortemente in discussione
e sul quale bisognerà vigilare in Parlamento. Abbiamo
garantito il pensionamento d’anzianità dopo quarant’anni di
lavoro, senza tutte le penalizzazioni di tempo introdotte da
Maroni, che in alcuni casi lasciavano la gente al lavoro per
un anno, quindici mesi, senza aumentare la quota di
pensione. Abbiamo introdotto per la prima volta una
differenziazione nel pensionamento tra chi fa lavori più o
meno faticosi. Resta ancora qualcosa da definire meglio,
sulla quale dobbiamo lavorare e vigilare; ma, dal punto di
vista del principio, il fatto di aver mantenuto i 57 anni e,
dopo qualche anno, i 58, per chi sta alle catene, per chi
lavora di notte mi sembra un punto di qualità. Sullo scalone
abbiamo cercato di fare il meglio possibile. Il problema è
che qualunque cosa sposti, rispetto alla legge del
centrodestra, devi mettere in campo risorse che non ci sono.
Rassegna E poi c’è il capitolo mercato del lavoro,
quello meno positivo...
Epifani Sicuramente è stato il più controverso.
Accanto a cose positive – il diritto di precedenza,
l’abolizione del job on call, un istituto particolarmente
odioso anche a livello simbolico – avremmo voluto (e io
spero che siamo ancora in condizione di avere) una risposta
più netta su alcuni punti: va bene limitare a tre anni il
tempo determinato, ma le clausole scritte all’ultimo momento
nell’accordo non sono coerenti con questo obiettivo; il
ministro del Lavoro ha detto che nella traduzione in legge
le scriverà meglio, mi aspetto che sia coerente con quello
che ha detto. Manca tutto il pezzo della previdenza
agricola, definita, pattuita e poi scomparsa. Anche su
questo il presidente del Consiglio e il ministro del Lavoro
hanno preso l’impegno di intervenire. Bisognerà chiarire la
questione dello staff leasing, perché in apertura di
confronto il governo aveva detto che sarebbe stato superato;
la commissione lavora in questa logica? Resta invece aperta
la questione delle causali del tempo determinato. Poi c’è il
secondo livello di contrattazione: recuperiamo la
decontribuzione oggi esistente negli accordi aziendali, si
detassa una quota del salario variabile. Detto questo, il
giudizio non può che essere positivo. Perché su quasi ogni
punto c’è un avanzamento. La vera questione è se
l’avanzamento sia pienamente soddisfacente o se lo sia fino
a un certo punto. Ma votare contro l’accordo non ha senso.
Se i lavoratori e i pensionati votassero a maggioranza
contro l’accordo, voterebbero contro se stessi. Per quanti
malesseri possano esserci, per quanti problemi questo
governo abbia anche nel rapporto con la nostra gente, votare
contro questo accordo aprirebbe un paradosso davvero
incredibile. Vorrebbe dire votar contro un’intesa che
migliora la condizione generale.
Rassegna Questo sì deciso dal direttivo impegna
tutta la Cgil?
Epifani Certo, questo sì impegna tutta la Cgil, quale
che sia l’opinione che si abbia. Questo sarà l’orientamento
unitario che sarà sottoposto al voto dei lavoratori e dei
pensionati. Tutti sono chiamati a coerenza, a non deformare,
non fare demagogia, non aggirare le regole. Lasciamo adesso
la parola ai lavoratori e ai pensionati. |