Protocollo di luglio / Intervista a Guglielmo Epifani

Il giudizio non può che essere positivo

 

di Enrico Galantini

 

"Aver deciso unitariamente di sottoporre al giudizio di lavoratori e pensionati l’accordo sul welfare siglato alla fine di luglio rappresenta in sé una scelta significativa di tutto il sindacato”. Con Guglielmo Epifani approfondiamo, alla vigilia degli esecutivi unitari del 12 settembre, i temi della consultazione sull’accordo di luglio e le ricadute sull’attualità. “Com’è noto – ricorda il segretario generale della Cgil –, c’erano e ci sono opinioni e sensibilità culturali diverse tra le tre confederazioni. Aver tenuto fede all’impegno che assumemmo quando definimmo la piattaforma su cui poi abbiamo condotto il negoziato con il governo, mi pare sia stata una prova di grande serietà, di grande coerenza e naturalmente anche di grande unità. Ancora una volta abbiamo dato seguito alla scelta fatta di inseguire tenacemente un rapporto unitario con le altre organizzazioni sindacali. “Per la Cgil, poi, questa consultazione ha un valore doppio. Perché per noi la democrazia, la partecipazione e la decisione di lavoratori e pensionati, sulle scelte che li riguardano, è il cuore del nostro comportamento e del nostro pensiero”.

Rassegna Che partecipazione ti aspetti. Come per la consultazione del ’95?

Epifani Innanzitutto bisogna fare presto e bene. Presto perché i tempi sono un po’ segnati: c’è stata la lunga pausa estiva e oggi incombono altri problemi, penso soprattutto alla Finanziaria, ai rinnovi contrattuali, a partire da quello dei metalmeccanici per arrivare a quelli non ancora chiusi del settore pubblico. E bisogna fare bene. Dobbiamo essere all’altezza della sfida: tre settimane di assemblee nei luoghi di lavoro e nei territori, per le leghe dei pensionati e per le piccole e medie imprese, e poi tre giorni di voto: l’8, il 9 e il 10 ottobre. Io credo che dovremmo essere in grado di arrivare almeno – io dico anche di superarla – alla partecipazione di 12 anni fa, che portò al voto quattro milioni di pensionati e di lavoratori. Non mi sfugge che il clima, rispetto ad allora, è diverso: che c’è più malessere, che non sono più presenti le forze politiche nei luoghi di lavoro. Detto questo, però, io credo ci sia la capacità da parte delle tre organizzazioni, l’attenzione, la sensibilità e la determinazione da parte del mondo del lavoro e degli anziani per valorizzare questa scelta. Aggiungo che la decisione di far votare lavoratori atipici e precari, di rendere possibile, dove ci sono le condizioni, anche il voto dei giovani rappresenti un’ulteriore novità e arricchisca questo voto democratico.

Rassegna Non è un referendum ma è comunque un voto certificato…

Epifani Lavoratori e pensionati, attraverso il voto segreto e comunque rigorosamente certificato, esprimeranno la loro opinione decisiva sull’accordo.

Rassegna Il sì della Cgil è un sì convinto?

Epifani Nel momento in cui abbiamo sottoscritto l’accordo, sia pure con una riserva su tre punti specifici di una parte di esso, non c’è dubbio che il nostro è un sì. Un sì convinto perché la somma delle acquisizioni contenute nel protocollo è di gran lunga superiore a quei tre motivi di riserva. Basta pensare alle materie oggetto dell’intesa. È la prima volta, ad esempio, che confederazioni e sindacati dei pensionati contrattano un aumento delle pensioni, a partire da quelle che hanno storie contributive alle spalle e sono più basse. Fin dai tempi della Dini avevamo chiesto di indicizzare meglio l’andamento delle pensioni al costo della vita e il fatto di aver innalzato al 100 per cento la rivalutazione per le pensioni fino a 5 volte il minimo rappresenta una scelta che va in quella direzione. Così la richiesta di avere un tavolo permanente per studiare la correlazione tra la dinamica del Pil e quella delle pensioni è un terzo elemento della piattaforma dei pensionati che è stato accolto integralmente.

Rassegna Risultati dunque notevoli per i pensionati, che però non sono i soli a beneficiare dell’intesa di luglio…

Epifani Certo. C’è tutta la parte sull’aumento delle indennità di disoccupazione, che parla circa a due milioni di lavoratori, spesso quelli che non si vedono e non fanno notizia. E la pensionabilità piena di questa indennità, il che per alcune categorie, penso agli stagionali, può voler dire recuperare tre o quattro anni di pensione piena. Penso a tutta la parte che riguarda i giovani – il sindacato viene attaccato, quasi sempre a torto, per non avere una politica verso le nuove generazioni –: mi riferisco alla totalizzazione dei contributi, per quanto riguarda i lavoratori discontinui e precari. Penso al riscatto facilitato del periodo di laurea, che è anche un messaggio positivo rivolto all’impegno, allo studio, al valore della formazione. Senza parlare poi del fatto che su un tema delicato, la trasformazione dei coefficienti del sistema contributivo, l’indicazione di non portare sotto il 60 per cento la pensione futura dei giovani di oggi rappresenta un’indicazione programmatica di assoluto valore. Non era assolutamente scontata. Aver inserito un elemento di solidarietà del tutto nuovo, in questo caso intergenerazionale, è un elemento assolutamente importante. Come non sottovaluterei la decisione di aprire una riflessione sulle pensioni dei migranti, anch’essa contenuta dall’accordo; o il superamento della legge che penalizza i portatori di handicap nei canali di assunzione, fatta dal governo Berlusconi, superamento che avevamo chiesto invano fino a oggi e che rappresenta un elemento centrale nella logica della difesa dei diritti.

Rassegna Insomma, anche se per molto tempo s’è parlato solo di scalone, la carne al fuoco era tanta…

Epifani Questo fa parte delle semplificazioni mediatiche a cui siamo sottoposti. Abbiamo difeso con successo il pensionamento di vecchiaia delle donne a sessant’anni, che era stato messo fortemente in discussione e sul quale bisognerà vigilare in Parlamento. Abbiamo garantito il pensionamento d’anzianità dopo quarant’anni di lavoro, senza tutte le penalizzazioni di tempo introdotte da Maroni, che in alcuni casi lasciavano la gente al lavoro per un anno, quindici mesi, senza aumentare la quota di pensione. Abbiamo introdotto per la prima volta una differenziazione nel pensionamento tra chi fa lavori più o meno faticosi. Resta ancora qualcosa da definire meglio, sulla quale dobbiamo lavorare e vigilare; ma, dal punto di vista del principio, il fatto di aver mantenuto i 57 anni e, dopo qualche anno, i 58, per chi sta alle catene, per chi lavora di notte mi sembra un punto di qualità. Sullo scalone abbiamo cercato di fare il meglio possibile. Il problema è che qualunque cosa sposti, rispetto alla legge del centrodestra, devi mettere in campo risorse che non ci sono.

Rassegna E poi c’è il capitolo mercato del lavoro, quello meno positivo...

Epifani Sicuramente è stato il più controverso. Accanto a cose positive – il diritto di precedenza, l’abolizione del job on call, un istituto particolarmente odioso anche a livello simbolico – avremmo voluto (e io spero che siamo ancora in condizione di avere) una risposta più netta su alcuni punti: va bene limitare a tre anni il tempo determinato, ma le clausole scritte all’ultimo momento nell’accordo non sono coerenti con questo obiettivo; il ministro del Lavoro ha detto che nella traduzione in legge le scriverà meglio, mi aspetto che sia coerente con quello che ha detto. Manca tutto il pezzo della previdenza agricola, definita, pattuita e poi scomparsa. Anche su questo il presidente del Consiglio e il ministro del Lavoro hanno preso l’impegno di intervenire. Bisognerà chiarire la questione dello staff leasing, perché in apertura di confronto il governo aveva detto che sarebbe stato superato; la commissione lavora in questa logica? Resta invece aperta la questione delle causali del tempo determinato. Poi c’è il secondo livello di contrattazione: recuperiamo la decontribuzione oggi esistente negli accordi aziendali, si detassa una quota del salario variabile. Detto questo, il giudizio non può che essere positivo. Perché su quasi ogni punto c’è un avanzamento. La vera questione è se l’avanzamento sia pienamente soddisfacente o se lo sia fino a un certo punto. Ma votare contro l’accordo non ha senso. Se i lavoratori e i pensionati votassero a maggioranza contro l’accordo, voterebbero contro se stessi. Per quanti malesseri possano esserci, per quanti problemi questo governo abbia anche nel rapporto con la nostra gente, votare contro questo accordo aprirebbe un paradosso davvero incredibile. Vorrebbe dire votar contro un’intesa che migliora la condizione generale.

Rassegna Questo sì deciso dal direttivo impegna tutta la Cgil?

Epifani Certo, questo sì impegna tutta la Cgil, quale che sia l’opinione che si abbia. Questo sarà l’orientamento unitario che sarà sottoposto al voto dei lavoratori e dei pensionati. Tutti sono chiamati a coerenza, a non deformare, non fare demagogia, non aggirare le regole. Lasciamo adesso la parola ai lavoratori e ai pensionati.

 

(www.rassegna.it, 11 settembre 2007)